Cassazione: "Non basta l'online per l'accusa di terrorismo"

GIUSTIZIA

Una sentenza della Corte di Cassazione annulla il verdetto della Corte d'Apello di Catania che aveva condannato a 4 anni di reclusione due fidanzati accusati di aver dato vita ad una associazione telematica con finalità di terrorismo

di Alessandro Castiglia
Per essere accusati di terrorismo non basta la “prova” Web. Ossia non è sufficiente la pubblicazione e lo scambio di documenti online se l’azione non è accompagnata con la costituzione di “un’associazione con una struttura organizzativa, stabile e permanente che presenti un grado di effettività tale da rendere possibile l’attuazione di tale programma”.

È quanto ha stabilito la sesta sezione penale della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25863, annullando il verdetto della Corte d’Appello di Catania emesso nel 2006 che aveva condannato a 4 anni di reclusione due fidanzati accusati di aver creato “un’associazione telematica con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico”.
 
La sesta sezione penale della Corte, chiamata a pronunciarsi dopo il ricorso di uno degli imputati, invita il gup a “valutare con attenzione la serietà e la concretezza del programma criminoso” – rinviando il caso a nuovo esame - soprattutto dopo aver visionato la prova a carico dei due presunti “terroristi”: un decalogo per “costruire un ordigno termonucleare in dieci semplici passi”.

La Cassazione ha ritenuto “alquanto ristretto ed eterogeneo” il materiale probatorio presentato dall’accusa, costituito da un sito web attivo per un breve periodo, alcune intercettazioni telefoniche tra gli imputati e loro congiunti, lo scambio online di documenti e e-mail dal contenuto eversivo. I giudici della Suprema Corte chiariscono che servono prove più rigorose, come “un programma serio, concreto ed attuale di atti di violenza a fini di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico”.

22 Giugno 2009