Cloud e infrastrutture critiche: contratto prematrimoniale?

WORKSHOP

La "nuvola" promette di essere la futura piattaforma di erogazione e protezione dei servizi critici. Ma ci sono ancora nodi da sciogliere sotto il profilo legislativo

Il cloud computing sta entrando sempre di più nella nostra vita come una nuova soluzione per le attività IT. E subito la novità si è prestata anche per gestire la delicata questione delle infrastrutture critiche, quelle il cui funzionamento assicura la normale vita di un Paese. La stessa “nuvola”, però, è per se stessa una infrastruttura critica. Per questo gli esperti si sono dati appuntamento, ospiti di Telecom Italia a Roma, al workshop “Infrastrutture Critiche e Cloud: una convergenza possibile”, organizzato da Emiliano Casalicchio, del Consiglio direttivo di Aiic-Associazione Italiana esperti Infrastrutture Critiche e docente all’Università di Tor Vergata, e da Lucilla Mancini (Business-e SpA), del capitolo Italiano della Csa-Cloud Security Alliance.

In sostanza si può fare un contratto prematrimoniale tra cloud e infrastrutture critiche, soprattutto dal punto di vista tecnologico, ma ci sono ancora nodi da sciogliere sotto il profilo legislativo.

Il workshop ha voluto mettere a confronto le esigenze di soluzioni cloud sia delle infrastrutture critiche che delle realtà non appartenenti all’area. Stefano Fabrizi, di Banca d’Italia, ha illustrato i requisiti di un player istituzionale e critico ponendo in evidenza l’interoperabilità, la scalabilità, la sicurezza e gli aspetti normativi. Una parziale risposta viene da NuvolaItaliana e Ibm. Simone Battiferri, di Telecom Italia, ha raccontato come la soluzione fornisca garanzie end-to-end del livello di servizio. Giuseppe Radicati, di Ibm, è andato oltre ponendo l’accento su due ruoli: il cloud deve essere percepito anche come infrastruttura critica, costituendo la futura piattaforma di erogazione dei servizi; le tecnologie cloud devono essere utilizzate per proteggere le infrastrutture critiche potendo garantire elevatissimi livelli di affidabilità, sicurezza e prestazioni.

Lo stesso Casalicchio, esperto di sistemi distribuiti, ha sottolineato come sia estremamente importante che le risorse hardware, software ed energetiche di una infrastruttura cloud siano gestite in modo “ottimo” per garantire elevati livelli di prestazioni, scalabilità ed affidabilità abbattendo i costi di produzione ed erogazione dei servizi. Il cloud necessita di meccanismi di resource provisioning scalabili e pronti a rispondere in tempo reale alle fluttuazioni del carico.

Giovanni Fusco, di Edipower, ha illustrato un caso di successo e ha posto in evidenza che va mantenuto il controllo sul patrimonio informativo aziendale, indispensabile per la gestione dei processi core e del business dell’infrastruttura critica.

Le risorse liberate utilizzando il cloud vanno concentrate nelle attività di controllo, monitoraggio e ridisegno dei processi. È emersa, quindi, la necessità nel processo di migrazione verso il cloud di gestire opportunamente la progettazione e deployment, come ha sostenuto Francesco Barbieri, di Almaviva. In quest’ottica è importante anche la revisione dei processi di gestione degli incidenti, del recupero dati e sull’aspetto contrattuale relativo alla protezione dei dati.

Altro rilevante aspetto è l’integrazione dei sensori nella nuvola. Enzo Tieghi, di Servitecno e componente il Consiglio direttivo di Aiic, ha spiegato come sensori e servizi cloud possano essere impiegati pure per controllare e gestire il funzionamento dell’infrastruttura idrica.

Lucilla Mancini, Business-e, ha sostenuto che il cloud è sufficientemente maturo per essere utilizzato nell’erogazione di servizi critici e per la protezione dei servizi critici stessi. Vanno però superate alcune barriere: “maggiore e corretta informazione e formazione sul tema; standardizzazione di metodologie di progettazione ma anche di tecnologie; interoperabilità tra piattaforme”. La convergenza tra cloud e infrastrutture critiche non è solo possibile, ma può diventare una realtà nel momento in cui l’industria Ict, gli stakeholder di infrastrutture critiche ed il mondo della ricerca collaborano.

Un aspetto sul cui si è dibattuto nel corso del workshop è stato quello relativo alla tipologia di servizi che possono andare nel cloud: servizi critici o solo quelli di supporto? Sul tema è emersa la necessità di proseguire ulteriormente il dibattito e l’approfondimento attraverso un lavoro congiunto delle due associazioni promotrici.

Oltre all’analisi del rischio e alla conseguente scelta sensata circa il cloud, è pure emerso un altro aspetto non secondario, su cui c’è stato accordo: quanto più un servizio è standardizzato, tanto più potrà essere erogato e acquisito dalla nuvola. E in tal senso l’aspetto procedurale è stato considerato fondamentale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 09 Gennaio 2013

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