LA CRISI

Il nucleare inguaia Toshiba: utile a rischio azzeramento

L’imprevista svalutazione delle controllate statunitensi CB&I e Stone&Webster che producono impianti energetici potrebbe costare alla compagnia nipponica fino a 4 miliardi di euro. Il mea culpa dell’Ad Tsunakawa non frena il crollo in Borsa: -40% da inizio settimana

Pubblicato il 29 Dic 2016

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Azzeramento degli utili previsti per l’anno fiscale al marzo 2017, crollo in Borsa e nuova discesa sulle montagne russe per Toshiba. Dopo lo scandalo contabile del 2015, che ha provocato l’azzeramento dei vertici manageriali e un piano di ristrutturazione lacrime e sangue, con 14mila esuberi e la cessione di divisioni non strategiche, la compagnia nipponica sembrava avviata a riguadagnare la fiducia degli investitori. Tanto da aver visto le proprie azioni apprezzarsi a Tokyo del 77% da inizio anno.

Una risalita effimera già finita a causa di un nuovo imprevisto: le perdite di svariati miliardi delle attività del suo core business annunciate dall’azienda, che potrebbero provocare un nuovo e drastico riallineamento delle operazioni, annullando ogni prospettiva di un ritorno alla redditività nel medio termine.

Al centro della vicenda l’imprevista svalutazione delle controllate statunitensi CB&I e Stone&Webster, acquistate dalla filiale di Toshiba Westinghouse lo scorso dicembre e attive nella costruzione di impianti nucleari. Un conto da 500 miliardi di yen, l’equivalente di 4 miliardi di euro. Abbastanza da annullare ogni previsione di utile per l’anno fiscale al marzo 2017. Solo lo scorso mese l’azienda nipponica aveva anticipato una revisione al rialzo dei profitti grazie al buon andamento delle vendite di semiconduttori.

Dalle prime indiscrezioni di inizio settimana a oggi il titolo ha perso poco più del 40% e a poco sono servite le scuse agli azionisti del presidente e amministratore delegato Satoshi Tsunakawa, subentrato in giugno, che ha ammesso di aver ricevuto il dossier sulle potenziali svalutazioni a metà dicembre e di essere completamente ignaro dei recenti sviluppi. Il conglomerato nipponico che produce dai computer ai frigoriferi, dai semiconduttori, alle centrali nucleari, considera ancora l’atomo il suo core business ma fa fatica a sostenere il suo sviluppo, sia sul mercato domestico che a livello internazionale. Gli analisti considerano il nucleare un business atipico perché ritenuto in parte un servizio di pubblica utilità, e concordano sulla gestione non all’altezza del management dell’azienda.

A seguito dello scandalo contabile del 2015 il titolo Toshiba è stato inserito in una blacklist dalla Borsa di Tokyo, che non consente alla società un’emissione di azioni sul mercato, limitando di fatto le sue opzioni per rastrellare liquidità. Un fattore cha ha portato Moody’s a tagliare il rating di Toshiba mettendo la società sotto osservazione con implicazioni negative. “Potrebbe essere necessario riadattare le nostre priorità”, ha spiegato il presidente Tsunakawa, riferendosi con ogni probabilità al business del nucleare e ribadendo che l’ammontare esatto della svalutazione sarà reso noto a metà febbraio. Un periodo che potrebbe servire al mercato a ridisegnare il futuro dell’azienda.

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