MEDIA
DECRETO ROMANI
Commissioni, ok al decreto Romani. Ma l'opposizione insorge
Più poteri all'Agcom nei pareri votati alle Camere. L'attacco dei senatori Pd Luigi Vimercati e Vincenzo Vita: da stralciare gli articoli sul Web, "nulla hanno a che fare con la disciplina comunitaria"
Via libera delle Commissioni competenti di Camera e Senato al decreto Romani, con l'approvazione del parere di maggioranza. Il relatore del testo in Commmissione Lavori pubblici e Comunicazioni in Senato, Alessio Butti (Pdl), annuncia “importanti novità”. Il testo approvato dalla maggioranza con il voto contrario delle opposizioni (Pd, Idv e Udc) accoglie alcuni rilievi del Presidente Agcom Corrado Calabrò e specifica meglio alcuni punti relativi al Web. Ora la palla passa nuovamente nelle mani di Romani che si è impegnato a modificare il decreto tenendo conto dei rilievi delle commissioni.
“C’è una definizione più chiara dei soggetti che rientrano nella definizione di servizi di media audiovisivo – spiega Butti al Corriere delle Comunicazioni -, i blog, i video amatoriali, i giornali online, i motori di ricerca, le versioni elettroniche delle riviste non sono disciplinati dalla nuova normativa, sono liberi”. Nessuna censura alla Rete, dunque, stando a ciò che dice il senatore del Pdl, che sottolinea: "Le nuove regole non riguardano i servizi lineari (blog e siti Internet), ma solo i servizi on demand", ovvero quelli che 'riproducono' la televisione senza però dover rispettare i vincoli che invece hanno i broadcaster".
La delicata questione di Youtube e degli hosting che veicolano contenuti generati dagli utenti è affrontata dal punto tre del parere: "la responsabilità editoriale incombe su terzi e non sui provider che ospitano o trasmettono contenuti realizzati da altri".
Nel testo inoltre la Commissione esplicita che debba spettare all'Agcom - e non al ministero - sia il controllo sui contenuti nell'ambito dei poteri e delle competenze riconosciute all'Autorità stessa, sia quello dei requisiti amministrativi necessari ad avviare l'attività (la cosiddetta Dia).
Il viceministro Paolo Romani ha apprezzato il lavoro delle commissioni: "Terremo conto in modo rigoroso delle osservazioni formulate". L'autore del discusso decreto si augura "che si chiudano le polemiche su Internet e su una presunta aggressione alla Rete che non c'è mai stata, grazie alla previsione che delega all'Agcom l'autorizzazione per i servizi di tv sul web"
Il testo approvato non convince, però, le opposizioni. "Il Governo tenta di disciplinare la gestione dei contenuti in Rete alla stregua di quelli televisivi - commenta Fabrizio Morri, senatore del Pd -, che invece vengono veicolati tramite frequenze concesse dallo Stato e, per questo, soggetti a controlli. Controlli che non hanno ragione di esistere per il Web".
Anche l' ex ministro alle Comunicazioni nel governo Prodi, Paolo Gentiloni, lancia l'affondo sul Web: "Regna la confusione: si aggiungono varie definizioni che complicano le cose e non si cancella l'autorizzazione, pur passandola dal ministero all'Autorità". Rincarano la dose i senatori Pd Luigi Vimercati e Vincenzo Vita, che chiedono di stralciare gli articoli sul Web "che nulla hanno a che fare con la disciplina comunitaria".
Per la senatrice Udc Dorina Bianchi (Udc) “in Italia si sta profilando un’operazione che, in assoluta assenza di discussione, tenta di comprimere forse definitivamente i pochi spazi di libertà che ormai solo la rete garantisce”.
Altri rilievi contenuti nei pareri riguardano la pubblicità e l’ordinamento automatico dei canali sul Dtt. Le telepromozioni sono consentite solo nell’ambito dei programmi, e c’è il via libera al product placement nei programmi sportivi. Quanto alla Lcn, “si prevede che spetti all’autorità definire criteri e blocchi dei numeri, nell’ambito dell’istruttoria che è già in corso; al ministero invece va il compito di assegnare il numero del telecomando alle emittenti e di sanzionare quelle che non rispettano la posizione assegnata”.
Le commissioni chiedono infine di ripristinare gli obblighi precedenti sulle quote di investimento per la tutela del prodotto audiovisivo europeo e sulle sottoquote destinate al cinema italiano.
“C’è una definizione più chiara dei soggetti che rientrano nella definizione di servizi di media audiovisivo – spiega Butti al Corriere delle Comunicazioni -, i blog, i video amatoriali, i giornali online, i motori di ricerca, le versioni elettroniche delle riviste non sono disciplinati dalla nuova normativa, sono liberi”. Nessuna censura alla Rete, dunque, stando a ciò che dice il senatore del Pdl, che sottolinea: "Le nuove regole non riguardano i servizi lineari (blog e siti Internet), ma solo i servizi on demand", ovvero quelli che 'riproducono' la televisione senza però dover rispettare i vincoli che invece hanno i broadcaster".
La delicata questione di Youtube e degli hosting che veicolano contenuti generati dagli utenti è affrontata dal punto tre del parere: "la responsabilità editoriale incombe su terzi e non sui provider che ospitano o trasmettono contenuti realizzati da altri".
Nel testo inoltre la Commissione esplicita che debba spettare all'Agcom - e non al ministero - sia il controllo sui contenuti nell'ambito dei poteri e delle competenze riconosciute all'Autorità stessa, sia quello dei requisiti amministrativi necessari ad avviare l'attività (la cosiddetta Dia).
Il viceministro Paolo Romani ha apprezzato il lavoro delle commissioni: "Terremo conto in modo rigoroso delle osservazioni formulate". L'autore del discusso decreto si augura "che si chiudano le polemiche su Internet e su una presunta aggressione alla Rete che non c'è mai stata, grazie alla previsione che delega all'Agcom l'autorizzazione per i servizi di tv sul web"
Il testo approvato non convince, però, le opposizioni. "Il Governo tenta di disciplinare la gestione dei contenuti in Rete alla stregua di quelli televisivi - commenta Fabrizio Morri, senatore del Pd -, che invece vengono veicolati tramite frequenze concesse dallo Stato e, per questo, soggetti a controlli. Controlli che non hanno ragione di esistere per il Web".
Anche l' ex ministro alle Comunicazioni nel governo Prodi, Paolo Gentiloni, lancia l'affondo sul Web: "Regna la confusione: si aggiungono varie definizioni che complicano le cose e non si cancella l'autorizzazione, pur passandola dal ministero all'Autorità". Rincarano la dose i senatori Pd Luigi Vimercati e Vincenzo Vita, che chiedono di stralciare gli articoli sul Web "che nulla hanno a che fare con la disciplina comunitaria".
Per la senatrice Udc Dorina Bianchi (Udc) “in Italia si sta profilando un’operazione che, in assoluta assenza di discussione, tenta di comprimere forse definitivamente i pochi spazi di libertà che ormai solo la rete garantisce”.
Altri rilievi contenuti nei pareri riguardano la pubblicità e l’ordinamento automatico dei canali sul Dtt. Le telepromozioni sono consentite solo nell’ambito dei programmi, e c’è il via libera al product placement nei programmi sportivi. Quanto alla Lcn, “si prevede che spetti all’autorità definire criteri e blocchi dei numeri, nell’ambito dell’istruttoria che è già in corso; al ministero invece va il compito di assegnare il numero del telecomando alle emittenti e di sanzionare quelle che non rispettano la posizione assegnata”.
Le commissioni chiedono infine di ripristinare gli obblighi precedenti sulle quote di investimento per la tutela del prodotto audiovisivo europeo e sulle sottoquote destinate al cinema italiano.
4 febbraio 2010
di Davide Lombardi







