Lavoro, italiani affetti da stress da utilizzo del Web

IT WORLD

Più lento è il Web più aumenta lo stress sul lavoro e diminuisce la produttività, per un costo comunitario di 20 miliardi di euro

Italiani affetti da livelli inaccettabili di “stress da utilizzo del Web”. Tutta colpa della lentezza delle applicazioni online, fonte di frustrazione nonché di scarsa produttività. A dirlo è Ca una delle più grandi società di software per la gestione dell’IT, che ha diffuso i risultati di una nuova ricerca indipendente dall’esplicativo titolo: “Ca Web Stress Index” 2009.

L’indagine - condotta intervistando 1.000 ‘lavoratori della conoscenza’ (knowledge worker), cioè lavoratori qualificati che utilizzano il pc almeno quattro ore al giorno per svolgere il loro lavoro, in Francia, Germania, Italia, Spagna e Gran Bretagna mediante questionari on-line (200 per Paese)  - ha prodotto risultati che le aziende, soprattutto nell’attuale situazione economica non possono non prendere in considerazione. Se è vero, come dice l’Unione Europea che il costo annuo dello stress da attività lavorativa è di 20 miliardi di euro.

Lo studio ha confermato che l’uso delle applicazioni Web occupa una parte sempre più rilevante del lavoro quotidiano. Il 74% dei lavoratori, infatti, ha dichiarato di dover utilizzare il Web per svolgere la propria attività molto più frequentemente ora di due anni fa e quasi tutti gli intervistati (il 98%) hanno ammesso che non potrebbero più svolgere il loro lavoro senza dover utilizzare le applicazioni online. In compenso, il 29% ha riconosciuto di scontrarsi ogni giorno con problemi di performance delle applicazioni, mentre un altro 36% ha parlato del verificarsi settimanale di cadute prestazionali. L’aspetto preoccupante è che il 91% ha affermato di essere costretto a usare determinate applicazioni gestionali anche se non funzionano bene. Dai risultati emerge quindi un quadro alquanto deprimente di dipendenti forzatamente inoperosi e tempi morti.

Nell’economia basata su Internet gli utenti finali coltivano aspettative altissime e pretendono che le applicazioni Web siano sempre disponibili e rispondano istantaneamente. La ricerca l’ha confermato: il 34% dei lavoratori concede a un’applicazione solo 10 secondi per rispondere prima di passare a qualcos’altro; quando sono trascorsi 20 secondi, il 55% ha esaurito la pazienza e, allo scadere del minuto, il 75% ha superato la propria soglia di sopportazione dello stress e passa ad altro.

Insomma, parte dello stress da Web dipenderebbe anche dalle alte aspettative che gli utenti hanno rispetto alle prestazioni tecnologiche. Alla domanda sul tempo stimato necessario per risolvere eventuali problemi o errori, gli intervistati hanno manifestato aspettative altrettanto elevate: il 53% ha dichiarato che i problemi andrebbero risolti entro 10 minuti; la percentuale sale all’82% per chi parla di un’ora e al 97% per la risoluzione in giornata. Secondo il 75%, la mancata performance delle applicazioni genera tempi morti e cali di produttività, mentre il 41% viene colto da rabbia e il 38% prova addirittura insoddisfazione nei confronti del proprio lavoro. I costi aziendali dello stress da lavoro sono noti e si manifestano sotto forma di elevato turnover del personale, aumento dei giorni di malattia e assenteismo, pensionamento anticipato, minore resa, gestione poco efficiente del proprio tempo e minore produttività.

“Le applicazioni Web sono fondamentali nella maggior parte delle organizzazioni e quasi tutto il nostro lavoro dipende o è influenzato dall’uso di questi sistemi online. La loro operatività è cruciale ai fini del business aziendale, perciò qualsiasi abbassamento del livello delle loro prestazioni va a incidere sulla produttività e sul morale, con ricadute immediate per l’azienda” spiega Kobi Korsah, Director of Emea Product Marketing in Ca.

Per Alexander Kjerulf, Chief Happiness Officer of the Happy at Work Project “le organizzazioni pretendono che il personale sia efficiente e produttivo sul lavoro, ma quando i sistemi informatici si bloccano, i dipendenti si stressano e provano un senso di frustrazione per l’impossibilità di svolgere anche le attività più elementari”. Tutto questo in controtendenza con ciò che dovrebbe verificarsi. “Siamo ‘felici sul lavoro’ – continua Kjerulf - quando ci sentiamo efficienti, capaci e in grado di creare valore aggiunto”. Stress a parte, stando allo studio pare che a rimetterci sia anche l’azienda. Per il 70% del campione intervistato, infatti, una funzione IT interna di scarso livello incide negativamente sul giudizio che i dipendenti hanno sull’azienda per la quale lavorano e se i sistemi informatici impiegati al lavoro sono inadeguati, il 50% non raccomanda ad altri il l’azienda presso la quale lavora e il 32% prende addirittura in considerazione la possibilità di andarsene.

16 Luglio 2009