CIO VISION. Italcementi, l'IT a presa rapida

CIO VISION

Secondo la "filosofia" della società la divisione IT deve garantire lo stesso livello di efficienza in ogni Paese e consentire l’adozione di best practice. Pifferi: "Tutti i processi poggiano sulla tecnologia: un volano per l’innovazione continua"

di Dario Banfi
Quinto produttore di cemento a livello mondiale e fra le prime 10 società industriali italiane, Italcementi Group è presente in 22 Paesi con 59 cementerie, 11 centri di macinazione, 5 terminali, 350 centrali di calcestruzzo e 90 cave di inerti. Nel 2010 ha registrato un fatturato consolidato di 4,8 miliardi di euro e pur avendo quasi 150 anni di storia alle spalle, continua a guardare al futuro, puntando sulla razionalizzazione della struttura, investendo in sistemi di produzione che garantiscano maggiore sostenibilità ambientale e minori consumi di risorse. In questo processo d’innovazione gioca un ruolo fondamentale l’IT guidata oggi dal Cio italiano Andrea Pifferi, che abbiamo incontrato.
Quale rapporto ha una società come Italcementi con l’IT?
La nostra è una classica impresa del manifatturiero, con un business tradizionale legato alla fabbricazione e alla distribuzione di materiali, ma che fa un uso piuttosto spinto della tecnologia. Tutti i processi poggiano sull’IT, a partire dalla produzione. Abbiamo molti anni d’esperienza nell’ambito delle tecnologie informatiche e non rinunciamo all’innovazione continua. Stiamo lavorando, per esempio, sul fronte delle nuove tecnologie a supporto del monitoraggio ambientale, un’attività che presidiamo con molta cura e che abbiamo deciso di controllare attraverso tecnologie avanzate per garantire prodotti di qualità e al tempo stesso basse emissioni.
Siete presenti in 20 Paesi: che impegno comporta sotto il profilo dei sistemi informativi?
La divisione IT deve garantire lo stesso livello di efficienza in ogni parte del mondo, dalla Cina agli Stati Uniti, e cercare di trasferire know-how consentendo l’adozione delle best practice che sperimentiamo in singoli Paesi. L’IT si è radicato negli ambiti tradizionali: dal settore acquisti alle attività di back-office, del sistema per la qualità alla R&S. In questi contesti il compito principale dell’IT è di armonizzare i sistemi. Nelle aree funzionali della logistica o dell’area commerciale cerchiamo invece di introdurre innovazione continua. Nel primo caso puntiamo verso strumenti e pratiche per ottimizzare le attività distributive e risparmiare così sui costi e sulla pianificazione dei trasporti. Lo stesso si può dire per il commerciale, asset per noi strategico. La forza vendita ha bisogno di sistemi avanzati di reporting, business intelligence e comunicazione integrata. Per facilitare negoziazioni rapide ed efficaci stiamo puntando sull’alleggerimento della strumentazione, guardando con interesse a tablet e dispositivi mobili di ultima generazione e soprattutto sull’integrazione via Erp di dati aziendali e informazioni di natura eterogenea, consultabili in un unico ambiente di supporto alle attività commerciali.
Quali sono gli aspetti di maggiore complessità?
La maggiore sfida è rendere accessibili con facilità i dati costruiti o archiviati attraverso sistemi eterogenei, provenienti per esempio da Sap o sistemi di Business Intelligence. Talvolta è necessario che siano integrati con la posta elettronica e contenuti presenti sulla Intranet, se non con informazioni e contenuti destrutturati.
Avete difficoltà sul piano delle infrastrutture di rete, vista la dimensione globale del vostro business?
In tutti i Paesi le nostre reti sono oramai consolidate da anni. L’unica differenza riguarda i livelli di servizio. In Paesi emergenti del Nord Africa o in Medio Oriente ci stiamo misurando con sfide molto importanti per migliorarne la qualità. Il costo dei servizi è comunque il nodo da risolvere: ovunque è piuttosto elevato e sembra quasi che gli operatori globali di rete siano più attenti a migliorare performance e costi sul fronte consumer che business.
Quali budget stanziate per l’IT?
La spesa si attesta sui livelli medi del settore manufacturing. La stiamo razionalizzando, in linea con la riduzione generale delle spese in questi anni, ma per progetti con obiettivi rilevanti, che producono un aumento del valore patrimoniale e trasformazioni dei processi interni, abbiamo sempre avuto il pieno sostegno dell’azienda.
Qual è l’ultimo investimento fatto?
La messa in opera di una rete intranet globale, un piccolo investimento dal grande impatto. La intranet di Italcementi, sulla quale abbiamo lavorato per due anni, ospita portali locali e ci ha consentito di raggiungere tre risultati: una comunicazione interna omogenea, che facilita anche il senso di appartenenza al Gruppo; la condivisione di contenuti strutturati attraverso processi di knowledge sharing e l’aumento della collaborazione interna tra i dipendenti.
E quali tecnologie avete impiegato?
La piattaforma è uno standard di mercato, ma è stata personalizzata con il disegno di un modello interno e rilasciato in numerose lingue, compreso l’arabo e il cinese.
Quante persone raggiunge e quali servizi personalizzati avete integrato?
È accessibile e utilizzata da 10mila dipendenti nel mondo, soprattutto “colletti bianchi”. Gli utenti possono accedere a forum interni, blog e pagine personali come in una “Facebook interna”. Esistono poi soluzioni dipartimentali, come la possibilità di trasmettere alle aree amministrative la nota spese in formato digitale, senza più passaggi di carta agli uffici centrali.
Come valutate, invece, la virtualizzazione e il cloud computing?
Italcementi forse potrà apparire una voce fuori dal coro, ma non la ritiene una novità assoluta e a un’attenta valutazione non ci sono parse soluzioni di grande impatto che portano vantaggi significativi di ordine economico.
Sono ottime soluzioni per lo start-up di progetti e l’accelerazione della loro messa in opera, ma in contesti strutturati come il nostro hanno rilevanti costi di integrazione e pongono sfide complesse per far “colloquiare” le soluzioni in gioco con i sistemi già disponibili.
Ma avete soluzioni di questo tipo?
Certamente, ne impieghiamo già parecchie in grado di ottimizzare l’uso delle infrastrutture e di alcune soluzioni applicative di mercato che possiamo così utilizzare “a consumo”. Il cloud ci consente di sperimentare nuovi modelli di servizio e di spesa: ma si tratta pur sempre di una tecnologia che va integrata alle altre. Le sfide su cui ci stiamo concentrando oggi, sul fronte architetturale, sono più spostate verso problematiche di efficienza ed efficacia. L’obiettivo primario per i sistemi informativi di Italcementi è quello di essere rapidi nella messa in opera di soluzioni che migliorino la performance aziendale a un costo sostenibile.

17 Ottobre 2011