Sfida 4.0 per le smart city, Dominici: "Big data al centro della svolta"

ICITYLAB 2017

Il direttore generale di Fpa: "La città intelligente è quella capace di portare l'innovazione fuori dagli stabilimenti, dalle fabbriche per trasformare i territori. Anche grazie a tecnologie come IoT e cloud"

di Federica Meta

Sostenibilità e digitale. Un “matrimonio che s’ha da fare”. La cui “celebrazione” sarà al centro di Icity Lab 2017, l’evento di Fpa dedicato alle smart che quest’anno accende i riflettori su come la tecnologia può facilitare gli obiettivi dell’Agenda Onu 2030. Ne parliamo con il direttore generale di Fpa, Gianni Dominici. “La sfida per raggiungere questi obiettivi è già partita. Entro il 2020 almeno il 50 per cento degli abitanti delle nostre città dovrà spostarsi con mezzi alternativi all'auto ed entro il 2030 dovremo avere 50 metri quadrati di verde urbano a testa, contro gli attuali 30 – spiega Dominici - Dovremo riciclare il 70% dei rifiuti e portare la raccolta differenziata all’80%. Questi alcuni numeri che danno il senso della sfida, fissati recentemente nella “Carta di Bologna per l’ambiente” sottoscritta dai sindaci delle Città metropolitane l’8 giugno scorso in occasione del G7 Ambiente”.

Il tema della sostenibilità non riguarderà solo il programma congressuale, ma sarà inserito nella tradizionale graduatoria di ICity Rate che quest’anno prevederà anche un’analisi del posizionamento delle città rispetto ai grandi obiettivi nazionali prioritizzati nella Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile.

Quando pensiamo alla sostenibilità, pensiamo a città più vivibili, più verdi più funzionali ai bisogni dei cittadini. Come si coniuga tutto questo con la tecnologia?

La filosofia alla base di Icity Lab è quella dell’innovazione a tutto campo: organizzativa, istituzionale, e sociale. In questo senso il digitale è uno straordinario abilitatore perché facilita la messa sul campo di politiche per la sostenibilità per la creazione di enabling city ovvero città che abilitano la trasformazione.

Più in concreto, le città come diventano driver di cambiamento?

Prendiamo i big data, ad esempio. Si tratta di informazioni preziosissime che, se adeguatamente sfruttati, permettono una conoscenza dettagliata di quello che accade in un territorio in atto, dalla quale partire per elaborare politiche in grado di gestire fenomeni complessi: dalla disoccupazione all’immigrazione, passando per i servizi pubblici. È quello che chiamiamo data driven decision.

Ovvero?

Un buon governo del territorio deve essere capace di prendere decisioni sulla base della conoscenza di ciò che avviene. Il data driven decision è la conseguenza virtuosa di un processo in grado di trasformare i dati grezzi in conoscenza. Interpretare le informazioni e metterle a disposizione dei cittadini è l’obiettivo che si deve dare un territorio che voglia abilitare l’innovazione.

L’innovazione dei territori, delle città in particolare, passa anche per la sfida 4.0: industria 4.0, manifattura 4.0, artigianato 4.0. Come si inserisce la smart city in questi fenomeni di produzione?

Per definizione le smart city stimolano la contaminazione con i modelli di produzione e di consumo. Rispetto al fenomeno 4.0, in tutte le sue declinazioni, la città intelligente è anche quella capace di portare l’innovazione fuori dagli stabilimenti, dalle fabbriche per trasformare i territori. Anche grazie a tecnologie come IoT e cloud. Come sta facendo Milano.

Che politiche ha messo in campo Milano?

Il Comune ha investito 10 milioni nel progetto "Digital manufacturing" con l’obiettivo di sviluppare la manifattura digitale in città, anche recuperando spazi, pubblici e privati, nelle periferie. Il Comune punta in questo modo a generare lavoro e sviluppare nuove economie urbane. Un esempio virtuoso di come la manifattura 4.0 può spingere la smart city.

Per questo avete scelto Milano come sede dell’edizione 2017 di Icity Lab?

Perché Milano in questo momento rappresenta la città laboratorio dove innovazione organizzativa, sociale e tecnologia diventano gli strumenti operativi di un nuovo modo di intendere il territorio. Milano, prima nel rating delle città di FPA da 3 anni, ha scelto di investire in un modello di Smart City in cui la tecnologia è uno strumento per uno sviluppo sostenibile e inclusivo di cui le persone sono protagoniste. La città punta sul nuovo paradigma della sharing economy perché è convinta che da questo sia possibile produrre valore economico a vantaggio dei singoli e della città attraverso la crescita dell’occupazione, la riqualificazione urbana, l’inclusione sociale e la coesione. Per tradurre in azioni e risultati questa visione, l’amministrazione comunale è impegnata in un attento lavoro di collegamento tra i documenti programmatici e gli strumenti amministrativi e le azioni a supporto dei processi di innovazione strategici per la città.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 10 Ottobre 2017

TAG: gianni dominici, icitylab 2017, smart city, milano

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