Zito (ex Fastweb): fu Scaglia a decidere su carte false

INCHIESTA SUL RICICLAGGIO

“I vertici sapevano tutto, ero controllato dall’azienda”: l’ex responsabile marketing, licenziato insieme a Crudele dopo la scoperta della maxi truffa, incolpa i vertici dell'azienda

di Patrizia Licata
“La decisione di prendere le carte false è stata voluta da Silvio Scaglia e da Emanuele Angelidis”. Bruno Zito, ex manager di Fastweb, finito in carcere per l’inchiesta su “Phuncards” (al vaglio dei giudici accanto all’analoga operazione “Traffico telefonico”), non usa mezzi termini per gettare la responsabilità della frode sul fondatore e sull'ex Ad. “Posso dire che c’erano operazioni che non erano funzionali rispetto a quella centrale...”. Da grande accusato, Zito, ex responsabile del marketing di Fastweb, licenziato insieme al collega Giuseppe Crudele dopo la scoperta della maxitruffa e del riciclaggio da 2 miliardi di euro, si trasforma in grande accusatore dei vertici della compagnia telefonica, come nota Repubblica.

Interrogato dal gip Aldo Morgigni il 27 febbraio nel carcere di San Vittore, l’ex manager ha parlato di “sistema di pressioni dall’alto” e ha ribadito: “Non potevo dare ordini a Scaglia. Ogni mese venivo controllato dalla società per quello che facevo. Non ho mai compreso che stessi compiendo attività illecite in Fastweb. Se non avessi raggiunto gli obiettivi che la società fissava, rischiavo il posto di lavoro o comunque il trasferimento in un’altra posizione”.

Zito ha anche dato conto dei rapporti con il consulente finanziario Carlo Focarelli, “braccio destro di Gennaro Mokbel, ritenuto la mente dell’organizzazione che aveva riciclato milioni di euro grazie al business delle schede prepagate mai attivate da Fastweb, la complicità di clan calabresi e la copertura politica del senatore Nicola Di Girolamo del Popolo della Libertà”, si legge sul quotidiano romano. Focarelli avrebbe cominciato a fare affari con Fastweb nel 2001 ma Zito lo avrebbe conosciuto solo l’anno successivo: “Nessuno mi ha messo in guardia su che tipo fosse Focarelli. Fino al 2002 non lo conoscevo. L’ho conosciuto perché il mio amministratore delegato mi aveva detto che dovevamo fare questa operazione commerciale con lui, come poi abbiamo fatto. Non avevo realizzato che si potessse trattare di un’operazione fraudolenta. Il business delle Phuncard non l’ho proposto io a Focarelli”.

L’ex manager di Fastweb ha anche dichiarato di fronte al giudice di aver ricevuto appena 4mila euro per l’incarico relativo alle prepagate, ma che Focarelli, con il quale aveva creato una società, aveva versato a Fastweb “2-3 milioni di euro” che gli sarebbero poi stati restituiti “su un conto a Hong Kong. Non sapevo che fossero soldi riciclati”.

Quanto al suo collega Crudele, il Corriere della Sera aggiunge che “sarebbe il manager che ha introdotto Focarelli in Telecom Italia Sparkle”, secondo quanto raccontato da Massimo Comito, altro dirigente Fastweb licenziato in seguito all’inchiesta.

Il 4 marzo è invece comparso di fronte al giudice Paolo Colosimo, ex legale dell’immobiliarista Danilo Coppola, ritenuto il punto di contatto con i clan calabresi. Il legale ha definito Mokbel un “millantatore” in “quota berlusconiana”, riferisce Repubblica, e su Di Girolamo ha detto che “C’era un tam tam: lui era un avvocato di Alleanza Nazionale e andava aiutato. Punto”.

18 Marzo 2010