Privacy, super-multe per le aziende che violano le norme

COMMISSIONE UE

La proposta di direttiva approvata oggi dalla Commissione Ue prevede sanzioni fino al 2% del fatturato. Ma l'abolizione degli oneri amministrativi "inutili" consentirà alle imprese di risparmiare 2,3 miliardi all'anno. Adeguamento alle norme per tutte le aziende extra-Ue che trattano i dati dei cittadini comunitari

di Paolo Anastasio

Multe fino al 2% del fatturato per le aziende responsabili di violazioni in materia dei dati personali. E obbligo di applicazione delle norme anche da parte delle aziende, come ad esempio gli over the top americani, che trattano dati di cittadini comunitari. Queste le principali novità messe nero su bianco nella proposta di riforma della direttiva sulla privacy licenziata oggi dalla Commissione europea.

La proposta - che dovrà passare al vaglio del Parlamento Ue e degli Stati membri dell’Unione riuniti in sede di Consiglio dei Ministrii (secondo previsioni le nuove regole non entreranno in vigore prima di due anni)- mira a riformare la normativa in vigore dal 1995 con l'intento di rafforzare il diritti alla privacy online e stimolare l’economia digitale europea. Il progresso tecnologico e la globalizzazione - puntualizza la Commissione - hanno radicalmente mutato il modo in cui sono raccolti, consultati e usati i dati personali. I 27 Stati membri hanno  inoltre recepito la normativa del 1995 in maniera differente attuato la normativa del 1995 diversamente, con conseguenti divergenze sul piano dell’effettiva applicazione. Un'unica legge porrà fine all'attuale frammentazione e alla gravosità degli oneri amministrativi, promettendo alle imprese risparmi per circa 2,3 miliardi di euro l’anno, stima la Commissione europea. L’iniziativa - aggiunge la Commissione - contribuirà a rafforzare la fiducia dei consumatori nei servizi on line promuovendo, cosa quanto mai necessaria, la crescita economica, la creazione di posti di lavoro e l’innovazione in Europa.

"Solo 17 anni fa nemmeno l’1% degli europei sapeva usare Internet. Oggi non si contano i dati personali trasferiti e scambiati attraverso i continenti e per l’intero globo in qualche frazione di secondo" commenta Viviane Reding, Vicepresidente e Commissaria Ue per la Giustizia. "La protezione dei dati personali è un diritto fondamentale di tutti gli europei, eppure non sempre i cittadini sentono di avere il pieno controllo dei propri dati. Le nostre proposte creeranno fiducia nei servizi on line visto che saremo tutti più informati sui nostri diritti e avremo un maggiore controllo di tali informazioni. Nel far ciò la riforma provvederà anche a semplificare la vita e a ridurre gli oneri delle imprese. Con un quadro giuridico saldo, chiaro e uniforme a livello dell’Unione si potrà sprigionare tutto il potenziale del mercato unico digitale e saranno stimolate la crescita economica, l’innovazione e la creazione di posti di lavoro."

Nel pacchetto di riforma rientrano inoltre una Comunicazione strategica in cui la Commissione fissa gli obiettivi, e due proposte legislative: un regolamento che istituisce un quadro generale dell’Unione per la protezione dei dati e una direttiva sulla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati a fini di prevenzione, indagine, accertamento o perseguimento dei reati e nell’ambito delle connesse attività giudiziarie.

LE PRINCIPALI NOVITA' DELLA PROPOSTA DELLA COMMISSIONE UE

Un corpus unico di norme di protezione dei dati valido per tutta l’Unione. Saranno aboliti gli oneri amministrativi inutili, come le prescrizioni in materia di comunicazione a carico delle imprese, che risparmieranno così circa 2,3 miliardi di euro l’anno.

Invece dell’attuale obbligo di notificare tutti i trattamenti alle autorità di protezione dei dati (inutilmente burocratico e che costa alle imprese 130 milioni di euro l'anno), il regolamento prevede maggiore responsabilità e un obbligo di rendicontazione per chi tratta i dati. Ad esempio, imprese e organizzazioni dovranno comunicare quanto prima (possibilmente entro 24 ore) alle autorità nazionali di controllo i casi di grave violazione dei dati.

Le organizzazioni avranno a che fare con un’unica autorità nazionale di protezione dei dati nel paese dell’Unione in cui hanno il proprio stabilimento principale. Analogamente, sarà possibile rivolgersi all'autorità di protezione dei dati del proprio paese, anche se i dati sono trattati da un'impresa con sede fuori dell'Unione. Ogniqualvolta sarà necessario il consenso per trattare i dati, occorrerà chiederlo esplicitamente: il consenso non può essere presunto.

Sarà più facile accedere ai propri dati personali e sarà agevolato anche il trasferimento dei dati da un fornitore di servizi a un altro (diritto alla portabilità dei dati), il che comporterà un miglioramento della concorrenza tra i servizi.

Il diritto all’oblio permetterà di gestire meglio i rischi connessi alla protezione dei dati on line: chiunque potrà cancellare i propri dati se non sussistono motivi legittimi per mantenerli.

Le norme Ue si applicheranno anche ai dati personali trattati all’estero da imprese che sono attive sul mercato unico e offrono servizi ai cittadini dell'Unione.

Le autorità nazionali indipendenti di protezione dei dati avranno maggiori poteri in modo da applicare meglio le norme UE nei rispettivi paesi. Potranno ad esempio comminare, alle imprese che violano il diritto dell'Unione, sanzioni pecuniarie; complessivamente si potrebbero raggiungere somme fino a 1 milione di euro o pari persino al 2% del fatturato mondiale annuo.

La nuova direttiva applicherà i principi generali e le norme di protezione dei dati alla cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale. Le sue disposizioni disciplineranno i trasferimenti di dati sia nazionali che transfrontalieri.
 

©RIPRODUZIONE RISERVATA 25 Gennaio 2012

TAG: privacy, data protection, proposta, direttiva, reding, ue

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