Toshiba, non è detta l'ultima: il governo medita il salvataggio

LA CRISI

L'esecutivo nipponico valuta la possibilità di stanziare fondi pubblici da investire nella divisione chip, messa in vendita per fronteggiare la crisi. Obiettivo: difendere la compagnia dalle mire straniere

di Andrea Frollà

Il governo giapponese sta pensando di scendere in campo per salvare Toshiba dalle mire straniere. Il gruppo nipponico è alle prese con una crisi di dimensioni enormi, iniziata con lo scandalo contabile del 2015 e culminata con la messa in vendita delle divisione chip dopo le svalutazioni sul nucleare. Per il segmento delle memorie flash, di cui Toshiba ha messo in vendita inizialmente il 20% per poi valutare anche la cessione totale, sono arrivate offerte fino a 3,6 miliardi di dollari. Una cifra insufficiente secondo i vertici della compagnia che avevano fissato l’obiettivo anti-baratro in almeno 9 miliardi.

Secondo il quotidiano economico-finanziario Nikkei potrebbe scendere ora in campo direttamente l’esecutivo giapponese, che sta valutando l'opzione di rendere disponibili fondi pubblici per evitare che la divisione sia rilevata da società straniere. Un intervento, spiega il quotidiano, potrebbe concretizzarsi tramite la creazione di un fondo da parte della Banca giapponese dello Sviluppo per investire in Toshiba Memory. Mentre restano in campo i potenziali acquirenti privati come la statunitense Western Digital e aziende concorrenti in Cina, Corea del Sud e Taiwan, tra cui spiccano SK Hynix e Foxconn.

Il presidente e amministratore delegato di Toshiba, Satoshi Tsunakawa ha fatto notare che la scelta di un partner affidabile “è essenziale perché il settore della tecnologia e dei semiconduttori è considerato strategico per la sicurezza nazionale”. E anche il ministero dell'Economia e dell'industria giapponese, Hiroshima Seko, si è espresso a riguardo indicando che un'eventuale cessione ad una società cinese o taiwanese potrebbe compromettere proprio questo aspetto della sicurezza.

Il Nikkei aggiunge inoltre che il mantenimento del 34% dei diritti di voto nelle divisione di Toshiba garantirebbe comunque un potere di veto sulle decisioni del cda, oltre a un controllo fondamentale su potenziali fughe di competenze tecnologiche. La divisione di memorie di massa dovrebbe raggiungere una valutazione complessiva tra 1.500 e 2.000 miliardi di yen, l'equivalente in media di 14 miliardi di euro, e la prima fase di offerte dovrebbe chiudersi entro fine mese. Solo allora si potrà capire di più circa la possibilità che Toshiba venga salvata dal Governo o finisca in mani straniere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 17 Marzo 2017

TAG: toshiba, nucleare, giappone, borsa, elettronica, Tsunakawa, memorie flash

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