Sharing economy, norme Ue in cantiere. "Ma attenzione a non reprimerla"

L'APPELLO

La risoluzione approvata dall'Europarlamento punta il dito contro le zone grigie delle normative nazionali che impediscono la crescita del settore. Obblighi fiscali, trasparenza organizzativa e diritti dei lavoratori gli ambiti su cui intervenire

di Andrea Frollà

Avere delle linee guide europee che sostengano l’economia “collaborativa”, affrontando le zone grigie delle normative nazionali che causano notevoli differenze tra gli Stati membri e rendono più difficile la crescita del settore. Tutto questo garantendo allo stesso tempo la concorrenza leale e il rispetto dei diritti dei lavoratori e degli obblighi fiscali. È questa la richiesta contenuta nella risoluzione non legislativa approvata dal Parlamento europeo, che segue temporalmente le indicazioni della Commissione UE sull’Agenda europea per l’economia collaborativa.

I nuovi modelli di business basati sulla collaborazione e la condivisione, dai servizi alberghieri di Airbnb a quelli di trasporto di Uber passando per i servizi domestici, necessitano secondo gli eurodeputati di più chiarezza normativa e meno concorrenza sleale.

Le raccomandazioni approvate giovedì dai deputati citano la necessità di avere “criteri effettivi per distinguere tra peer-to-peer, ovvero i cittadini che forniscono un servizio su base occasionale, e professionisti, con principi a livello UE e soglie a livello nazionale” e di “chiarire ulteriormente e quanto prima i regimi di responsabilità da applicare alle piattaforme di collaborazione”. Il Parlamento cita anche il tema dei diritti dei lavoratori, sottolineando che si deve “garantire condizioni di lavoro eque e protezioni sociali adeguate a tutti i lavoratori dell'economia collaborativa” e che i lavoratori “dovrebbero essere in grado di beneficiare della portabilità delle valutazioni e recensioni ricevute online, che rappresentano il loro valore nel mercato digitale”.

C’è spazio anche per il fisco: “Obblighi fiscali analoghi dovrebbero essere applicati alle imprese che prestano servizi comparabili, sia nell'economia tradizionale che nell'economia collaborativa”. Rispetto a quest’ultimo punto i deputati chiedono alle piattaforme online di collaborare. A prescindere dai singoli interventi promossi, l’Europarlamento ritiene che un regolamento di disciplina del settore “non dovrebbe comunque limitare le potenzialità dell’economia collaborativa” e critica “le regolamentazioni imposte da alcune autorità pubbliche volte a limitare la quantità di alloggi turistici offerta dall'economia collaborativa”.

“Una strategia europea sull’economia collaborativa è indispensabile – commenta il relatore del testo Nicola Danti (S&D). L'obiettivo deve essere quello di evitare che regole diverse si applichino a servizi analoghi tra economia tradizionale e collaborativa, sia per quanto riguarda l'accesso al mercato sia per quanto riguarda il prelievo fiscale, garantendo così una concorrenza leale tra operatori online e offline nonché tra questi e i cosiddetti prosumers”.

Secondo un sondaggio del 2016 dell’Eurobarometro, si stima che il 17% dei consumatori abbia utilizzato i servizi forniti dall'economia collaborativa e il 52 % sia a conoscenza dei servizi offerti. Oggi il principale settore dell'economia collaborativa è quello della condivisione dell'alloggio, sulla base del commercio generato, mentre i trasporti condivisi lo sono in termini di entrate generate dalle piattaforme.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 15 Giugno 2017

TAG: Sharing economy, europa, airbnb, uber, italia

SCARICA L'APP PER IL TUO
SMARTPHONE O TABLET
App Store App Store