Cybersecurity, il futuro è dei sistemi cognitivi

SICUREZZA IT

L'utilizzo di cloud, mobile, big data e social aumenta i rischi per gli asset critici aziendali. Serve ripensare la difesa

di Andrea Frollà

Cloud, mobile, big data analytics e social stanno consentendo alle imprese di cogliere le grandi opportunità dei mercati digitali. Ma stanno anche rendendo inefficaci i sistemi di sicurezza informatica centrati sulla difesa del perimetro. Il numero, la varietà e soprattutto l’intelligenza delle minacce aumentano continuamente, fornendo ai cyber-criminali nuove opportunità per mettere a repentaglio asset critici. Un fenomeno che obbliga a ripensare i modelli di protezione e difesa perimetrale in un’ottica di maggiore controllo dinamico.

Un contesto nel quale secondo IDC, colosso specializzato in ricerche di mercato, servizi di consulenza e organizzazione di eventi nei settori IT, tlc e innovazione digitale, sta emergendo il ruolo fondamentale dei sistemi cognitivi. Assieme a IoT, robotica, stampa 3D, realtà aumentata e virtuale, i cognitive system rientrano nella categoria definita da IDC come Innovation Accelerator: tecnologie “disruptive” in grado di amplificare e accelerare il processo di trasformazione digitale intrapreso dalle aziende. Soluzioni che possono aprire nuove opportunità di ricavi, strategie di business information-based, innovazione dei processi interni ed esperienza dei clienti.

I sistemi cognitivi, spiega IDC, non possono più essere considerati solamente come strumenti utili per compiere analisi ed elaborazioni del linguaggio naturale e di informazioni non strutturate interagendo direttamente con l’uomo oppure prendendo decisioni in maniera autonoma. È impossibile, sottolinea la società di ricerca, sottovalutare “il peso che tale tecnologia può avere nello sviluppo di piattaforme analitiche di nuova generazione, in grado di estrarre conoscenza da volumi enormi di dati destrutturati, portando di conseguenza anche le soluzioni di sicurezza a un nuovo stadio”. Sul versante della cybersecurity, si pensi per esempio alla possibilità data dalle tecnologie cognitive di “apprendere in tempo reale a mano a mano che i dati vengono analizzati, imparare da esperienze passate su come comportarsi in situazioni attuali e velocizzare il processo decisionale dell’uomo evidenziando solo le informazioni utili”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 30 Marzo 2016

TAG: sicurezza informatica, cybersecurity, azienda, hacker, sistemi cognitivi, idc, ibm

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