Guerra sulla musica, industria all'attacco di Youtube: "Artisti sottopagati"

COPYRIGHT

La Ifpi contro la piattaforma di Google che dichiara di aver versato nel 2016 1 miliardo di dollari in diritti al settore: "Cifre ridicole a fronte di quelle dichiarate da Apple e Spotify". Il Ceo di Fimi Enzo Mazza: "Value gap inaccettabile"

di Patrizia Licata

C'è un miliardo di ragioni per festeggiare la musica su YouTube, dice la società di Google nell'annunciare di aver versato, negli ultimi 12 mesi, 1 miliardo di dollari di diritti al settore musicale. "Non c'è niente da festeggiare", ribatte amara l'Ifpi tramite una nota della Ceo Frances Moore: “Google ha pubblicato oggi cifre quanto mai oscure su quella che definisce la remunerazione riconosciuta da YouTube all'industria della musica. L'annuncio non ci dà alcun motivo di celebrare", va avanti la Moore: "YouTube conta 800 milioni di utenti di contenuti musicali in tutto il mondo, ma genera revenue di poco più di un dollaro per utente in un anno intero. Sono numeri che impallidiscono di fronte ai guadagni generati da altri servizi, da Apple a Deezer fino a Spotify. Per esempio, nel 2015 la sola Spotify ha versato alle etichette discografiche qualcosa come 2 miliardi di dollari, equivalente a una stima di 18 dollari per utente".

Toni ben diversi da quelli usati da Google nel suo blog dedicato a YouTube: "L'anno scorso è stato un'annata brillante per la musica, dopo anni di calo delle revenues l'industria è tornata alla crescita, grazie al traino degli abbonamenti ai servizi di streaming musicale. Quest'anno l'industria ha ragione di essere ancora più ottimista perché la pubblicità si è affermata come potente motore di crescita: infatti, negli ultimi 12 mesi, YouTube ha versato più di un miliardo di dollari all'industria musicale solo in termini di proventi della pubblicità, dimostrando che esperienze e modelli diversificati possono avere tutti ugualmente successo e convivere".

Questo è solo l'inizio, scrive Google: man mano che i dollari dell'advertising si spostano da Tv, radio e stampa verso i servizi online, l'industria della musica produrrà guadagni sempre più consistenti dalla pubblicità. Nel futuro, il business della musica potrebbe assomigliare sempre di più a quello della televisione, dove abbonamenti e pubblicità danno contributi più o meno equivalenti al guadagno complessivo. "Per raggiungere questo obiettivo, c'è molto lavoro che deve essere fatto da YouTube e dall'intera industria, ma ci entusiasma vedere che ora il processo ha finalmente acquisito slancio".

Il messaggio è chiaro: l'industria creativa ha due potenti motori di crescita - abbonamenti e advertising - e YouTube è "fiera di esserne parte". Ma ribatte l'Ifpi:YouTube, il più grande servizio di musica on demand del mondo, è ben lontana dal riconoscere a artisti e produttori un equo compenso per la loro musica", afferma la Ceo Moore. "Questo dimostra con sempre maggiore evidenza che c'è bisogno di azione a livello legislativo per sanare il 'value gap' che priva i detentori dei diritti sui prodotti musicali di un ritorno equo per il loro lavoro".

"YouTube è sicuramente una piattaforma rilevante nel settore musicale, con oltre l'89% di italiani che utilizza il servizio per accedere a contenuti musicali", interviene Enzo Mazza, Ceo di Fimi. "Tuttavia la remunerazione che la piattaforma di video sharing assicura agli aventi diritto è assolutamente inaccettabile se confrontata con altri servizi streaming. Si tratta di una disparità che è stata anche riconosciuta dalla Commissione europea che, nella proposta di revisione della Direttiva Copyright, ha proposto una prima possibile soluzione".

©RIPRODUZIONE RISERVATA 07 Dicembre 2016

TAG: musica, YouTube, Google, Ifpi, Frances Moore, Apple, Deezer, Spotify, streming, advertising, Enzo Mazza, Fimi, Commissione europea, Direttiva Copyright

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