Google corre ai ripari: formula "premium" per YouTube

LA BATTAGLIA DEL COPYRIGHT

Le cause contro il portale di video online stanno aumentando. Ieri il tribunale di Roma con un'ordinanza ha imposto la rimozione di tutti i video relativi al Grande Fratello 10 dopo la denuncia di Mediaset. Google cerca un accordo con le case produttrici: film e show solo a pagamento

di Patrizia Licata
Presa d’assalto dalle cause intentate da emittenti ed editori sulla trasmissione di contenuti audiovisivi su YouTube, Google ha deciso di correre ai ripari: allo studio una formula “premium” per video più lunghi, come i film e gli show televisivi, da offrire a pagamento, in accordo con le case produttrici. Una formula che dovrebbe anche consentire all’azienda guidata da Eric Schmidt di cominciare a generare profitti.

Ieri Mediaset ha vinto in Tribunale la “battaglia dei video”. Secondo la nona sezione civile del tribunale di Roma, YouTube e Google non vanno considerati semplici service provider, ma veri e propri editori, con il conseguente obbligo di controllare quanto pubblicato dagli utenti per evitare violazioni del diritto d’autore.

Il giudice Tommaso Marvasi con un’ordinanza ha imposto a Youtube di rimuovere tutti i video relativi al “Grande Fratello 10” ora ospitati sui server del sito di proprietà di Google. Una vittoria per il momento parziale considerato che la causa avviata da Mediaset nel 2008 – l’azienda chiede danni per 500 milioni di euro - è ancora in corso. Il gruppo televisivo presieduto da Fedele Confalonieri e guidato da Piersilvio Berlusconi ha sottolineato che l’ordinanza “non censura Internet ma ne allarga i confini. Tutti gli editori, Mediaset in testa, possono ora investire nella propria offerta gratuita sul web a beneficio dei navigatori, certi di un contesto di regole definite. Tutti gli operatori web, a cominciare da Youtube, potranno stringere accordi con Mediaset e gli altri editori in un quadro di legalità e di reciproca soddisfazione”.

Google però si prepara a difendersi, eventualmente ricorrendo in appello. E fa sapere che a disposizione di editori e broadcaster c’è la soluzione content Id che oltre mille broadcaster tra cui Rai e Fox Channels Italy, hanno già scelto di utilizzare. “Mediaset potrebbe semplicemente unirsi a questi altri partner e utilizzare questi strumenti. Oppure, in alternativa, basterebbe che ci segnalasse le url dei video e noi provvederemo alla loro rimozione”.

Oltre al problema cause Google sta cercando di affrontare quello dei profitti di YouTube: l’azienda ha acquistato il sito di video sharing per 1,6 miliardi di dollari nel 2005 e non ha mai generato profitti (anche se il prossimo anno potrebbe raggiungere il break even, secondo alcuni analisti). L’azienda è riuscita a stringere diversi accordi con i broadcaster, ma molti produttori di cinema e tv sono restii a mettere i loro video su Youtube perché il modello sostenuto solo dalla pubblicità non garantisce grandi guadagni. Di qui la possibile apertura ai contenuti a pagamento, anticipata da David Eun, vice-president di Google per la alleanze sui contenuti: “Siamo pronti a scommettere su contenuti di formato più lungo. Non tutti i generi possono essere accessibili col modello finanziato dalla pubblicità”.

Una concessione ai detentori del copyright, ma anche una mossa che mette Youtube in concorrenza diretta con Hulu e con la Internet tv, secondo gli analisti. La formula a pagamento non è però per l’immediato futuro, ha chiarito Eun, e se arriverà, sarà prima testata solo negli Stati Uniti. Insomma, Youtube resta legata al modello free. Sui servizi premium si muoverà con i piedi di piombo. "Se continuiamo a concentrarci sul nostro modello basato sulla pubblicità creeremo importanti possibilità di generare revenue”, ha detto Eun. “Le opportunità maggiori oggi restano legate all’advertising e noi siamo solo all’inizio”.

17 Dicembre 2009