Apre "l'ufficio brevetti" online: ecco come proteggere la proprietà industriale

L'INIZIATIVA

In campo Uibm (Mise), Fondazione Polimi, Fondazione Bordoni e Qualcomm. Via ai primi 13 moduli formativi gratuiti e personalizzabili. Si punta a spingere la creazione dell'ecosistema nazionale dell'innovazione

di Mila Fiordalisi

Uno “sportello brevetti” aperto 24 ore su 24. Pronto a dare risposte a tutti i dubbi in materia di proprietà industriale, tutela dei diritti, modalità di registrazione e quant’altro serva per “proteggere” le iniziative innovative. Questo, in sintesi, il cuore di L2Pro (Learn to Protect), la piattaforma mobile ideata grazie al lavoro congiunto dell’Uibm (l’Ufficio italiano brevetti e marchi), Qualcomm (attraverso l’iniziativa Qualcomm Wireless Reach), Fondazione Politecnico di Milano (con l’incubatore PoliHub) e la Fondazione Ugo Bordoni.

Dopo una fase pilota che ha coinvolto 25 startup, il progetto – già implementato in Germania e Regno Unito – si estende ora a 15 nuove startup ma soprattutto diventa disponibile per tutte le Pmi, ricercatori e fruitori interessati a farsi una conoscenza più o meno approfondita in tema di proprietà intellettuale. Tredici i moduli formativi online, tutti gratuiti e tutti “personalizzabili” sulla base del livello di conoscenza di partenza e delle specifiche esigenze di formazione (a disposizione anche dei video “tutorial” di pochi minuti). “Bisogna sensibilizzare sul tema della proprietà industriale e per farlo è necessario operare attraverso strumenti pro-attivi, come appunto L2Pro – ha spiegato al Mise in occasione del taglio del nastro dell’iniziativa Loredana Gulino, direttore generale dell’Ufficio italiano brevetti e marchi del Ministero dello Sviluppo economico -. Nel nostro Paese sta crescendo l’uso di strumenti di proprietà industriale che aiutano le aziende a fare business a dimostrazione che l’economia della conoscenza e degli asset intangibili è sempre più una realtà”.

Gulino ha inoltre evidenziato che “in Italia sono stati fatti enormi passi in avanti sul fronte della registrazione di brevetti con un incremento del 9% che ci ha portato alla 10ma posizione europea e quindi per la prima volta nella top ten. Dobbiamo crescere ancora ma bisogna sfatare il luogo comune secondo cui siamo fanalino di coda”. Dal 2008 ad oggi, ha aggiunto il direttore generale dell’Uibm il brevetto italiano è diventato “forte” e ammontano a circa 9mila i brevetti italiani registrati ogni anno con la Lombardia a fare la parte del leone.

Da parte sua Eugenio Gatti, direttore generale della Fondazione Politecnico di Milano ha evidenziato “la necessità di creare l’ecosistema attorno a cui sviluppare le idee”. E per farlo “bisogna dare al mercato gli strumenti giusti”. E non bisogna dimenticare – ha aggiunto – “che il valore più prezioso che abbiamo è quello del capitale imano che va dunque formato e migliorato”.  

In campo nel progetto anche il colosso hi-tech Qualcomm: “L’innovazione è alla base del nostro modello di business”, ha sottolineato Enrico Salvatori, senior vice president & president Qualcom Europe & Mena. “Aiutare il Paese a creare l’ecosistema di aziende partecipano all’innovazione è positivo anche per il nostro business. Non bisogna vedere il brevetto come qualcosa da vendere ma come il primo step di un ciclo di innovazione, un percorso di ricerca e sviluppo”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 06 Dicembre 2016

TAG: brevetti, proprietà intellettuale, proprietà industriale

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