"Vecchi" titoli hi-tech snobbati dal mercato, ora ci sono Facebook & co

L'ANALISI

Le valutazioni di aziende come Apple e Google scendono sotto l'indice S&P 500: gli investitori preferiscono le nuove società del social networking. Ma per gli analisti le quotazioni dei big torneranno a crescere: "Ora sono economici, è il momento di comprare"

di Patrizia Licata
Le Ipo hitech delle start-up più “calde” del momento, da Zynga a LinkedIn, sembrano aver fatto dimenticare agli investitori le azioni dei grandi gruppi tecnologici che una volta trainavano il mercato. Si parla tanto delle offerte pubbliche iniziali delle società del social networking e così le aziende della “vecchia scuola” dell’hitech come Apple e Google hanno perso colpi: l'indice Nasdaq Composite ha chiuso il secondo trimestre in territorio negativo, mentre il resto del mercato è cresciuto, nota oggi il Wall Street Journal.

Gli investitori sono stati distratti da società più “alla moda”. LinkedIn ha chiuso il suo primo giorno in Borsa a un valore di mercato di circa 9 miliardi di dollari. Venerdì scorso, Zynga ha presentato al regolatore i documenti per una Ipo da 1 miliardo, anche se la valutazione finale potrebbe salire notevolmente. Facebook pensa alla Borsa e a un valore di mercato stratosferico, oltre 100 miliardi di dollari, che la collocherebbero sopra colossi del calibro di Cisco Systems e Hewlett-Packard. Eppure, alcuni investitori pensano che certe valutazioni siano davvero “gonfiate” e che sia ancora un buon affare puntare sui titoli di Google & co.

Gli investitori di LinkedIn stanno pagando circa 21 dollari per ogni dollaro stimato di revenues del sito di social-networking nel 2011. Al contrario pagano meno di 6 dollari per ogni dollaro di revenues attese per Google e Apple. "La realtà è che Apple e Google sono azioni destinate a crescere, ma gli investitori non le trattano come tali", commenta Paul Bard, direttore della ricerca presso Renaissance Capital, società di consulenza sugli investimenti nelle Ipo. "Oggi gli investitori preferiscono scommettere sulle nuove aziende Internet".

E così i titoli tecnologici sono diventati meno cari, rispetto al resto del mercato, di quanto lo siano stati in quasi 20 anni. Negli ultimi quattro mesi, il rapporto price-to-earnings del settore tecnologico è stato inferiore a quello del S&P 500, secondo le stime compilate da Ubs: è la prima volta che accade dal 1992.

Il cambiamento nei trend di Borsa si è accentuato a marzo, quando il terremoto e lo tsunami del Giappone hanno causato problemi alla supply chain tecnologica e rinnovato i timori sulla crescita economica globale, trascinando ancora più in basso i titoli tecnologici.

Jonathan Golub, chief Us equity strategist di Ubs, pensa che ora è il momento di comprare i "vecchi" titoli tecnologici, visto che ce ne sono molti "particolarmente a buon mercato". Per Mark Luschini, chief investment strategist di Janney Montgomery Scott, i titoli tecnologici "sono poco sponsorizzati, quasi considerati come le vittime del vecchio mondo hitech a fronte di nuove società tecnologiche più ‘fiammanti’. Ma è una valutazione errata". E così Phil Orlando, equity strategist di Federated Investors, esorta gli investitori: oggi hanno la rara opportunità di acquistare alcune azioni, un tempo molto care, a prezzi molto convenienti.

06 Luglio 2011