LA MANOVRINA

Web tax alla fiducia della Camera

Atteso per oggi il via libera di Montecitorio alla manovra correttiva da 3,4 miliardi che contiene l’emendamento che apre la strada tassazione dei big di Internet: cooperazione rafforzata tra Fisco e imprese al centro della norma

Pubblicato il 31 Mag 2017

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La Camera darà oggi il via libera al maxi emendamento che contiene la manovra correttiva da 3,4 miliardi concordata con Bruxelles. Tra le novità più rilevanti l’emendamento, approvato in Commissione Bilancio, che avvia un percorso che dovrà portare a una tassazione anche delle big del web.

Senza andare a toccare il vero nodo della tassazione dei giganti del Web – l’esistenza o meno di una stabile organizzazione – l’emendamento prevede di partire da subito con una cooperazione rafforzata tra le imprese e le multinazionali del web che hanno ricavi consolidati superiori al miliardo di euro e che effettuano “cessioni di beni o prestazioni di servizi nello Stato italiano per un ammontare superiore a 50 milioni di euro”.

Le web company potranno optare per una confronto diretto con l’Agenzia delle Entrate chiedendo una valutazione dell’esistenza o meno dei requisiti che possano configurare una stabile organizzazione. Se il confronto dovesse far emergere la stabile organizzazione, il Fisco e l’azienda definiranno in contraddittorio i debiti tributari. Debiti che se estinti dal contribuente attraverso l’accertamento con adesione fanno decadere anche il reato di omessa dichiarazione. Le società potranno estinguere i debiti tributari versando le somme dovute e pagando la metà delle sanzioni amministrative.

Gli incassi della web tax saranno destinati al Fondo per la non autosufficienza e alla riduzione delle tasse. Per il Movimento 5 stelle, che hanno votato contro, la web tax “è un condono, come la voluntary disclosure, un condono al contrario. Si toglie il penale e si fa pagare la metà delle sanzioni”.

Per il presidente della Commissione Bilancio, Francesco Boccia, “con questa norma diciamo alle imprese multinazionali di credere nell’Italia, dichiarandosi stabile organizzazione, indipendentemente da cosa dicono i loro fiscalisti. Chi fa business in Italia è giusto che paghi le imposte come ogni altra impresa italiana.Le Ott che, invece, non certificheranno la stabile organizzazione andranno incontro alle inevitabili verifiche dell’amministrazione fiscale. Non si tratta di una minaccia, ma è solo un modo per ribadire come l’equità fiscale per il Parlamento italiano sia un valore”.

Secondo il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, l’emendamento alla manovra è un primo passo avanti per definire la tassazione dei big di Internet ma servirà poi definire regole condivise a livello internazionale.

Orlandi ha ricordato come l’ipotesi di delineare un meccanismo su opzione sulla falsariga della cooperative compliance già prevista dall’attuazione della delega fiscale sia “stata lanciata proprio in sede di una recente audizione sulla manovra in commissione Bilancio”. Un intervento di più ampio respiro andrà, però, valutato ed effettuato solo in ambito internazionale: una posizione sostenuta dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan.

Contraria invece Confindustria Digitale. “Questa impostazione è antistorica e, qualora diventasse norma, rischierebbe di diventare un fattore inibente dell’innovazione digitale che sta trasformando l’intera economia – evidenzia Elio Catania – Essendo l’obiettivo quello di ottenere la fine della concorrenza sleale tra giurisdizioni fiscali o settori di attività – la soluzione non può che essere ricercata nell’ambito di un coordinamento internazionale delle politiche tributarie e regolamentari”.

Una soluzione condivisa a livello internazionale, spiega Confindustria Digitale, si sta già profilando. A giugno 2017 verrà firmato il cosiddetto “Multilateral Instrument” che fornirà ai Governi uno strumento per aggiornare sistematicamente le principali convenzioni bilaterali sottoscritte per evitare fenomeni di doppia imposizione. Allo stesso tempo nel recente G7 di Bari, i ministri delle Finanze hanno concordato di prevedere, in ambito Ocse, una misura concreta sulla fiscalità digitale già nella prima parte del 2018. “Se il concetto di ‘stabile organizzazione occulta’ su cui si impernia il disegno di legge entrasse nel nostro ordinamento – prosegue Catania – si rischierebbe di avere effetti negativi sulle aziende italiane che operano digitalmente sui mercati internazionali. Infatti nel caso in cui una norma similare venisse implementata in altri Paesi, il rischio di doppia tassazione per il contribuente italiano sarebbe inevitabile”.

“In linea con le strategie internazionali che impegnano anche il nostro Governo – ha concluso Catania – riteniamo importante evitare ogni fuga normativa in avanti, concentrando ogni sforzo sulla ricerca di regole chiare e condivise”.

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