Anonymous, identificata la cellula italiana

CYBERCRIME

La polizia postale ha denunciato 15 persone, tra cui 5 minorenni. La Procura di Roma contesta il reato di accesso abusivo, danneggiamento al sistema informatico e interruzione di pubblico servizio

di Federica Meta
Quindici denunciati, tra cui 5 minorenni, e decine di computer sequestrati: è il bilancio dell'operazione che ha portato la polizia postale italiana a scoprire la cellula italiana di Anonymous, la rete di hacker mondiale responsabile di diversi attacchi a siti istituzionali e di grosse aziende in tutto il mondo.

L'operazione però non è conclusa: al vaglio degli investigatori ci sono infatti le posizioni di almeno una trentina di persone che, a vario titolo, avrebbero avuto rapporti con il gruppo che in Italia si è reso protagonista di attacchi a diversi siti istituzionali e di aziende tra cui quelli di Camera, Senato, Governo, Agcom, Eni, Enel, Finmeccanica, Mediaset e Rai. Degli “anonimi” italiani c'è un ragazzo di 26 anni italiano ma nato e residente in Svizzera, nel Canton Ticino. Con il nickname di “Phre” era lui a organizzare e a dare il via agli attacchi, mentre i target da colpire venivano scelti dopo una discussione tra tutti i partecipanti del gruppo, rigorosamente in Rete.

Tra i denunciati ci sono anche 5 minorenni, il più piccolo dei quali ha 15 anni. Uno di loro aveva il compito di effettuare i cosiddetti “penetration test”, cioè verificare la reale possibilità di portare a compimento le azioni.

Gli attacchi realizzati dal gruppo sono stati decine a partire almeno da gennaio 2011 e sono proseguiti fino a ieri quando Anonymous ha colpito il sito dell'Agcom. Agli indagati, a vario titolo, il Pm della procura di Roma Lori contesa i reati di accesso abusivo e danneggiamento al sistema informatico e interruzione di pubblico servizio. Reati che, nelle forme aggravate, prevedono pene che superano i 5 anni.

Decine le perquisizioni che sono state svolte questa mattina in diverse regioni italiane e anche in Svizzera: gli investigatori hanno sequestrato computer e materiale cartaceo che è ora al vaglio degli inquirenti e consentirà di risalire ad ulteriori appartenenti al gruppo. Dal materiale raccolto finora non emergono rapporti e legami tra gli indagati con gruppi antagonisti ed eversivi. La loro era un'azione “trasversale” - spiegano gli investigatori - che mirava a colpire diverse realtà sulla base di indicazioni che venivano anche dagli appartenenti del gruppo negli altri Paesi.

Il metodo utilizzato dagli hacker era quello di servirsi di server, in alcuni casi affittati all'estero, con potenti capacità di banda, grazie ai quali erano richiesti si siti sotto attacco comandi che mandavano in tilt il sistema. "Mentre in passato - puntualizza il vice questore aggiunto Tommaso Palumbo, direttore del Cnaipic (Centro Nazionale Anticrimine Informatico) della Polizia delle Comunicazioni - erano necessari per l'attacco informatico centinaia di ragazzi che collegandosi facevano saltare il sito, oggi si utilizzano grossi server che mandano in tilt il sistema utilizzando quindi apparecchiature veramente alla portata di tutti".

A commentare la notizia sulla cattura dei membri italiani di Anonymous interviene anche Alexander Moiseev di Kasperksy Lab Italia, sottolineando che “ mentre l’opinione pubblica fa convergere tutta la sua attenzione sugli 'attivisti', la rete è colpita da numerosi e pericolosissimi attacchi che restano sconosciuti al grande pubblico e che rappresentano la vera minaccia causando i danni maggiori”.

“Gli attacchi avvenuti nelle ultime settimane - prosegue Moiseev  - dimostrano come ci siano siti importanti poco protetti e dunque vulnerabili e come ci sia poca attenzione verso le aziende che custodiscono dati sensibili. C’è sempre una lezione da imparare da tutti gli attacchi che vengono subiti ma è importante capire in questo momento, che ci sono minacce ben più gravi degli “attivisti”, le quali hanno un preciso scopo di lucro per ogni loro azione”.

05 Luglio 2011