Il "Vangelo" di Accenture

CIO VISION

Alessandro Marin, responsabile settore Technology area Igem: "Ormai la presenza dell’IT è pervasiva non solo a supporto dei processi interni all’azienda, ma come leva differenziante sul mercato"

di Claudia La Via

Oggi l’IT non è più solo un fattore abilitante per il business ma è diventato, in modo irreversibile, una leva per la crescita e per una “sana” competitività. Ma la strada non è sempre in discesa. Anzi. Più aumenta l’innovazione più entrano in gioco fattori complessi come la sicurezza e l’integrazione di processi e sistemi. Variabili che conosce bene anche Accenture, azienda globale di consulenza direzionale, servizi tecnologici e outsourcing che coniuga competenze funzionali specialistiche all’esperienza e al know-how dei suoi professionisti in diversi settori di mercato. Nel mondo lavora per circa 4mila imprese, dalla comunicazione all’IT fino ai servizi finanziari e per la PA. Come riuscire a conciliare la corsa all’informatizzazione con le esigenze specifiche di ogni cliente? Lo abbiamo chiesto ad Alessandro Marin, responsabile Accenture del settore Technology per l’area Igem (Italia, Russia, Europa dell’Est, Turchia e Middle East).

È un momento delicato per l’IT perché gli effetti della crisi economica sono ancora presenti, ma qualcosa forse sta cambiando. Che ruolo ha assunto oggi l’innovazione in azienda?
L’arrivo della crisi non ha colto i Cio del tutto impreparati nel loro ruolo primario di sostenere lo sviluppo del business con risorse economiche rigorosamente controllate. Credo invece che molto sia cambiato nel momento in cui si sono iniziati a intravedere i primi segnali di ripresa. Le aziende più lungimiranti hanno subito compreso che non si poteva uscire dalla crisi semplicemente tornando all’antico, ovvero tornando a fare - meglio - le stesse cose di prima. Al contrario hanno capito che occorreva fare leva sull’innovazione tecnologica. Penso in particolare al cloud, alle tematiche di Virtual desktop infrastructure, alla presenza sempre più pervasiva di “embedded software” nei prodotti e servizi offerta al mercato, alla cyber-security e a tutti i nuovi modelli di business che queste innovazioni hanno nel frattempo reso possibile e che stanno cambiando radicalmente il modo di gestire gli investimenti IT.
Quali direttrici guidano le scelte sul fronte degli investimenti IT?
Oggi la maggiore novità è l’approccio consapevole al cloud computing. Chi decide di usufruire dei servizi sulla nuvola (infrastruttura, applicazioni e processi), può evitare di mantenere la proprietà degli asset informatici e beneficiare fin dal primo giorno della riduzione dei costi derivante dall’utilizzo dei servizi a lui davvero necessari e che di cui pagherà solo l’effettivo utilizzo. Così anche per i fornitori di servizi cloud si aprono mercati e opportunità molto più ampie: la tecnologia non è più solo un costo che pesa sul bilancio, ma un vero e proprio investimento in grado di generare profitti.
Una visione “rinnovata” dunque. Ma cosa è cambiato nella gestione e allocazione di processi e servizi?
Le aziende sono sempre più in grado di valutare cosa sia meglio gestire “in house” in quanto core business e fattore differenziante rispetto ai propri competitor e quanto invece possa essere gestito da enti esterni. In questo senso Accenture ha sviluppato una propria rete di Industry delivery center in grado di supportare le esigenze del cliente sia in termini di scalabilità che di qualità del servizio reso accessibile su scala globale.
In quali settori di business non strettamente legati all’IT la tecnologia gioca comunque un ruolo chiave?
Oggi la presenza dell’IT è pervasiva in ogni industry non solo a supporto dei processi interni, ma come vero e proprio elemento differenziante sui prodotti e servizio forniti al mercato.Questo avviene ovviamente non solo per settori dove la tecnologia è stata il motore abilitante come nel caso del banking o del mondo dei telco operators, ma ad esempio anche in tutte le aziende manifatturiere. Basti pensare all’automotive, in cui si stanno sviluppando soluzioni molto sofisticate per migliorare la sicurezza nella guida del veicolo e per l’entertainment a bordo. A questo si aggiungono anche i sistemi di domotica, i servizi di marketing, di acquisto e di tracking dei biglietti. La tecnologia è ovunque. Anche dove ce ne rendiamo meno conto.
Se la parola d’ordine è semplificazione, come fa Accenture a conciliare massima efficienza, processi performanti e riduzione dei costi?
Il tema della semplificazione è fondamentale soprattutto oggi che si sta affermando il paradigma del cloud. Processi più semplici e adattabili in tempi più rapidi permettono all’azienda di inserirsi meglio anche in mercati nuovi e ancora poco esplorati. Le due parole chiave per bilanciare la semplificazione con le performance sono automazione e standardizzazione.
Cosa rappresenta la nuvola per Accenture?
Già da alcuni anni è una voce molto importante nell’agenda dei nostri investimenti IT. Nell’ultimo anno le revenues generate da cloud rappresentano, solo per l’Italia, il 40% del totale delle revenues dell’intera area Technology. Naturalmente anche in termini di risorse umane, il principale asset di Accenture, stiamo investendo: prevediamo, per il prossimo anno, di incrementare il reclutamento di professionisti con competenze cloud del 20%.
Come gestire al meglio la sicurezza dei dati? E quali i punti di forza e di debolezza del cloud?
La Ue sta per varare norme stringenti sulla gestione dei dati dei clienti, che renderanno obbligatorio per le aziende comunicare agli utenti ogni episodio di violazione dei dati. L’incidenza dei cosiddetti “data breaches” è assai cresciuta, a danno della fiducia degli utenti e della reputazione delle aziende colpite. La commissaria Ue Viviane Reding ha recentemente dichiarato che intende introdurre un principio di responsabilità delle aziende a garanzia della privacy degli utenti di cloud computing, analogamente a quanto già stabilito per gli operatori di telecomunicazioni. Questo porterà a una maggiore trasparenza nei confronti dei clienti, e di conseguenza a una maggiore confidenza degli stessi verso i servizi cloud. Per le aziende significherà imparare a utilizzare al meglio i metodi già esistenti di monitoraggio e controllo delle informazioni e delle identità. Sarà necessario insomma migliorare l’efficacia delle valutazioni di rischio e delle politiche di sicurezza. La nuvola richiede attenzione costante, ma non va dimenticato che il prerequisito per utilizzare il cloud in sicurezza è che dati e applicazioni siano sicuri già all’origine: un’applicazione vulnerabile rimarrà tale anche se gestita nella nuvola invece che nel data center aziendale.

04 Luglio 2011