Un made in Italy per l'informatica

FOCUS/ IL RILANCIO DELL'IT

Riqualificazione dell'offerta. E più integrazione dell'IT nei prodotti. Le ricette per la ripresa

di Elisabetta Bevilacqua
Lo stato di salute dell'informatica italiana? Non buono, stando ai monitoraggi più recenti (vedi articolo in basso). Le aziende IT italiane sono seconde in Europa per numero, ma il fatturato è pericolosamente al di sotto della media europea.

E la prognosi? Opinioni molteplici, spesso divergenti. Alcuni ritengono che l’informatica italiana sia avviata verso un declino dal quale è impossibile riprendersi con i meccanismi spontanei del mercato. Altri pensano invece che ci siano già oggi al suo interno le capacità per una ripresa. Ipercritico Giorgio De Michelis, professore di Informatica all’Università Milano Bicocca e creatore dell’azienda IT innovativa ItsMe. Per lui in Italia la grande informatica è scesa di livello e offre prestazioni a basso valore, peggiori rispetto a una decina di anni fa. “Per ricreare un mercato ad alto valore - dice - bisogna ragionare sul fatto che l’informatica italiana oggi non è in grado fare proposte innovative per aiutare le imprese. Impensabile ipotizzare un rilancio senza una riqualificazione dell’offerta”.

Meno critico Maurizio Cuzari, amministratore delegato di Sirmi, il quale ritiene che il percorso delle aziende IT italiane non sia stato troppo diverso da quello delle cugine europee. “Quando guardo all’IT italiana - dice - certo vedo un settore che non brilla per capacità di internazionalizzazione, incapace di generare un movimento globale di traino di clienti e consumatori, che non fa sistema ma anzi compete con armi lecite ed illecite. Inoltre non ha avuto nessun vero sostegno da parte delle politiche e dei governi degli ultimi 35 anni. Eppure la vedo vivere, non vegetare”.

Giancarlo Capitani, amministratore delegato di Assinform ammette che il panorama delle società di software e servizi è molto cambiato negli ultimi anni, ma non necessariamente in peggio. “L’informatica pubblica si è certo ridimensionata - dice - e grandi aziende sono diventate private, ma continuano ad operare sul mercato italiano. Con l’acquisizione di Finsiel, Almaviva, dopo una fase di transizione successiva al passaggio, sta riprendendo quota e resta il principale fornitore di servizi IT al settore pubblico”. Cita altre aziende pubbliche - come Consip che fa procurement (40% degli acquisti della Pal) e gestisce in outsourcing i servizi IT del ministero dell’Economia, e Sogei che gestisce il sistema informativo della fiscalità, considerata un caso di successo anche rispetto a strutture analoghe in Europa. “Sono nel frattempo nate e cresciute un’infinità di aziende a livello locale, la più importante delle quali è Csi Piemonte”, ricorda Capitani che evidenzia novità come il rilancio di Olivetti che, ritiene, assumerà un ruolo importante nell’ambito Ict.

Nel privato non mancano imprese portatrici di innovazione, come Reply la quale anche secondo De Michelis, ha lavorato bene sul modello di impresa “robusto, flessibile, a bassi costi fissi, ma con un’idea di qualità nei processi e nei prodotti”.
Altro esempio di successo indicato unanimemente è Engineering, oggi unica grande impresa italiana del settore dei servizi a competere alla pari con altri tre-quattro grandi gruppi espressione di multinazionali americane ed europee.

“Dobbiamo registrare capacità di rilievo anche in termini di nuovi modelli - dice Cuzari -: sistemi federativi come quelli di Reply, Visiant, Var Group; ecosistemi complessi come quelli di Zucchetti, Teamsystems, Esa Software, capaci di aggregare centinaia di partner locali con i quali vengono raggiunte decine di migliaia di medie e piccole imprese, microimprese, professionisti”. Cuzari ricorda “capitani di industria” eccellenti: “Penso a Cinaglia ed Amodeo, Tripi, Rizzante, Marini, Giugliano, a Castellacci e Moriani. Probabilmente, in un sistema Italia così instabile e approssimativo, più di tanto la nostra industria informatica non avrebbe potuto fare”.

Molto si potrebbe fare, secondo De Michelis, in direzione della riqualificazione dell’offerta, puntando all’individuazione degli elementi di forza e all’analisi dei casi di successo in settori come il food&wine e il fashion. L’obiettivo è individuare un made in Italy per l’Ict, fatto di integrazione dell’informatica nei processi e nei prodotti. “L’informatica made in Italy è quell’informatica di cui avrebbero bisogno le imprese del made in Italy cresciute negli ultimi 20 anni - sostiene De Michelis -. Ma nessuna delle imprese italiane di successo potrebbe affermare che l’informatica sia stata essenziale per il loro successo, come invece accade per Ikea, Ryanair, Zara”. Non mancano casi esemplari che coniugano tecnologia d’avanguardia con settori tipici del made in Italy. Nel fashion Pinko, il social network Glossom, il modello dell’outlet su web Yoox. “E tuttavia - chiosa De Michelis - alcune esperienze promettenti non fanno sistema in un mare di prestazioni di basso livello”.

14 Settembre 2009