Aica: Ict, in Italia professionisti poco formati

IL REPORT

Studio Aica-Cepis sull'e-competence: nel nostro paese mancano corsi di specializzazione adeguati e c'è una scarsa diffusione degli standard europei

di Paolo Anastasio
Chi lavora nel settore Ict in Italia non ha un livello elevatissimo di formazione post-secondaria, ed il percorso formativo non è particolarmente focalizzato sull’IT. I professionisti Ict italiani, come i colleghi degli altri paesi europei, hanno qualche difficoltà a riconoscere il proprio profilo professionale per una carenza strutturale di standard europei. Questo in sintesi il messaggio della ricerca "Professional e-Competence Survey", realizzata dall'Aica (Associazione italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico) in tandem con il Cepis (Council of European Professional Informatics Societies) che ha fotografato lo stato delle loro competenze - confrontandole con quanto indicato dal modello condiviso europeo European e-Competence Framework. I dati della ricerca sono presentati oggi in occasione del Congresso Nazionale Aica 2011, in corso da ieri presso il Politecnico di Torino, in una sessione dedicata al tema “Smart Jobs & Smart Competence”.

Carenza di standard Ue
In Italia come nel resto dell'Ue c'è un problema di diffusione degli standard di riferimento europei, che facilitano il riconoscimento delle competenze effettivamente possedute rispetto ai profili IT a cui i professionisti di impresa del settore IT si considerano più vicini: ad esempio, un quarto di coloro che hanno partecipato alla ricerca in Italia si auto definiscono IT Manager, ma solo il 2% di essi ha le competenze previste dall’European e-Competence Framework corrispondenti a questo ruolo. Questa differenza di autovalutazione vale anche per altri profili molto diffusi, come quello del Project manager o dell’IT Administrator.


I lavoratori italiani del settore Ict sono stati coinvolti da Aica (Associazione italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico) e dal Cepis (Council of European Professional Informatics Societies) in un progetto di ricerca, si chiama Professional e-Competence Survey, che ha fotografato lo stato delle loro competenze - confrontandole con quanto indicato dal modello condiviso europeo European e-Competence Framework. La ricerca, condotta su scala pan-europea tramite questionario online, ha permesso di conoscere lo stato delle competenze informatiche professionali in Italia ed in altri stati membri dell’Unione.

Professionisti italiani più giovani della media Ue
La ricerca, condotta per l’Italia su un campione costituito da professionisti Ict che cercano di cambiare lavoro, evidenzia un’età media più giovane rispetto ai colleghi europei; la spinta alla ricerca di un lavoro più soddisfacente coinvolge un 20% di specialisti under 40 in più rispetto alla media. Sempre nell’ambito del campione analizzato, chi lavora nell’IT in Italia non ha un livello elevatissimo di formazione post-secondaria, ed il percorso formativo non è particolarmente focalizzato sull’IT.

In ogni caso, i partecipanti italiani alla ricerca hanno registrato livelli di competenze superiori rispetto al resto d’Europa nelle cinque aree dell’European e-Competence Framework (definite Plan, Build, Run, Enable, Manage).

Donne e Ict, Italia indietro
La ricerca evidenzia inoltre che la proporzione di donne professioniste Ict in Italia è inferiore alla media europea, attestandosi all’8% contro una media del 16%. Anche i professionisti Ict italiani, come i colleghi degli altri paesi europei, hanno qualche difficoltà a riconoscere il proprio profilo professionale fra quelli proposti: simili ai colleghi europei riguardo al tema della non coincidenza tra le competenze possedute e il proprio profilo di carriera.

Anche l’Italia ha un problema di diffusione degli standard di riferimento europei, che facilitano il riconoscimento delle competenze effettivamente possedute rispetto ai profili IT a cui i professionisti di impresa del settore IT si considerano più vicini: ad esempio, un quarto di coloro che hanno partecipato alla ricerca in Italia si auto definiscono IT Manager, ma solo il 2% di essi ha le competenze previste dall’European e-Competence Framework corrispondenti a questo ruolo. Questa differenza di autovalutazione vale anche per altri profili molto diffusi, come quello del Project manager o dell’IT Administrator.

Per colmare gap di questo genere, è necessario diffondere e accreditare gli standard di riferimento e creare percorsi di formazione dettagliati e specifici che evitino di ampliare ulteriormente questo divario, che potrebbe danneggiare seriamente le opportunità di crescita dell’Europa come economia della conoscenza.

Il Cepis (Council of European Professional Informatics Societies) è un'organizzazione no profit composta da 36 associazioni nazionali di informatica che rappresentano più di 300.000 professionisti informatici provenienti da 33 paesi di tutta Europa. Si fa portavoce professionisti europei dell’IT nei confronti delle Istituzioni Europee. Cepis è inoltre responsbile per i noti programmi Ecdl ed Eucip produce una vasta gamma di ricerche e pubblicazioni sul tema delle competenze.

In questi giorni è stato reso pubblico anche il report europeo, che affianca i report realizzati in Italia e in altri 27 paesi della “grande Europa” coinvolgendo circa 2000 professionisti IT.

16 Novembre 2011