Infinera lancia la sfida "4 mm"

STRATEGIE

Un minichip costato 330 mln di dollari per scalare il mercato del trasporto ottico, anche in Italia. Il country manager Busso: "La nostra soluzione è un unicum al mondo"

di G.C.
Davide ha sconfitto Golia utilizzando la tecnologia di una piccola fionda. Infinera, società nata nel 2001 e al Nasdaq dal 2007, conta di sconfiggere storici colossi del trasporto ottico come Alcatel Lucent, Ericson-Marconi, Ciena-Nortel e nuovi giganti da poco emersi sul mercato come Huawei grazie a un minichip di 4 millimetri di spessore e neanche centimetro di lunghezza. Costato, però, 330 milioni di dollari di investimento: per studiarlo, metterlo a punto, industrializzarlo e lanciare sul mercato un’azienda che secondo uno studio di Dell’Oro Group è in Nord America numero uno del networking ottico per i collegamenti a lunga distanza col 34% di market share e secondo al mondo col 14%.

Tanto che ora punta di allargare la sua presenza in Asia, America Latina ed Europa. “Italia inclusa”, come spiega Franco Busso, country manager Italia, Grecia, Spagna, Turchia, Sud Africa. Un’Italia in cui Infinera ha già mosso i primi passi. Lo testimoniano le recenti intese con Tiscali, con Infracom e con la partecipata di Telecom Italia MedNautilus che utilizzerà tecnologia Infinera per le proprie reti sottomarine. Il “colpo” più grosso sinora messo a segno nel nostro continente è stata la commessa per la rete paneuropea di Deutsche Telekom che, commenta Busso “ci ha dato molta visibilità e credibilità”.

Che questo non basti e che si voglia entrare più massiciamente in Europa lo ha potuto toccare con mano chi si è recato alla Wdm optical networking conference di Montecarlo, appuntamento dei “fotonici” di tutto il continente.
Un truck dell’azienda campeggiava con grande evidenza davanti al centro congressi del Principato. All’interno la possibilità di toccare con mano le tecnologie dell’azienda. Quasi un gioco da bambini installare in neanche un minuto un circuito di telecomunicazione funzionante fra città distanti migliaia di chilometri. Senza essere tecnici del trasporto ottico. “Questa semplicità si spiega che tutta la tecnologia necessaria, software e hardware, è già integrata a monte nel nostro Pic, (circuito integrato fotonico), un unicum al mondo”, spiega Busso. Il risultato è “facilità di installazione, non necessità di tecnici specializzati, costi di gestione e impatto energetico cinque volte inferiori ai circuiti ottici tradizionali”. Ed elevata affidabilità. Proprio di recente l’azienda di Sunnyvale ha annunciato che i suoi Pic, utilizzati in più di 600.000 chilometri di fibra ottica in reti attive in tutto il mondo con una capacità distribuita di oltre 2 Petabit/secondo, hanno sorpassato i 500 milioni di ore di operazioni senza accusare nemmeno un guasto.

È sulla rivoluzione tecnologica che Infinera ha scommesso le sue carte in un mercato, quello del trasporto ottico, che è sì in crescita, trainato dallo sviluppo dei consumi di banda larga fissa e mobile, ma non certo ai ritmi auspicati quando l’azienda è nata 10 anni fa, in piena bolla Internet. Allora le stime volevano un mercato mondiale di 40 miliardi di dollari: oggi siamo ad appena 5 miliardi. “Ma proprio per questo è ancora più importante differenziarci con un prodotto che nessun altro al mondo è in grado di offrire”, osserva Busso.
I sistemi di rete ottica costituiscono il sistema circolatorio di Internet. Convertono in luce i segnali elettronici ricevuti da pc, telefoni o altri dispositivi di rete e li spediscono a destinazione. Tradizionalmente i componenti ottici (laser, i modulatori, fotodiodi) vengono prodotti come elementi discreti separati.
Questo li rende ingombranti, complessi, costosi e complicati da gestire poiché hanno bisogno di essere connessi tra loro attraverso fibra ottica.

“Noi abbiamo rivoluzionato questa tecnologia - spiega Geoff Bennett, product marketing director di Infinera -. L’integrazione fotonica consente di combinare decine di componenti ottici in un singolo circuito integrato posizionato su un chip, non di silicio come per i semiconduttori elettrici, ma in fosfuro di indio, un composto in grado di emettere luce.

È quello che siamo riusciti a fare, unici, noi di Infinera con il nostro Pic”. Il risultato? Capacità di trasferimento dati a 100 gigabit/s contro i 10 gigabit/s tradizionali. Sta per essere lanciato un nuovo chip che integrerà ben 230 dispositivi ottici per una capacità di 400 gigabit/s. In attesa del superchip da 1 terabit/s. Tradott,o significa un film in alta definizione scaricato in un quinto di secondo o la trasmissione simultanea di 2 milioni di videoconferenze.

04 Luglio 2011