Ict, mercato in crescita del 2,4%. Sprint dalle tecnologie "di frontiera"

IL REPORT

Il settore raggiunge un valore pari a 55 miliardi di euro, trainato dalle più innovative: business analytics e business intelligence crescono del 9%. Mercato Tlc a quota 34,2 miliardi grazie agli investimenti in Nga. Smart manufacturing leva per le Pmi. La fotografia di The Innovation Group

di Federica Meta

Il digitale non è l'obiettivo, ma lo strumento per costruire un nuovo modello di Italia. E' questa la conclusione del rapporto Digital Italy 2017, presentato da The Innovation Group (Tig), secondo cui nel 2017, con un aumento del 2,4% rispetto all’anno precedente, il mercato italiano dell’Ict per un valore pari a 55,1 miliardi di euro. Indicazioni positive arrivano dalle aziende italiane anche verso l’adozione di tecnologie più di “frontiera” nel processo complessivo di trasformazione digitale, denotando una maggiore consapevolezza rispetto al passato sui temi del digitale.

“Il digitale abilita una nuova visione e un nuovo modello di Italia, più efficiente, più competitivo, più vicino ai cittadini e ai loro bisogni. Occorre sviluppare il prima possibile un progetto di “Italia Digitale”, un piano condiviso tra tutti gli attori economici, sociali e dell’innovazione del Paese, fondato sulla forza delle nostre imprese e dei nostri territori, che promuova un’azione rapida verso un obiettivo comune: diffondere le migliori pratiche di innovazione digitale per sviluppare un “modello italiano per la crescita”. - spiega Roberto Masiero, Presidente di The Innovation Group - Esso non deve necessariamente tendere a riproporre ricette e rimedi ripresi da altri Paesi, ma deve saper capitalizzare le esperienze, le tradizioni e ciò che di buono c’è all’interno dei confini italiani per capire alla fine quale strada intraprendere. Occorre sviluppare un “modello di politica per l’innovazione digitale” che sia orizzontale rispetto alle esigenze del Paese nel suo complesso, che riesca a tenere conto della complessità e del potenziale di scelte che l’innovazione digitale offre al Paese, alle sue istituzioni, alle imprese e ai cittadini”.

Internazionalizzazione e digitalizzazione sono due strategie complementari che concorrono alla crescita e allo sviluppo delle imprese italiane: le prime permettono di “allargare” i mercati di sbocco e di ampliare la base clienti per prodotti di nicchia e specializzati; il digitale, oltre a contribuire al processo di apertura dei mercati (si pensi al ruolo in questo senso dell’e-commerce), velocizza i processi di innovazione e aiuta a consolidare e a estendere la rete di relazioni (il “distretto” originale) dell’impresa.

Facendo leva in modo significativo sulle nuove tecnologie le aziende italiane possono riaffermare la propria posizione nei mercati e guadagnare vantaggio competitivo. Per il 2017, Tig ha stimato che il mercato italiano dell’Information & Communication Technology sia pari a 55,1 miliardi di euro, con un tasso di crescita del 2,4% rispetto all’anno precedente. In particolare, crescono sia il mercato IT (+3,8%) sia il mercato delle Tlc (+1,6%): da un lato, infatti, il mercato dell’Information Technology – con un valore stimato nel 2017 di 20,9 miliardi di euro – è trainato dalla crescita delle componenti più innovative, dal cloud computing (circa 1,8 miliardi, +16,4% rispetto al 2016) alle soluzioni di Business Intelligence e Business Analytics (pari a 779 milioni, +9,6%); dall’altro, il mercato Tlc – pari a 34,2 miliardi – cresce in particolare sulla spinta degli investimenti nelle reti Nga (Next Generation Access), che compensano ampiamente il calo nella spesa per servizi voce e dati (fissi e mobili).

Una recente rilevazione di The Innovation Group evidenzia inoltre che le aziende italiane stanno rivolgendo la propria attenzione anche verso tecnologie più di “frontiera” rispetto al processo complessivo di trasformazione digitale, denotando una maggiore consapevolezza rispetto al passato sui temi del digitale. In particolare, stanno sviluppando progetti – per il 2017 – in ambito big data, customer experience multicanale e IoT.

Trend tecnologici come lo smart manufacturing, ovvero la diffusione di tecnologie digitali nel settore manifatturiero, all’interno delle fabbriche e lungo tutta la filiera produttiva, l’e-commerce, con un modello di go-to-market (diretto o mediato) delle imprese sempre più necessario in un contesto globalizzato, e l’open innovation, ossia l’apertura del processo di innovazione delle aziende verso realtà esterne come start up, centri ricerche e università, sono sempre più strategici nel potenziamento della capacità competitiva delle imprese italiane.

Lo smart manufacturing è la strada per il rilancio dell’industria manifatturiera, benché tale apporto sia negli ultimi anni diminuito a causa della recente crisi e della crescita della competizione globale. In Italia, tra il 2007 e il 2013 il peso dell’industria manifatturiera nella creazione di valore aggiunto è passato dal 17,7% al 15,5% del totale, valori adesso in crescita, ma ancora al di sotto di quelli del 2007.  

Particolarmente interessanti sono soprattutto i trend legati all’Internet of Things, che possono avere effetti significativi nell’ambito industriale e della produzione, se si pensa ad esempio al potenziale di questa tecnologia nel contesto di Industria 4.0.

A questo riguardo un approfondimento specifico ha mostrato come su un campione di 295 aziende che operano in Italia (di cui la maggioranza di media-grande dimensione attiva in ambito industriale), il 41% ha dichiarato di stare sviluppando progetti IoT, soprattutto in ambito Industrial Internet of Things e Smart Consumer Goods. D’altra parte, occorre sottolineare che tra coloro che non stanno utilizzando questa tecnologia, le principali criticità legate alla sua adozione riguardano la mancanza di competenze e la frammentarietà dell’offerta tecnologica, che rende più difficile alle aziende la navigazione attraverso le complessità di questo paradigma tecnologico.

Un altro tema di grande rilevanza nell’ambito dello sviluppo e della crescita delle imprese del Made in Italy e, più in generale, dell’Italian Way of Life è l’e-commerce: si tratta di uno degli strumenti e dei canali potenzialmente più efficaci per implementare una strategia di internazionalizzazione su misura per le esigenze e le risorse delle medie imprese italiane, che sappia inoltre sfruttare la domanda di Made in Italy in significativa crescita in tutto il mondo. D’altra parte, occorre tenere presente che a oggi l’e-commerce, soprattutto nell’ambito B2C, non è ancora diffuso in modo capillare, benché in crescita anno dopo anno.

Quando si affronta il tema delle strategie e dei modelli di innovazione, da alcuni anni ricorre l’espressione open innovation, paradigma che afferma che “le imprese possono e devono fare ricorso a idee esterne, così come a quelle interne, e accedere con percorsi interni ed esterni ai mercati per progredire nelle loro competenze tecnologiche.

All’espressione open innovation si lega quindi il concetto di ecosistema, che oggi molte aziende stanno abbracciando, secondo cui l’innovazione non deve essere affrontata “in solitaria”, ma facendo riferimento a un gruppo di aziende, della propria filiera o start up, che possono fornire nuove idee e sinergie ai processi interni di R&S. In questo senso, negli ultimi anni si è osservato, a livello globale, sia un crescente interesse per start up e Pmi innovative da parte delle aziende, sia un aumento delle acquisizioni messe in atto da grandi imprese per rinnovare e trasformare il proprio portfolio prodotti e il posizionamento sul mercato.

Più recentemente si è cominciato a parlare di open innovation anche in Italia, benché a oggi paiono essere ancora poche le realtà in grado di abbracciare appieno questo paradigma. D’altra parte, rimangono ancora alcune perplessità rispetto alla reale diffusione di questo modello, a cominciare dai meccanismi di finanziamento delle startup. Sono infatti  ancora deboli e rischiano di frenare la creazione di un terreno fertile alla nascita di partner ideali per l’open innovation nelle aziende tradizionali italiane. Inoltre  risulta spesso difficile distinguere tra l’effettiva adozione di un modello di open innovation, volto a integrare concretamente le attività di R&S interne alle aziende, e la strumentalizzazione a fini di marketing di annunci e iniziative in questo ambito, senza che poi l’effettivo processo di innovazione in azienda venga modificato.

Vi sono ancora alcuni ostacoli all’attuazione di un’Italia digitale: è un progetto che passa inevitabilmente da una nuova cultura e da un nuovo modo di pensare il digitale, che vede quest’ultimo come strumento per fare innovazione e non come innovazione in sé - evidenzia Masiero- Occorre quindi valorizzare i nativi digitali e al tempo stesso facilitare il riallineamento delle professionalità ormai obsolete. La sfida della formazione chiude il cerchio, riportandoci al punto di partenza: la centralità dell’elemento umano nel processo di trasformazione digitale”.

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA 13 Novembre 2017

TAG: the innovation gruop, digital italy 2017, masiero

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