TRIPWIRE. Ict, la Corte dei Conti non ci fa i conti

TRIPWIRE

di Piero Laporta
La Corte dei conti non ha più spazio per archiviare i documenti: serve uno scaffale da 50 km, lungo quanto metà del Grande Raccordo Anulare di Roma. E proprio in prossimità del Gra, secondo il bando di gara, dovranno trovarsi i 14mila metri dell’immobile. Il bando di gara esige che 10mila mq della superficie siano utilizzabili come archivi “per uno sviluppo minimo di 50mila ml di scaffalature, suddivisi in ambienti compartimentati in uno o più piani o eventuale sviluppo superficie minore, che in ogni caso garantisca i 50 mila ml”.

Sembrerebbe che la Corte sia decisa a creare l’ennesimo archivio tradizionale con valanghe di carta e poca dematerializzazione. Una scelta agli antipodi di quanto realizzato dallo Stato maggiore della Difesa. Centinaia di migliaia di documenti, decine di concorsi pubblici ogni anno, autorizzazioni, certificazioni e autenticazioni sono gestiti in modo più veloce ed efficiente all’interno del ministero della Difesa grazie alla dematerializzazione, alla firma digitale e alla Pec. Attraverso la gestione documentale digitale sono è più semplici la ricerca dei file, nonché l’ingresso e uscita dalla sede centrale ed è migliorata l’efficienza nei confronti della PA e del cittadino.

Anche i concorsi vengono gestiti attraverso Internet o con sms, risparmiando mediamente 7mila euro a concorso. Tutta la carta è dematerializzata, firmata digitalmente e smistata elettronicamente. Ah, dimenticavo. Per partecipare al bando della Corte dei Conti si può usare la Pec ma anche la raccomandata o il plico consegnato a mano. Con tutte le caserme dismesse, non ce n’è una a Roma per la carta della Corte?

19 Settembre 2011