Bernabè: "La priorità è spingere gli investimenti"

L'INTERVISTA

In un'intervista al Corriere delle Comunicazioni il presidente di Telecom Italia, nel suo ruolo di numero uno della Gsma, accende i riflettori sulle sfide che attendono l'industria delle Tlc. "Internet ha innescato una mutazione profonda che riguarda l'intera economia europea e ogni stakeholder dovrà cooperare. Ma le telco hanno una marcia in più: radicata presenza sul territorio e conoscenza del cliente"

di Gildo Campesato

«Le telecomunicazioni stanno vivendo una trasformazione radicale che minaccia la struttura di base dell’industria», spiega Franco Bernabè. La causa di questo cambiamento si chiama Internet: “Ha modificato radicalmente il modo di lavorare dell’industria delle telecomunicazioni, anche se ancora non percepiamo tutte le implicazioni di questo cambiamento. È proprio nella definizione di ‘mondo connesso’ che sta il nucleo di questa rivoluzione, un mondo in cui miliardi di persone, imprese, organizzazioni e terminali sono messi in comunicazione da network come Internet”. Bernabè - tiene a precisare - piuttosto che da presidente di Telecom Italia ci parla da presidente della Gsma, l’associazione mondiale dei gestori di reti mobili. “Del resto, puntualizza, siamo nel pieno di una rivoluzione che interessa l’intero settore, non solo noi di Telecom Italia”.

Cosa comporta questa trasformazione?

Cambierà il modo in cui i gestori operano, soddisfano i loro clienti, fanno i conti con la competizione. Internet è diventato rapidamente un servizio di comunicazione di massa. Ciò ha avuto un impatto profondo sulla centralità del network su cui l’industria delle telecomunicazioni ha costruito la sua forza per più di un secolo.

Reti e servizi stanno divergendo.

L’industria delle telecomunicazioni, da sempre, è basata sull’associazione tra infrastrutture e servizi e sul principio che ogni evoluzione dei servizi si realizza con l’intelligenza integrata nel network. L’evoluzione sta, invece, spingendo l’intelligenza ai confini delle reti verso soggetti terzi, lasciando agli operatori telefonici il ruolo di trasportatori di dati. Più banda sarà disponibile, più veloce sarà la separazione fra rete e servizi perché i network possono trasportare servizi sempre più complessi senza più bisogno di una infrastruttura dedicata. Questo processo verrà accelerato dallo sviluppo delle reti ultrabroadband.

Un cambiamento dirompente.

Certamente, aree geografiche differenti stanno rispondendo in maniera differente. Gli Stati Uniti hanno adottato un laisser-faire pro-competitivo e una regolazione leggera. Alcuni paesi asiatici, come Giappone e Korea, stanno promuovendo lo sviluppo delle nuove reti con incentivi legati alla copertura. L’Europa si dibatte fra una regolazione pesante e limitati incentivi pubblici.

Vi ci trovate stretti?

Non è solo un problema delle telco. Il tentativo dell’Europa di trovare un adeguato compromesso fra regole e incentivi agli investimenti minaccia di ritardare gli obiettivi ambiziosi dell’Agenda Digitale. Realizzare la Digital Agenda europea implica un forte aumento degli investimenti degli operatori, ma anche un ruolo decisivo dei regolatori europei e nazionali. Gli investitori sono sempre più sensibili alle decisioni regolatorie, in particolare quando gli interventi delle Autorità vengono percepiti come se il loro unico obiettivo fosse quello di diminuire i prezzi wholesale. Il framework regolatorio europeo ha il potenziale di spingere la crescita, ma deve riconoscere quello che serve per supportare gli investimenti nelle nuove reti fisse e mobili.

Cambiare l’approccio regolatorio per stimolare gli investimenti?

È necessario guardare lontano, lasciando alle authority nazionali la possibilità di alleggerire la regolazione nei mercati ancora in una fase di sviluppo embrionale. L’attenzione dei regolatori non dovrebbe più concentrarsi nell’aprire i mercati riducendo i prezzi, ma lasciare più flessibilità ai business model dei nuovi servizi.

Anche per il rame?

Il dibattito se i prezzi del rame debbano diminuire per incentivare gli investimenti in fibra rischia di essere fuorviante, ma adottare un approccio di più lungo termine potrebbe creare le condizioni per investire.

Nuove reti più nuovi servizi: c’è futuro per le telco?

Sì, se le telco si concentreranno sullo sviluppo delle nuove reti e, allo stesso tempo, sapranno essere innovative nei business model, gestendo in modo proattivo la migrazione dell’intelligenza verso i confini dei loro network,  invece di subire passivamente questo processo. Non è una trasformazione facile, me ne rendo conto, per aziende che hanno una così forte competenza nello sviluppo dell’infrastruttura e nelle relazioni con i clienti, ma limitate esperienze nel software.

I mercati finanziari vi amano poco.

Credono poco nella capacità delle telco tradizionali di realizzare una trasformazione tanto profonda e sembrano pensare che i soli vincitori possibili siano i player over-the-top: grandi Internet companies, quasi tutte basate in America, che sviluppano i loro sevizi usando i nostri network per il trasporto. Per di più, la continua erosione dei prezzi dei servizi tradizionali come la voce - che rappresenta tuttora la quota maggiore di fatturato e di profitto - non viene compensata da una crescita dei volumi, e quindi, nei mercati maturi, assistiamo a una lenta decrescita del cash flow. Dall’altra parte alla forte crescita nel volume dei dati non corrisponde ad un aumento del cash flow tale da giustificare un massiccio upgrade delle reti.

Difficile dare torto ai mercati.

E invece no. Le telco mantengono vantaggi competitivi che ben difficilmente possono essere messi in discussione. Prima di tutto, la radicata presenza nel territorio grazie alla rete di accesso, ai servizi collegati di delivery e manutenzione, alla base clienti e, ovviamente, all’infrastruttura. In un ecosistema che cambia, dove il principale asset competitivo dell’integrazione fra rete e servizi è incerto, il maggior problema delle telco diventa come accrescere l’efficienza. Abbiamo un grande potenziale di innovazione e ottimizzazione dei processi, oltre che adozione di nuove tecnologie. Le aziende devono imparare ad adattarsi continuamente.

Ottimizzazione dei processi, riduzione dei costi: dov’è la crescita?

È la nostra sfida principale. Tutto corre sempre più veloce e la fase davanti a noi non è evolutiva, al contrario: le aree di crescita richiedono di essere identificate proprio mentre gli open standard vengono rimpiazzati da innovazioni proprietarie, i media tradizionali sono associati a contenuti user-generated, la globalizzazione di prodotti e servizi crea una esperienza d’uso comune in tutto il mondo.

Telco isolate?

Per identificare le aree di crescita è necessario che le telco lavorino insieme allargando l’approccio industriale verso un approccio di ecosistema che coinvolga tutti: operatori, fornitori di apparati, venditori di terminali, sviluppatori di servizi.

Faccia qualche esempio.

Lo sviluppo dell’infrastruttura di broadband mobile ci aprirà la strada per offrire servizi e applicazioni nuovi  e pervasivi. L’Internet delle cose diventerà sempre più una realtà quando la maggioranza degli oggetti che ci circondano sarà connessa ad Internet grazie alle reti mobili. E poi c’è il mobile commerce. Le tecnologie Nfc offrono forti garanzie di sicurezza e interoperabilità, soprattutto grazie alle soluzioni basate sulle Sim. E l’Nfc è più che semplice m-commerce o m-payment. È un intero mondo di servizi di prossimità che il “Sim-based Nfc” può abilitare e che miglioreranno la vita dei consumatori e dei cittadini.

I numeri sono ancora piccoli.

Ma cresceranno: abbiamo lavorato duramente per sviluppare uno standard comune e ora assistiamo ad una rapida diffusione. Secondo Strategy Analytics, nel 2016, ci saranno un miliardo e mezzo di terminali Nfc, per circa 50 miliardi di dollari in transazioni. Insieme all’approccio globale assicurato dalla Gsma, sono però necessari anche approcci regionali e nazionali, volti a creare le condizioni adatte per spingere questa tecnologia abilitante.

Di parla molto di Rich Communications Services. Una frontiera oltre la voce per le telco?

Ci muoviamo verso un ambiente di telecomunicazioni all-Ip. L’industria delle tlc ha definito l’evoluzione della comunicazione person to person in soluzioni come la Rich Communication Suite. Gli operatori stanno lavorando per lanciare già quest’anno servizi Rcs e si aspettano che siano disponibili terminali che supportino tali servizi. Annunci di lancio del nuovo servizio sono del resto già stati fatti in Spagna e in Germania.

Puntate molto anche nell’e-health.

Sono servizi che fanno parte di quello che è stato chiamato il Connected Living Programme che punta all’accelerazione delle embedded mobile technology. In questo campo sono già state avviate molte iniziative. L’m-Health è un significativo esempio di come le soluzioni mobili possono supportare una delle maggiori sfide della nostra società: assicurare a tutti servizi sanitari economicamente sostenibili e disponibili ovunque. Ma ci sono molte altre iniziative per la mobilità: mUtilities, mTransport e mEducation, per fare alcuni esempi. Sono tutti terreni di grande potenzialità di crescita per le telco che su questo hanno evidenti vantaggi nei confronti degli over the top.

Quali?

Sicurezza, affidabilità, qualità dei servizi. Il mondo connesso in cui le telco stanno evolvendo porta con sé  una rinnovata importanza del network e delle connessioni.

Perché vi date la patente di sicurezza?

La sicurezza è stata al centro dello sviluppo del mobile sin dall’inizio della sua migrazione dall’analogico al digitale. La tecnologia mobile è basata su standard disegnati proprio per assicurare le massime garanzie di sicurezza ai consumatori. Oggi il nostro ecosistema viene messo in discussione dall’emergere dei player Ott.  La sicurezza per gli utilizzatori finali di soluzioni non standard è divenuta estremamente complessa e in certi casi impossibile. Per questo credo in un nostro vantaggio competitivo.

Ci credete veramente?

Lo dicono i fatti: i nostri investimenti in sicurezza sono considerevoli. La nostra industria è ben attrezzata per rispondere a tutti questi bisogni, ma è uno sforzo che va riconosciuto e supportato a tutti i livelli. È poi di estrema importanza che l’evoluzione dell’industria delle telecomunicazioni sia basata su standard aperti che pongano al centro la sicurezza, soprattutto la sicurezza dei dati degli utilizzatori finali.

Tanto più in un mondo di cloud computing.

I servizi cloud sono nel Dna degli operatori di telecomunicazioni, che possiedono asset, relazioni con i clienti, conoscenza dei mercati locali, flessibilità nel billing: tutto quanto è necessario a proporre e fornire servizi di cloud computing di ottima qualità. Inoltre, gli operatori mobili, possono fare tutto questo anche in mobilità. I loro servizi cloud creano valore per i clienti, abilitandoli all’accesso ubiquo a dati, servizi e applicazioni, indipendentemente da dove siano e da quale sistema operativo o terminale usino. Grazie all’accesso ubiquo, gli operatori mobili possono supportare meglio applicazioni di sicurezza e di service provider. E non parlo solo di telco: il cloud computing può creare nuove opportunità realizzando spazi dove le terze parti possono sviluppare in modo sicuro nuovi servizi basati sulle infrastrutture di telecomunicazione.

Un altro mondo rispetto a quello tradizionale delle telco.

Un altro mondo dove dobbiamo imparare a vivere da protagonisti. Velocità, intangibles, connettività. Il nostro business non può più basarsi sulle vecchie regole perché nella nuova economia il ritmo del cambiamento è troppo veloce. In tutto ciò le compagnie di telecomunicazione europee devono essere pronte a competere a tutto campo sui mercati globali basandosi su qualità, flessibilità, innovazione e sostenibilità ambientale.

Una sfida vitale?

Sì, ma una così profonda trasformazione, dalle implicazioni socio-economiche estremamente complesse, non può essere intrapresa dalle sole aziende di telecomunicazione. L’industria delle tlc occupa in Europa più di un milione di persone e genera 20 miliardi di euro di tasse. Gestire questa trasformazione dirompente richiede che i governi, che hanno costruito da oltre 15 anni uno scenario competitivo puntando a indebolire i vantaggi degli ex monopoli, reindirizzino le loro energie verso una politica industriale attiva, mirata a creare un ecosistema favorevole alla realizzazione di questi profondi cambiamenti.

È un appello alla politica?

Le sfide che gli operatori di telecomunicazione stanno affrontando sono straordinarie e le risposte ad esse non sono semplici; tanto più che non abbiamo né storia né esperienze da cui imparare. Tuttavia, una cosa sembra chiara: tutto questo non è solo un problema delle telecomunicazioni ma una sfida per l’intera filiera che coinvolge telco, lavoratori, regolatori, governi, player over-the-top e clienti. Ognuno è chiamato a contribuire. E siccome ogni “disruption” porta anche opportunità, è importante che tutti gli stakeholder riescano a cooperare in modo proattivo per creare condizioni favorevoli per i  progressi di cui si avvantaggeranno tutti: le nostre aziende, i nostri dipendenti, i nostri clienti, i cittadini.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 02 Luglio 2012

TAG: gsma, franco bernabè, telecom italia

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