Passaporto italiano per Emc

STRATEGIE

Intervista "doppia" ai due top manager dell'azienda. Liberato: "L’Italia per noi è più di un mercato". Fanizzi: "Il nostro cloud fa la differenza"

Marco Fanizzi, già responsabile del settore finance, è il nuovo country manager di Emc Italia. “Una promozione interna che premia le indubbie qualità mostrate da Marco - spiega Michele Liberato, presidente e Ad di Emc Italia - ma che mostra come Emc sia una società che crede nelle proprie persone e crea le condizioni per farle crescere”.

Come è cresciuta, e cambiata, la stessa Emc Italia. Guardarla con le lenti del passato, anche di appena tre anni fa, sarebbe deformante. Il 70% del management è cambiato, ora in azienda lavorano quasi 500 persone di cui moltissime entrate di recente, in questo tempo Emc è passata da società semisconosciuta (o meglio conosciuta quasi solo nell’Enterprise) a realtà sulle cui piattaforme transita il 24% di tutti i dati italiani e di ambizioni da vendere ne ha ancora molte. “Ci aspettiamo di raddoppiare il fatturato nei prossimi tre anni”, dice Liberato, l’uomo che ha guidato la “rivoluzione Emc” in Italia. Con una crescita conseguente anche dell’“anima” italiana dell’azienda: “Si è man mano intensificata la nostra partecipazione ad associazioni, fondazioni ed iniziative locali. In Emc non pensiamo all’Italia come un mero mercato, ma vogliamo davvero avere un passaporto italiano”.

Il mercato Italia, operativamente, passa nelle mani di Fanizzi: “Vogliamo dare maggiore qualità ai nostri clienti: è questo che fa la differenza in una situazione come l’attuale”, spiega il nuovo country manager. Rifocalizzazione del go-to-market, accentuazione di partnership e alleanze, forte rilancio del canale che già sta dando buoni risultati con le pmi: sono le leve della crescita su cui punta Emc.

Secondo Liberato, è fondamentale anche il gioco di squadra: “Oggi una ragione importante del successo di un’azienda sta nel riuscire a fare lavorare insieme le persone. Meglio disporre di pochi talenti che sanno collaborare e sono capaci di trainare l’intera azienda, che averne tanti che operano in modo cacofonico fra loro. E la squadra diventerà ancora più importante con l’avvento del cloud computing”.

“La complessità del cloud accentua il ruolo del lavoro in équipe - aggiunge Fanizzi -. Il successo del prodotto finale passa attraverso molteplici competenze specifiche, anche attraverso la collaborazione di aziende diverse”.
Non è un caso che Emc abbia deciso, come sottolinea Liberato, “di essere supporter del cloud, dei system integrator e degli outsourcer”. Niente ruoli diretti, dunque, a differenza dei competitor. “Stare dietro le quinte per supportare il successo degli attori diretti del cloud è una scelta diversa dai nostri competitor - ammette Liberato -. Però ci ha portato ad una leadership importante nelle tecnologie cloud”.
“Non vogliamo essere competitor dei nostri clienti: preferiamo supportarli con le nostre tecnologie nei loro modelli di business e nelle loro esigenze - aggiunge Fanizzi -. Non vogliamo fare i fornitori di servizi cloud, ma essere abilitatori del cloud. In questa logica, prevediamo partnership con system integrator e service provider nell’ottica di creare ecosistemi/community e modelli complessivi di business tra noi di Emc, vendor di tecnologie, system integrator, provider di servizi”.

Il “core” di Emc rimane comunque il dato. “Ormai è il caso di parlare di Big data - chiosa Fanizzi -. Si prevede che entro il 2015 le informazioni crescano di 44 volte. Solo il cloud potrà permettere di gestirle. E non solo per le aziende. Si calcola che una famiglia già ora abbia a disposizione 5 terabyte di dati. I dati esplodono, ma non basta la loro conservazione in sicurezza: ci vuole la capacità di accedervi, di ottenerne l’interoperabilità, di disporre di informazioni congruenti in tempo reale. Questo farà la differenza competitiva sul mercato. E su questo Emc è all’avanguardia mondiale”.

“Il cloud può essere una occasione fondamentale di risparmi e di rinnovamento nella PA e nel Paese - osserva Liberato -. Che senso ha l’esistenza di ben oltre mille datacenter pubblici? Il cloud è ormai un servizio maturo: si tratta di portarlo all’interno della pubblica amministrazione come applicazioni e come infrastrutture, come è stato deciso, ad esempio, in Francia. Avviare una simile iniziativa avrebbe effetti immediatamente positivi per lo sviluppo del Paese. Metterebbe in moto forze importanti, a partire dal settore dell’Ict, darebbe motivazioni serie per investire nelle reti broadband grazie alla nascita di servizi in grado di correre su quelle infrastruttura, migliorerebbero i servizi della PA, la sua gestione costerebbe meno, si alzerebbe la competitività complessiva del Paese”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 15 Novembre 2011

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