Legge di Stabilità: niente fondi all'Ict. Romani non la spunta

IL VOTO FINALE

Nonostante il pressing del ministro dello Sviluppo economico e gli appelli delle associazioni Ict confindustriali e dei sindacati, Tremonti non cede sul surplus dell'asta Lte. Un duro colpo al sistema Paese. E l'ennesimo schiaffo al piano banda larga sulla carta da tre anni. Ma spunta lo "spiraglio" Cdp

di Mila Fiordalisi
Niente risorse per l'Ict. Il Cdm ha dato il via libera alla legge di stabilità e il 50% dei proventi aggiuntivi dell'asta per le frequenze Lte (circa 800 milioni), come già emerso dalla prima bozza, non sono stati destinati al comparto. Gli 1,6 miliardi di euro - ossia la somma eccedente rispetto ai 2,4 miliardi incassati dal governo dall'asta - saranno equamente distribuiti al fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato e al fondo del ministero dell'Economia per interventi urgenti.

Alla fine, dunque, è sfumato il "tesoretto" che il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani aveva promesso per la realizzazione delle reti Ngn e progetti di digitalizzazione. Non è bastato il pressing di ieri - che aveva fatto slittare il voto - né tantomeno gli appelli delle associazioni Ict di Confindustria e dei sindacati a smuovere le acque. Un dèjà-vu considerato che da anni ormai il comparto attende le risorse destinate alla banda larga "congelate, anzi "ibernate" al Cipe.

Quello dell'Lte è l'ultimo capitolo di una "saga" che fra promesse e rimpalli finora ha prodotto scarsi risultati. L'ultima speranza resta quella della Cassa depositi e prestiti: il testo finale della legge di stabilità avrebbe previsto (ma si tratta di un'indiscrezione nel momento in cui si scrive) il finanziamento della banda larga attraverso i fondi della Cassa con modalità e tempistiche da definire.

Era partito in quarta il Governo Berlusconi sulla banda larga. Era il 9 giugno del 2009 quando l'allora Sottosegretario dello Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni, Paolo Romani, annunciava il “piano” nazionale per la banda larga. Un piano elaborato sulla base del documento da 105 pagine messo nero su bianco da Francesco Caio, il super-consulente (già “autore” del piano broadband britannico) nominato dall’esecutivo per l’elaborazione di una strategia-Paese in grado di consentire da un lato il superamento, una volta per tutte, del digital divide, e dall’altro di delineare la roadmap per la realizzazione delle reti di nuova generazione (Ngn).

Il piano Romani si era posto un obiettivo importante: permettere a tutti i cittadini di connettersi a Internet in banda larga fra i 2 ed i 20 Mb entro la fine del 2012. Il tutto grazie a uno stanziamento di 1.471 milioni di cui 800 “garantiti”, disse a suo tempo l’attuale ministro allo Sviluppo Economico. La garanzia però è stata disattesa: gli 800 milioni più volte promessi ma mai sbloccati dal Cipe sono nel corso del tempo letteralmente “sfumati”, progressivamente decurtati fino a ridursi di un terzo e al momento ancora “congelati”.

Eppure l’abbattimento del digital divide era stato definito “strategico” e “prioritario”: “Si tratta di un investimento – disse a suo tempo Romani – in grado di apportare benefici nell’ordine di 2 miliardi sul Pil e coinvolgere 50mila risorse umane fra manodopera e progettazione generando benefici su tutto l’indotto”.

Anco più ambizioso il piano per la fibra (50 Mb per tutti): “Il governo – diceva Romani – utilizzerà lo strumento del project financing per la realizzazione delle infrastrutture. La copertura in fibra servirà il 95,6% degli italiani, mentre al restante 3,9% della popolazione, localizzata in aree a bassa redditività si porterà la banda larga in tecnologia radio”.

L’avvio del “Tavolo” con gli operatori di Tlc che avrebbe dovuto concludersi con la costituzione di una newco (Fiberco) a governance pubblica si è tradotto in un nulla di fatto. L’intesa raggiunta sul fronte della condivisione delle infrastrutture passive non solo è poca cosa rispetto alle intenzioni iniziali, ma rischia di finire in un nulla di fatto: la discesa in campo di Metroweb – che si candida a “veicolo” della fibra italiana – potrebbe far saltare definitivamente il Tavolo Romani (Telecom Italia ha perlatro già annunciato l’uscita di scena e senza Telecom sarà difficile procedere).

Il progetto annunciato da Vito Gamberale – Ad di F2i – mette a serio rischio anche il piano Lombardia digitale: la discussione sulla governance della newco locale e soprattutto sulla proprietà dell’asset (Telecom Italia sarebbe disposta a scendere in campo solo a patto di potersi giocare l’ “opzione” in un momento futuro, di rilevare la proprietà del network) sta andando per le lunghe. E considerato che il “piano” Gamberale partirebbe proprio dalla Lombardia non è da escludersi che il progetto Lombardia digitale vada a monte e che gli operatori intenzionati a parteciparvi confluiscano nella “squadra” di Metroweb.

Resta ai nastri di partenza, intanto, il progetto del Trentino Alto Adige: il presidente dellla Provincia Lorenzo Dellai spinge per la realizzazione del network Ngn (già siglato l’accordo con Telecom Italia). Ma l’iniziativa è al momento al vaglio della Commissione europea chiamata a esprimersi sul rispetto della normativa sugli aiuti di Stato.

14 Ottobre 2011