Castelli (Eni): "Un IT pieno di energia"

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L'executive vice president Ict dell'azienda annuncia che a dicembre 2012 sarà pronto il data center più grande d'Italia: "A regime garantirà risparmi per 75 milioni all'anno"

di Dario Banfi

È la regina della grandi aziende italiane nel settore dell’energia, presente in 79 Paesi con 80mila dipendenti e un utile operativo di 18 miliardi di euro nel 2011. Eni mantiene salda la dimensione di multinazionale e l’imprinting di un’azienda in forte evoluzione. Ha affidato da anni un ruolo strategico all’IT per supportare l’innovazione e lo sviluppo. Ne parliamo insieme a Gianluigi Castelli, Executive Vice President  Ict Eni.

Prima di tutto, qual è il perimetro dell’IT in un colosso come Eni?

A partire dal 2006 abbiamo consolidato le attività IT all’interno di Eni, chiudendo la società di servizi Enidata e incorporando attività, risorse e asset  in una struttura centrale di corporate chiamata Eni Ict. Abbiamo inoltre acquisito tutti i rami d’azienda informatici delle società del gruppo con l’eccezione di Saipem  e delle società legate alla produzione e vendita di gas: Snam, Snam Rete Gas ecc.

E di che cosa si occupa l’IT?

Di tutta l’informatica aziendale con l’eccezione del supercalcolo per le simulazioni sismiche e delle analisi dei giacimenti. Spaziamo dall’informatica di stabilimento a quella per la logistica, lo shipping, i processi commerciali, il billing, la rete dei punti vendita, il Crm, il trading di energia, la finanza e controllo, la sicurezza, le funzioni di staff ecc.

Un universo… Ma quali aree funzionali hanno bisogno di maggiore “benzina informatica”?

In questo momento ogni segmento aziendale è in movimento. Nel percorso di consolidamento sono cambiati fornitori, parco applicativo e infrastrutture. I maggiori interventi sono stati fatti nelle tecnologie a supporto del lavoro di staff. Prima del 2010 soltanto per l’approvvigionamento impiegavamo 19 sistemi, ora ne abbiamo uno solo. Lo stesso in area amministrativa, dove siamo passati da 16 sistemi a un’unica piattaforma. Sono progetti colossali che spaziano dai 25 ai 40 milioni di euro l’uno.

E rispetto alle divisioni di business, quali esigenze emergono?

L’IT di Eni ha quattro grandi clienti interni. Il primo è la divisione Exploration & Production che ha una costante espansione all’estero e ci chiede velocità e sicurezza. Noi siamo la testa di ponte che mette in piedi i servizi di base per operare dove non c’è nulla. Definiamo un formato standard per l’avvio delle attività con funzionalità IT essenziali e poi le consolidiamo. Il secondo è Gas & Power che dopo la liberalizzazione del mercato dell’energia ci ha chiesto più efficienza e qualità nei servizi. Abbiamo ridisegnato il sistema di billing e il Crm, potenziando la multicanalità dei servizi, mentre nel segmento di attività all’estero stiamo lavorando all’integrazione di nuove aziende acquisite in Belgio e Francia. C’è poi la divisione Refining & Marketing, sotto pressione dal punto di vista dei costi legati alla raffinazione. Con loro puntiamo a migliorare l’efficienza e la manutenzione degli impianti e a razionalizzare la spesa informatica. Siamo passati da 150 a 95 mln di euro all’anno, grazie alla virtualizzazione delle infrastrutture e al consolidamento delle soluzioni applicative. Buona parte del risparmio è arrivato dall’impiego di un nuovo metodo di raccolta del budget IT in grado di misurare gli investimenti più profittevoli per l’azienda. Infine c’è Polimeri Europa, in forte trasformazione. Sta passando da un modello d’impresa che produce e vende sul mercato a una nuova realtà che consolida le operation su scala europea e segue indirizzi commerciali e di produzione condivisi. Per l’IT significa ribaltare i sistemi a partire dalla supply chain, dall’informatica per la produzione e dall’integrazione con Sap. Ci stiamo lavorando, siamo soltanto all’inizio.

Avete anche qualche indirizzo comune, trasversale a Eni?

Fino al 2010 abbiamo puntato su consolidamento e ricerca di efficienza. Oggi tutti insieme - 619 persone in Italia e circa 800 all’estero - stiamo lavorando al programma “IT Transformation” che ci porterà fino al 2014 e ridefinirà la parte fisica di facility e ridisegnerà completamente i livelli operativi delle applicazioni aziendali.

Partiamo dalle infrastrutture…

Abbiamo inaugurato da poco il cantiere per costruire il nuovo Data Center di Eni. Sarà pronto a dicembre 2012: con 5.200 mq sarà il più grande d’Italia e garantirà un’elevatissima efficienza energetica. Investiremo 123 mln di euro: le prime quattro sale operative su sei previste costeranno 96 milioni. Entrando in funzione, abbiamo previsto risparmi iniziali di 12,5 milioni di euro e un massimo di 75 mln all’anno quando si arriverà al totale assorbimento dei 30 Megawatt previsti per il funzionamento a pieno regime.

Come è possibile questo risparmio?

Useremo sistemi avanzati per il risparmio energetico: dal free cooling a sistemi di raffreddamento che non mescolano aria calda e fredda, all’impiego di Ups che non consumano energia in stand-by, fino alla scelta di tenere la temperatura delle macchine a 24 gradi. Da una centrale vicina immettiamo poi 20.000 volt nel data center, abbattendo la tensione all’interno: risparmiamo così rame per il cablaggio e il 5% dell’energia solitamente dissipata nel trasporto. Inoltre abbiamo optato soltanto per macchine industry standard, abbattendo i costi di manutenzione.

E dal punto di vista gestionale, quali novità riserva?

Il modello operativo Edi (Eni Dynamic Infrastructure) ci consentirà di realizzare due strati verso il cloud computing secondo la logica dell’infrastructure as a service e della platform as a service. Con Edi puntiamo alla virtualizzazione spinta di tutto l’hardware e a una saturazione della capacità di calcolo del 50%. Significa meno macchine, usate meglio con una migliore business continuity.

E sul fronte applicativo?

Il progetto è di semplificare il portafoglio di 545 applicazioni che abbiamo, secondo il programma Kmm (Kill Modify Maintain) mantenendone soltanto 400, risparmiando su licenze, manutenzione e gestione operativa. Spenderemo 41 mln di euro per questa fase.

 Chi muove il progetto di IT Transformation?

Tutta la nostra organizzazione e alcuni individui di straordinaria competenza che abbiamo ingaggiato, talenti italiani che non serve andare all’estero a cercare. In controtendenza rispetto al mondo italiano crediamo nel selective insourcing. Le competenze distintive è meglio averle in casa: alzano la qualità complessiva di un’organizzazione.

Questa visione dell’IT può essere esportata da Eni?

Sì. I nostri tratti distintivi sono scelte di lungo periodo e la ricerca costante di innovazione, condivisa sempre dai vertici aziendali. Abbiamo la fortuna di avere i mezzi per sostenere ciò che facciamo, ma crediamo sia una visione da condividere. Per questo alcune nostre scelte sono state riprese dall’Agenda digitale per l’Italia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 05 Marzo 2012

TAG: gianluigi castelli

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