"Italia preziosa": parola del numero uno della Nasa Charles Bolden

DIMENSIONE SPAZIO

Riflettori puntati sui progetti che vedono in pole position il nostro Paese: "Importante il ruolo dell'Asi"

di Patrizia Licata
«Reaching out for the stars»: il titolo dato alla conferenza tenuta dall’amministratore della Nasa, Charles Bolden, a Roma, è ambizioso ma degno di un personaggio che nella sua carriera di astronauta le stelle le ha viste veramente. E che oggi in Italia tiene a ricordare che studiare lo spazio significa “conoscere e capire meglio la nostra Terra. Per questo continuiamo a programmare sfide sempre più difficili, come l’esplorazione di Giove: l’Italia avrà un ruolo importante partecipando al progetto Juno, che si propone di studiare questo pianeta”.

Bolden, quanto conta oggi per la Nasa la collaborazione internazionale?
Lei sa quanti uomini sono stati finora sulla Luna? Dodici. E sa di quale nazionalità erano? Tutti americani. Questo è il passato dell’esplorazione dello spazio: nel futuro sulla Luna, e, più in là su Marte, forse su altri pianeti, vedremo un cinese, un russo, un europeo, magari un italiano. La partecipazione di tutte le nazioni non solo è frutto di uno sforzo comune verso lo stesso obiettivo, ma vuol dire mettere insieme le risorse: tecnologie, conoscenze, soldi. Questi progetti sono molto costosi, la Nasa da sola non può sostenere tutto. Quanto all’Italia, attraverso l’Asi, i suoi ricercatori, i suoi astronauti e le sue aziende, ha un ruolo importante nelle missioni spaziali e la sua collaborazione con la Nasa è preziosa. E segno di un’amicizia tra i nostri Paesi che tocca tanti settori.

Ha parlato di condivisione delle risorse e degli sforzi finanziari. Quanto pesa oggi sulla Nasa dover fare i conti con budget ristretti?
Le ristrettezze dei budget sono una realtà per tutte le imprese pubbliche e private in tutto il mondo. Ma la Nasa continua a portare avanti una molteplicità di progetti: nuove missioni che riconduranno l’uomo sulla Luna nel 2025 e su Marte per la prima volta nel 2030, la sostituzione degli Shuttle, corsi per attrarre giovani talenti, ricerca, sviluppo di velivoli più efficienti e puliti e anche di un’industria spaziale commerciale, per il trasporto di cose e persone. Il budget che il Congresso ci ha assegnato è sufficiente per seguire tutte queste iniziative, ma il contributo di altre nazioni e del settore privato oggi sono necessari più che mai.

Come entra il privato nei progetti della Nasa? Non temete il rischio di allontanarvi dai puri scopi di ricerca e di essere costretti a piegarvi a necessità commerciali?

Il privato è sempre stato presente: la Nasa non ha mai costruito le sue navette spaziali, ma le ha acquistate dalle aziende. Proseguire in questa direzione è il nostro futuro e siamo già su questa strada, se pensiamo al lanciatore Falcon 9 costruito dalla californiana Space X che l’anno scorso ha effettuato il primo volo. La grande differenza però sarà nel fatto che anziché possedere le navi spaziali, la Nasa sta pensando di prenderle in leasing pagando solo un affitto. Si tratta di un enorme risparmio: operare uno Shuttle di proprietà costa 2 miliardi di dollari l’anno.

I sostituti dello Shuttle non ci sono ancora, però.
Ci stiamo lavorando, insieme ai nostri partner. La Nasa cercherà di ridurre il più possibile il periodo di ‘vuoto’ che si aprirà dopo l’andata in pensione degli Shuttle, con l’ultimo lancio fissato per l’8 luglio.

Anche il fenomeno del turismo spaziale fa parte della nuova era?
Sette turisti hanno visitato finora la Stazione spaziale internazionale e hanno speso 30-40 milioni di euro a viaggio. La scienza non può essere di pochi e si fa con la collaborazione di tutti. Ma non si deve perdere di vista il vero obiettivo: la conoscenza dell’Universo e del nostro sistema solare.

04 Luglio 2011