Allarme cyber guerra fredda. Infrastrutture a rischio

WEB SECURITY

Rischi maggiori per il settore privato in caso di attacchi informatici alle infrastrutture critiche dei Paesi secondo il rapporto di una web security company

Arsenali cibernetici sempre più perfezionati nelle mani di Cina, Stati Uniti, Israele, Francia, Russia, mentre le infrastrutture critiche dei vari Paesi mostrano progressivamente la corda prestando il fianco ad attacchi in grado di danneggiare velocemente reti elettriche, trasporti, telecomunicazioni, finanza, forniture idriche. E’ il quadro a tinte fosche dipinto da uno studio - commissionato da McAfee - che porta la firma di esperti mondiali in relazioni internazionali (fra gli altri, Jamie Saunders consulente dell’Ambasciata britannica a Washington Dc), primo fra tutti l’ex consigliere della Casa Bianca Paul Kurtz.

La corsa all’armamento informatico, dice il rapporto, è passato dalla finzione alla realtà. Siamo già in piena “guerra fredda cibernetica”. Gli attacchi informatici a sfondo politico sono aumentati e cinque nazioni - appunto Usa, Russia, Francia, Israele e Cina - dispongono oggi di armi informatiche.

In particolare secondo il rapporto gli aggressori non solo stanno creando le loro difese informatiche, ma anche il proprio arsenale d’attacco cibernetico, volto a colpire infrastrutture. Nelle nazioni più sviluppate, l’infrastruttura critica è collegata a Internet e non dispone di funzioni di sicurezza appropriate, lasciando tali installazioni vulnerabili ad eventuali attacchi. Data la mancanza di protezione adeguata e solerzia, un attacco rivolto a queste infrastrutture sarebbe dannoso e causerebbe devastazioni maggiori rispetto a qualsiasi attacco precedente.

Il settore privato corre i rischi maggiori. Le infrastrutture critiche sono infatti enti privati in molte nazioni sviluppate, il che le rende un obiettivo immenso per il conflitto informatico. Ma il settore privato, dice il rapporto, si affida eccessivamente al governo per prevenire gli attacchi. Se da “fredda” la cyber guerra diventa “calda”, governi, aziende e privati cittadini potranno essere coinvolti nel fuoco incrociato. Senza un quadro chiaro della strategia di protezione informatica da parte del governo, il settore privato non è in grado di agire proattivamente e adottare le precauzioni necessarie. Gli esperti richiedono un dibattito pubblico sulla guerra informatica, facendola uscire dall’ombra.

01 Dicembre 2009