'Detassare gli investimenti per rilanciare l'IT'

PAOLO ANGELUCCI

Il neo-presidente di Assinform: "I big come il settore Finance e la PA potrebbero portare avanti il mercato in maniera molto forte"

di Elisabetta Bevilacqua
“Bisogna far capire che il mondo dell’IT nostrano è un’industria, sviluppare la filiera e puntare forte sulle nicchie, perché è lì che l’Italia può giocare la sua partita”. Sono parole di Paolo Angelucci, nuovo presidente di Assinform, che, in un’intervista rilasciata al Corriere delle Comunicazioni, fa il punto sul futuro dell’informatica in Italia.
Presidente Angelucci, com’è la situazione?
Vorrei intanto chiarire che l’informatica italiana è un’industria. Una grande industria: deve sicuramente crescere, ma con i suoi 390mila addetti, le 92mila imprese e 20 miliardi di mercato non ci sono dubbi sulla portata del comparto. Il problema è che spesso il mercato non lo capisce ancora, e che quindi sarà necessario in futuro comunicarlo meglio.
Certo è che rispetto al periodo d’oro, quello della Olivetti, si è perso molto per strada. Si può recuperare ciò che abbiamo lasciato indietro?
Io il periodo d’oro di Ivrea l’ho vissuto in prima persona e credo che sia stato un momento irripetibile, anche perché gli investimenti nell’IT erano settoriali. Ora, nel mercato globale, gli investimenti devono essere globali e quindi, per quanto riguarda i settori di largo consumo, difficilmente l’Italia potrà giocare questa partita.
Mentre per quanto riguarda gli altri settori?
L’Italia dovrebbe puntare sulle nicchie ad alto valore aggiunto: dematerializzazione, politica di governo della finanza... In Italia ci sono tantissime eccellenze, e io vedo molto spazio per un made in Italy dell’IT. Basti pensare che il miglior software per la gestione dei vulcani lo abbiamo fatto noi. Mettendo assieme tante nicchie nasce un mercato, un’industria. Credo che l’informatica potrebbe seguire le tracce del mondo dell’arredo casa. Dovremmo replicare le multinazionali tascabili anche nel settore dell’IT, dove comunque già ci sono realtà come Txt o Replay. In Italia abbiamo inventato gli sms, abbiamo le opportunità di crescere ma il Paese deve investire di più: più occupazione, più innovazione. Lo ribadisco: tante nicchie fanno un mercato. È ovvio però che, anche in questa visione, i big standard, come la PA e il settore Finance potrebbero portare avanti il mercato in maniera molto forte.
Ma a livello concreto, quali potrebbero essere i primi step per gli investimenti di cui parla?
Un inserimento del comparto tecnologico nella detassazione degli investimenti sarebbe importante e stiamo cercando di pressare il Governo in questo senso. Abbiamo avuto il riconoscimento verbale che l’IT è un investimento, ma dobbiamo comunque misurarci con una coperta che è corta e non può coprire tutto. C’è da dire che l’esecutivo sta facendo una serie di cose importanti per quanto riguarda l’ottimizzazione della spesa, che libera risorse per gli investimenti innescando processi virtuosi che spostano la spesa da quella corrente a quella per investimenti. Se poi si vuole andare all’estero, non possiamo fare a meno del supporto della finanza: le nostre imprese sono storicamente sottocapitalizzate, e questo spesso impedisce loro di conquistare nuovi mercati che magari potrebbero essere alla loro portata.

Full story nel numero 15 del Corriere delle Comunicazioni in uscita il 14 settembre

07 Settembre 2009