Anfov: "Un codice etico per il green Ict"

GREEN IT

L'associazione punta il dito contro il vuoto normativo nel settore. Il Dg Catania: "Serve un vedemecum operativo che consenta alle aziende di portare avanti i progetti"

di Mila Fiordalisi
Un codice etico per il green Ict. Questo il progetto a cui lavora l’Anfov, l’associazione italiana per la comvergenza nei servizi di comunicazione. “L’Italia ha un vuoto normativo enorme - sottolinea il direttore generale di Anfov, Nino Catania -. Basti pensare che rislae al 2001 il Libro Verde dell’Unione europea dedicato alla promozione della responsabilità sociale delle imprese, a cui in Italia non hanno fatto seguito iniziative governative. Si va avanti con convegni e congressi, ma per il resto latita la messa a punto di un quadro di regole a cui le aziende possano fare riferimento”.

Nonostante l’impasse qualcosa si muove: le aziende, soprattutto quelle di grandi dimensioni e in particolare quelle attive nel settore dell’Ict, si sono attivate con progetti mirati ad abbattere i consumi energetici e le emissioni di CO2. L’Ict rappresenta una delle principali soluzioni green anche se al contempo non va sottovalutato il crescente aumento dei consumi energetici del comparto che secondo stime fornite dall’Anfov sono destinati a crescere ad un tasso del 3,5% di qui al 2020. La diffusione delle smart grid, che nei prossimi anni raggiungerà dimensioni ragguardevoli - sottolinea l’Associazione - sarà una delle cause inevitabili del trend. Il maggior impatto dei consumi energetici in ambito Ict a livello europeo è causato dall’office equipment (60 Tw), dai data center (che dagli attuali 50 Tw genereranno consumi per 100 Tw nel 2020) e dai broadband equipment.

“Attraverso l’Osservatorio sul Green Ict, che quest’anno è giunto alla terza edizione, monitoriamo le best practice nazionali che stanno crescendo in quantità e anche in volumi di investimento”, puntualizza Catania. “Continueremo a portare avanti la ricognizione e parallelamente saremo impegnati nel dare vita al nuovo codice etico”. In dettaglio l’Anfov punta a realizzare una sorta di vademecum operativo “un testo unico delle pratiche d’uso”, dice Catania, che possa consentire alle aziende interessate a portare avanti progetti green di avere a disposizione un “canovaccio”.

“L’impegno e il rispetto delle prescrizioni applicabili in termini di corporate social responsability e carbon footprint fornisce alle aziende oltre che un ritorno economico, ad esempio in termini di risparmio energetico, benefit quali il riconoscimento e il miglioramento dell’immagine aziendale nei confronti di clienti e investitori”, puntualizza Catania. Per portare avanti l’iniziativa l’Associazione intende coinvolgere una serie di partner istituzionali, come il Cnr, e aziende leader nel settore dell’energia a partire dal Enel e Eni. E sarà determinante anche il coinvolgimento delle associazioni dei consumatori. “Abbiamo avviato i primi contatti - annuncia il direttore generale dell’Anfov - per stringere collaborazioni e fare in modo che la messa a punto del codice etico possa prendere corpo il più rapidamente possibile”.

25 Giugno 2010