Cloud computing, ecco le nuove regole Ue

IL DOCUMENTO IN ANTEPRIMA

La Commissione europea si prepara a licenziare la nuova strategia sulla nuvola. Armonizzazione dei regolamenti nazionali, agevolazione del traffico transfrontaliero dei dati e condizioni contrattuali ad hoc i pilastri messi nero su bianco nel documento visionato in anteprima dal Corriere delle Comunicazioni

di Francesco Molica

Tre linee d’azione. Tre pilastri che organizzeranno le proposte e iniziative in materia, alcune delle quali sono già sul tappetto. E’ questo in essenza l’impianto della strategia sul cloud computing che la Commissione europea si accinge a licenziare nei prossimi giorni. All’atteso documento, che il Corriere delle Comunicazioni ha potuto visionare in anteprima, Neelie Kroes ha in più frangenti dichiarato di attribuire un’importanza strategica, a tratti storica. Non per un fortuito incastro di coincidenze, il commissario europeo alla società dell’informazione aveva scelto proprio la prestigiosa tribuna del Forum Economico Mondiale di Davos per dare il via al “buzz” sui contenuti del testo. “Il cloud computing cambierà la nostra economia” aveva esultato in quella circostanza.

Per tenere fede a questa prospettiva, la strategia della Commissione prevede la definizione di una cornice legislativa più “cloud-friendly” di fianco alla promozione attiva della nuvola digitale attraverso investimenti, aiuti alla ricerca e standard comuni, e intensificando inoltre il dialogo e lo scambio con i paesi terzi.

Il primo indirizzo o pilastro dettagliato nel documento punta a fare ordine nella giungla di regolamenti nazionali, comunitari e locali che continuano a costituire “una barriera al mercato unico digitale” imbrigliando la capacità d’azione dei suoi principali operatori. Allo stato attuale, la maggior parte dei paletti posti dagli stati membri si spiegano con le inquietudini pubbliche sulla circolazione e fruizione delle informazioni personali, “una delle aree più sensibili impattate dal cloud computing”. Preoccupazioni che, come la Kroes ha ribadito di recente, possono essere dissipate solo con l’ausilio di un corpo di “leggi chiare e coerenti”.

In linea con gli orientamenti contenuti nel pacchetto legislativo sulla protezione dei dati, attualmente in discussione al Parlamento europeo, la Commissione propone quindi di “sollecitare le autority nazionali a sviluppare nuove regole che disciplinino e agevolino il traffico transfrontaliero dei dati” e al contempo di addivenire all’elaborazione di “un codice di condotta” sull’uso del cloud. Il tutto corredato dal varo su scala europea di “standard” precisi e “meccanismi di certificazione” affidabili per il trattamento delle informazioni personali.

Uniformare ed espandere l’accesso degli utenti europei alla nuvola digitale, “a prescindere dalla posizione geografica”, è in tutta evidenza uno degli obiettivi centrali della strategia. Un traguardo che può essere tagliato solo a patto di iniettare una buona dose di flessibilità negli accordi che presiedono alla circolazione e distribuzione dei contenuti digitali, in particolar modo quelli coperti dal diritto d’autore. Sotto questo profilo anche la concessione delle licenze su più stati e il sistema delle “finestre” nazionali per la distribuzione di prodotti cinematografici e affini richiedono secondo il documento una decisa spinta armonizzatrice al cospetto di un quadro che si presenta ancora “ostico, ingombrante e costoso”. Bruxelles si prefigge anche di fare chiarezza sull’applicazione in ambito cloud delle norme relative all’esonero da responsabilità e sulle condizioni contrattuali che regolano i rapporti tra operatori della nuvola e consumatori.   

La Commissione è tuttavia persuasa che uno sforzo regolamentare sia condizione necessaria ma non sufficiente. Neelie Kroes lo ha del resto sottolineato più volte nei mesi scorsi: “voglio che l’Europa non sia solo cloud-friendly ma anche cloud-active”. Ragione per la quale il secondo pilastro della strategia suggerisce “che il settore pubblico occupi un ruolo preponderante nel forgiare la nuvola digitale”. Anzitutto con un impegno incisivo sul fronte della standardizzazione tecnica e organizzativa e dell’interoperabilità dei diversi sistemi. In questo solco si colloca anche la costituzione di una partnership sul cloud tra istituzioni e industria incaricata di identificare le priorità, le orientazioni strategiche e gli approcci tecnici più viabili, nonché criteri condivisi per le operazioni commerciali sul cloud nel segno di una cooperazione rafforzata tra pubblico e privato. Pronte anche una serie di misure di stimolo attraverso la mobilitazione dei programmi di finanziamento comunitari legati allo sviluppo delle infrastrutture e alla ricerca, a cominciare dunque dalla “Connecting Europe Facility”.

L’ultima colonna della strategia, infine, abbraccia il nodo della cooperazione internazionale, in specie con quei paesi già all’avanguardia sul versante del cloud: Stati Uniti, Canada, Giappone e svariate economie del sud-est asiatico.  Non si tratta solo di “condividere esperienze e soluzioni tecnologiche, bensì di collaborare sul piano legale per promuovere uno sviluppo della nuvola più efficace ed efficiente”. I forum internazionali preposti ad ospitare questo processo non mancano di certo: Wto, Onu, Ocse.

Il novero di misure e azioni tratteggiato nel testo, come si vede, è piuttosto ricco e variegato. Passare dalla potenza all’atto dipenderà però dalle tempistiche dell’iter decisionale comunitario e quindi dall’attività di Parlamento europeo e Consiglio. Appuntamento allora al 2013, quando la Commissione dovrebbe pubblicare un primo rapporto sui progressi della strategia.

 

 

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA 10 Luglio 2012

TAG: cloud computing, neelie kroes, commissione europea, parlamento europeo, onu, wto, ocse

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