Un neue kurs dalla domanda pubblica

FOCUS/ IL RILANCIO DELL'IT

"Serve un advisor istituzionale per facilitare l'aggregazione delle imprese"

di Enrico Luciani, AD Eustema
Dalla metà degli anni ’90 il mercato italiano dell’Ict ha assistito alla crescita e al consolidamento di grandi operatori. Complici la maggiore complessità dei progetti IT e il sempre più frequente ricorso all’outsourcing, le Pmi sono state progressivamente relegate al ruolo di subfornitrici. Ciononostante sono riuscite a ritagliarsi uno spazio di manovra, contribuendo ad una fetta consistente dei fatturati nazionali e all’effervescenza del mercato di “fascia bassa”.

Ma la cronaca degli ultimi anni racconta anche il paradosso vissuto dagli attori più piccoli dell’Ict nostrano: pur eccellendo spesso da un punto di vista tecnologico, non sono mai riusciti a consolidare competenze a livello sistemico e sviluppare un elevato know how commerciale e manageriale, vedendosi così preclusa ogni possibilità di recitare un ruolo da protagonisti sul mercato.

La crisi economica non ha fatto altro che arricchire di ulteriori toni grigi un quadro tutt’altro che roseo, rendendo ancora più incerte e problematiche le prospettive per una delle principali componenti produttive del Paese. È evidente come il momento di grande difficoltà vissuta dal mercato stia mettendo in discussione la stessa possibilità di sopravvivenza della piccola e media impresa mortificandone, nella maggior parte dei casi, la spinta innovativa e i livelli occupazionali. Gli ormai cronici ritardi nei pagamenti e i margini in caduta libera rendono sempre più difficile trovare risorse da investire per la propria crescita.

Quali potrebbero essere, allora, le condizioni per favorire la svolta? Un aiuto significativo, oltre che da maggiori contributi per la ricerca, potrebbe essere rappresentato da una migliore qualificazione della domanda, soprattutto pubblica. La PA, al momento, sembra il segmento più adatto a offrire spazi per la realizzazione di iniziative progettuali alla portata di attori di piccole e medie dimensioni.

È da qui che potrebbe partire il “nuovo corso” fatto di iniziative meno titaniche. Prevedendo delle corsie preferenziali, le Pmi potrebbero affrancarsi dalla condizione di “spalle” della grande impresa, giocando un ruolo di maggior protagonismo.
Naturalmente tale proposta non vuole volgere nostalgicamente lo sguardo ai finanziamenti a pioggia del passato… In un mercato che riconosce la “dimensione” come valore e fattore premiante, una più opportuna definizione della domanda contribuirebbe a ridurre il particolarismo e il frazionamento dell’offerta tipiche di questa componente produttiva. Stimolerebbe, inoltre, l’aggregazione di imprese e la loro organizzazione in network, favorendone la crescita ma preservandone agilità e dinamismo. E gli effetti sarebbero positivi, non soltanto per le aziende.

Lo stesso mercato avrebbe modo di confrontarsi con realtà che per natura e storia sono molto più competitive dal punto di vista dei costi. Una forma di aggregazione commerciale di questo tipo, inoltre, potrebbe rappresentare il primo passo verso processi di fusione utili a capitalizzare strumenti finanziari e fiscali già disponibili per il mondo della media impresa. Tale percorso potrebbe essere favorito da un “advisor istituzionale”, nato magari nel perimetro delle iniziative già adottate da alcuni istituti di credito per far uscire le aziende dall’attuale impasse. Questo, di fatto, aggregatore di imprese, aiuterebbe i soggetti più piccoli a valutare l’efficacia e la percorribilità di progetti di integrazione, seguendoli nei primi passi di un cammino post fusione.

14 Settembre 2009