Baini (Alcatel-Lucent): "Ict rampa di lancio per la crescita"

IL PROTAGONISTA

Il numero uno dell'azienda: "Servono reti e servizi, ma serve anche costruire la domanda: oggi nessuna telco può investire alla cieca"

di Gildo Campesato
«C’è mancanza di consapevolezza a livello istituzionale delle potenzialità che l’Ict può dare alla crescita del Paese. Lo si è visto anche con la fine che ha fatto l’extragettito della gara Lte. È stato calcolato che il 10% di penetrazione broadband avrebbe un effetto di incremento del Pil fra lo 0,9 e il 1,5% del Pil: fra l’Internet economy e la crescita economica e sociale il nesso è molto forte»: Gianluca Baini, presidente e amministratore delegato di Alcatel-Lucent Italia invita a “mettere in atto misure che incentivino realmente lo sviluppo del settore”.
Non sembra che la politica sia molto attenta.
La politica è concentrata sul contenimento dei costi ma non sa cogliere che proprio la digitalizzazione delle attività e i servizi di comunicazione avanzati fanno crescere l’Italia e la competitività delle sue imprese, e hanno anche un impatto diretto sulla riduzione dei costi, oltre che sulla qualificazione dei servizi della PA. Con l’e-procurement lo Stato può risparmiare fra 3 e 4 miliardi all’anno. Per non parlare di servizi come l’e-learning, l’e-health, la dematerializzazione documentale e così via.
Servizi, ma le reti?
Non credo serva affrontare i problemi a spizzichi e bocconi. Dobbiamo guardare all’insieme: ci vogliono le reti, ci vogliono i servizi ma poi ci vuole anche chi li utilizza. Si tratta di incentivare la domanda, anche forzando l’utilizzo di servizi basati su Internet. Si tratta di avviare uno switch-off digitale. Un po’ come si è fatto per la Tv, che ha moltiplicato la sua offerta. Se c’è consumo reale di banda, partiranno anche gli investimenti per soddisfarla. Oggi nessuna telco può investire alla cieca sperando che poi arrivi il mercato. Semplicemente non esiste.
Eppure nell’Lte le telco hanno scommesso molto.
Ma il traffico dati in mobilità sta esplodendo e tutto fa prevedere una crescita esponenziale nei prossimi anni. E poi una rete Lte costa meno di una rete di accesso in fibra che permette però traffico e prestazioni superiori, condizioni per sostenere la crescita della domanda. Se vogliamo il super-Internet Ottico, e ne abbiamo bisogno come il pane, servono adeguate iniziative di traino del mercato. A vantaggio del sistema Paese.
Ma come stanno evolvendo le reti?
Moltissimo. Non sono più un semplice strumento per offrire connettività, ma diventano esse stesse un elemento del servizio che viene erogato dagli operatori o dagli Internet provider.
Mi faccia un esempio.
La rete può offrire la stessa velocità a tutti, indistintamente, 24 ore su 24. È l’approccio tradizionale. Oppure, posso modulare la disponibilità secondo le esigenze legate all’applicazione o al momento. Tutto diventa più flessibile. La rete è oggi in grado rendere un servizio personalizzato. Per l’operatore significa Ottimizzare l’utilizzo delle risorse, risparmiare in costi operativi, avere la massima flessibilità commerciale; per il cliente vuole dire avere e pagare solo quello che gli serve quando gli serve.
C’è bisogno di tutta questa personalizzazione?
Se non a livello individuale, a livello di segmenti di mercato sì e in queste settimane lo stanno riconoscendo tutti. È il futuro, soprattutto quando si diffonderanno i servizi di cloud computing. Come fornitori dobbiamo essere in grado di sviluppare tecnologie che permettano il massimo di flessibilità. La rete del domani non è una rete best effort, è una rete tagliata sulle esigenze del singolo, che può essere individuo o azienda, e del segmento di utenza.
Internet è piuttosto best effort.
Non vedo una contraddizione. Mondo Internet e mondo delle reti, e cioè mondo degli operatori e mondo degli over the top, sembrano andare su piani diversi ma in realtà si compenetrano. Caratteristiche di service assurance o di conoscenza del singolo cliente sono specifiche degli operatori e sono una importante opportunità per monetizzare la mole di traffico dati generato dagli over the top. Dall’altra parte, per operatori e Ott l’articolazione dell’offerta è ineludibile. Per questo la combinazione del mondo Internet col mondo degli operatori è vincente.
Discorso ancora molto teorico.
Guardi le reazioni che ci sono state alla proposta di Metroweb, che si basa sul riconoscimento di un’articolazione dei mercati. Siamo nel tempo di Twitter e dei Gigabyte contemporaneamente. Ma le faccio un esempio che dice come le vecchie regole stiano cambiando più velocemente di quanto siamo portati a pensare. In Egitto, non in chissà quale Paese avanzato, Adidas ha lanciato un advertising sul web e lo stesso banner lo ha inviato sugli smartphone degli abbonati che avevano accettato di ricevere messaggi pubblicitari. Ebbene, il response rate di click è 0,4% sul portale Internet, 40% sul cellulare. Le potenzialità sono enormi, soprattutto se combinate con soluzioni di geolocalizzazione. Ma l’Ott può sfruttarle solo accordandosi con l’operatore: è lui che ha i dati di location, di profile, di identificazione dell’utente.
E voi cosa fornite?
Non solo infrastrutture ma anche piattaforme abilitanti i servizi. Come nel mobile advertising. Qui, abbiamo realizzato una piattaforma in grado di interfacciarsi con tutti gli operatori telefonici e nel contempo di combinare Internet e reti di telecomunicazione valorizzando le risorse degli operatori ma anche di chi opera su Internet, come agenzie e fornitori di contenuti web. Stiamo facendo un test in Europa per la digital identity exposure: l’uso del cellulare o del tablet per sottoscrivere una app senza inserire ogni volta i propri dati per registrarsi autenticarsi ed eventualmente anche pagare. Se ho sottoscritto con l’operatore il servizio, mi basta un click per comprare l’applicazione. Sarà la rete dell’operatore previa mia autorizzazione a caricare automaticamente il mio profilo nel database di chi fornisce l’applicazione e a garantire la totale trasparenza e sicurezza del servizio erogato. Un operatore è infatti in grado di garantire il supporto e il dialogo con il cliente molto meglio di piattaforme consumer puramente web based. È solo un esempio: stiamo lavorando su molti servizi che possono unire il mondo Internet a quello degli operatori.
Ci sarà bisogno dell’Lte.
Ormai è dietro l’angolo anche in Europa. E noi abbiamo una posizione da leader. Abbiamo 17 contratti commerciali nel mondo, oltre ad accordi per reti precommerciali, incluso quello con Telefonica. Prevediamo che a fine anno una quota significativa degli oltre 255 milioni di persone che in Usa avranno una copertura Lte saranno raggiunte dalla nostra tecnologia. Stiamo lavorando con gli operatori ma anche con produttori di device, sviluppatori di applicazioni per il 4G, con le imprese per sviluppare la domanda: il nostro è un impegno di ecosistema.
Dall’altra parte ci sono le reti in fibra.
Non dall’altra parte ma insieme. Fino a dove mi conviene portare la fibra? E fino a dove il rame? Lo stesso vale per gli accessi: accesso radio, accesso fisso, rete macro, small cell: non c’è una soluzione unica. I sistemi integrati ibridi macro, metro, radio, fibra, rame sono le soluzioni architetturali migliori. In questo senso, non esisteranno più “le” reti, ma “la” rete. La rete di trasporto per trasportare il traffico wireless deve essere in grado di trasportare anche il traffico fisso. I fornitori devono realizzare questa vision e noi pensiamo di averla più di tutti.
Anche dei concorrenti asiatici?
Sono molto aggressivi sulla parte tecnologica ma la nostra esperienza e la nostra conoscenza dei mercati europeo e americano ci permettono di animare ecosistemi aperti e abilitare nuovi modelli di business. E poi noi giochiamo il ruolo di partner con modalità innovative.
Cioè?
Siamo pronti a condividere rischi e ritorni coi nostri clienti. Un esempio è la collaborazione sulla piattaforma mobile lightRadio, sullo sviluppo della quale sono coinvolti nostri importanti clienti. Prenda anche l’esempio del mobile advertisement che le ho fatto. Noi mettiamo a disposizione la piattaforma: non chiediamo di comprarla, ma di ricavarne uno share dal suo uso. È un modello che riteniamo vincente se si vuole fare ecosistema: bisogna essere disposti a rischiare a fronte di un ritorno in cui si crede.

14 Novembre 2011