EMERGENZA MIGRAZIONE

InfoAid, ideata a Budapest la app per i rifugiati in Europa

Dopo l’emergenza di settembre in Ungheria, un team mette a punto un programma per Android che consente di inviare messaggi push con informazioni utili ai migranti. L’ideatrice Nina Kov: “A Budapest nessuna comunicazione tra autorità e rifugiati”

Pubblicato il 26 Nov 2015

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Nel ranking New Europe 100, la classifica che promuove innovatori e pensatori dell’era digitale in Europa centrale e orientale, quest’anno cercano posizioni di rilievo anche i progetti che rispondono alle sfide sociali del presente.

Un programma di impatto sociale che ha catturato l’attenzione dei giudici del giornale polacco Res Publica, di Google, del Visegrad Fund e del Financial Times, è la app mobile che aiuta i rifugiati che cercano riparo e possibilmente una nuova vita in Europa nel momento in cui approdano sul nostro continente.

L’idea di questa applicazione è nata durante i noti fatti di Budapest, lo scorso settembre, quando la capitale ungherese venne raggiunta da masse di rifugiati, principalmente da Siria e Iraq, che speravano di potersi trasferire da lì, via treno, in Austria e Germania. Accanto al caos che ne è seguito, con tensioni tra forze dell’ordine e migranti e cancellazione dei treni da parte del governo ungherese, una nutrita schiera di volontari è accorsa per prestare primo soccorso ai profughi.

Tra questi c’era Nina Kov, coreografa franco-ungherese che si trovava in visita in Ungheria col marito. I genitori della stessa Kov erano in passato fuggiti dalla Comunista Ungheria per cercare riparo in Occidente e ciò che ha colpito la coreografa di fronte all’emergenza di settembre, oltre al dramma dei rifugiati e all’incoerenza della risposta politica, è stata la mancanza di comunicazione tra autorità e migranti.

“La Polizia spesso non sapeva che cosa fare. E per i rifugiati era lo stesso, non sapevano come agire. Uno stallo totale”, racconta la Kov.

E’ così che la Kov e suo marito hanno cercato una soluzione, usando le nuove tecnologie: “Abbiamo pensato: c’è bisogno di una app“, un’applicazione per smartphone che permettesse di dare tempestivamente ai rifugiati informazioni accurate.

Tamas Nepusz, amico della coppia e sviluppatore di software freelance che vive a Budapest, ha disegnato il back end della soluzione, ovvero la pagina web che permette ai volontari di accedere al sistema, mentre un suo amico in Danimarca, Enys Mones, un fisico, ha scritto il codice della app per farla girare sul sistema operativo Android. L’aggravarsi delle tensioni a Budapest e ai confini ungheresi ha dato nuovo senso di urgenza al lavoro dei due sviluppatori, che in tempi record hanno cercato di disegnare la modalità di invio dei messaggi push e il sistema di comunicazione col back end. In pochi giorni, la InfoAid app era pronta per essere usata.

La app aveva solo una funzionalità, la capacità per l’utente di ricevere i messaggi push, ma i volontari si sono dati da fare per farla conoscere ai rifugiati perché la scaricassero, gratuitamente, mentre la Kov organizzava una rete di fonti a cui attingere per avere le notizie da veicolare con i messaggi push.

Una delle maggiori preoccupazioni era di informare i profughi sui trafficanti di esseri umani privi di ogni scrupolo, ma anche di controllare l’attendibilità delle informazioni, per evitare di accrescere le tensioni o di scatenare il panico.

C’erano poi le barriere linguistiche, ma nel giro di pochi giorni più di 200 persone di ogni nazionalità si sono messe a tradurre le informazioni in altre lingue, gratis: inglese, tedesco, arabo, farsi, greco, pashtun.

Quando poi il flusso di migranti si è rivolto verso altri Paesi, come Croazia e Slovenia, il team It ha sviluppato ulteriormente l’applicazione per includere più canali nazionali, con aggiornamenti specifici per ogni Paese. A due mesi dal lancio, InfoAid ha raggiunto 4.000 download e conta circa 2.000 utenti attivi, e continua a crescere al ritmo di 10-50 download al giorno.

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