Modena: "Silicon Wadi modello per l'Italia"

L'INTERVISTA

Parla il fondatore di Terra Venture Partners: "Meno burocrazia per replicare il successo israeliano"

di Antonio Dini

Un mix di formazione di alto livello, imprenditoria, attrattività per gli investitori e le grandi multinazionali, e scelte strategiche sostenute anche nei momenti più difficili dell’economia. Il successo della Silicon Wadi israeliana, la Silicon Valley del Medio Oriente, continua dal 1994, quando il governo di Israele aprì il primo round di fondi di investimento con 10 player internazionali invitati a investire nel paese con il 50% di copertura statale in caso di insuccesso. Nel 2000, alla fine del primo ciclo, nove fondi erano andati in attivo. “E gli investimenti sono proseguiti anche durante la bolla del 2000: si è passati da tre miliardi investiti a due nel 2011, rispetto al crollo del 75% in Europa”, dice Astorre Modena. Italo-israeliano, 41 anni, Modena è il fondatore di Terra Venture Partners, uno dei più importanti venture capital israeliani attivi nel settore delle Clean Technologies, che finanzia la creazione di start up nei settori dell’acqua, dell’energia e della sostenibilità ambientale. Prima di fondare Terra Venture, Modena ha, tra le altre cose, lavorato a Israel Seed Partners e presso McKinsey a Parigi, dopo il dottorato in fisica.
È replicabile il modello israeliano in Italia? Cosa serve?
Tre o quattro realtà di Venture capital ci sono, e anche gli incubatori. Mancano un po’ i fondi di investimento e soprattutto lo spirito. Lo spirito imprenditoriale, innovativo, di spinta veloce verso il mercato, e la capacità di rendere rapidamente internazionale la società. Per Israele è una necessità: è un paese piccolo, non ha mercato regionale, deve competere con le società di tutto il mondo. Inoltre, l’Italia non attrae partner internazionali.
Quanto pesa invece la capacità di formare laureati di alto livello?
Moltissimo. Israele è nei primi posti al mondo per il numero di scienziati e ingegneri. C’è un’enorme domanda di ingegneri perché ci sono tantissime start up e questo attrae attori internazionali. Apple ha aperto di recente il suo primo centro di ricerca al di fuori della California. E ha scelto Israele. Ci sono 5mila start up hi-tech, più di cento grandi aziende internazionali come Intel, con 10mila dipendenti, e ognuna ha dai 100 ai 10mila impiegati, quasi tutti nella ricerca.
Qual è il ruolo dell’Italia?
L’Italia è il secondo partner israeliano per quanto riguarda il mercato delle joint venture nella ricerca e sviluppo israeliane. Le basi per una crescita della collaborazione ci sono: da parte israeliana non solo c’è forte interesse commerciale per l’Italia, ma anche turistico. Negli investimenti siamo indietro, ma c’è molto commercio: ci sono circa 1,5 miliardi di dollari di interscambio.
Cosa si può fare per attivare il circuito interno fra capitali, talenti e start up?
Dall’Italia escono molte idee scientifiche interessanti. E forma degli ottimi ricercatori. Ma il resto è difficilissimo: bisogna sprovincializzare i ragazzi, come si fa in Israele, portandoli a vedere altre realtà e altre università. E poi nell’università bisogna avere un atteggiamento di apertura al business: in Israele i professori del politecnico sono titolari anche di una o due start up a cui lavorano per un paio di giorni alla settimana. Questa mentalità in Italia manca quasi completamente. La strada possibile per molti giovani è quella dell’imprenditoria. Serve l’aiuto di governo e università, per riuscirci. Ma  anche investire nel capitale umano e attrarre capitali anche stranieri, semplificando e non complicando la strada burocratica.
Quali sono esempi di start up innovative sulle quali avete investito in Israele?
Abbiamo 9 società in portafoglio nei nostri settori di focus, con un flusso (una al giorno) di proposte di nuovi investimenti enorme. Sono già pronte per il mercato: Phoebus, che fa sistemi per rendere molto più efficienti aria condizionata e riscaldamento per hotel e ospedali; Linum System che ha creato condizionatori d’aria solari; Wi-Charge, che sta finalizzando uno straordinario sistema per ricaricare senza fili tutti gli apparecchi elettronici di casa con un sistema ottico, non per induzione, in un raggio di dieci metri. E infine Silentium, con tecnologie avanzatissime per la cancellazione del rumore: abbiamo una poltrona da treno avvolta in una bolla del silenzio che vi farà innamorare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 20 Settembre 2012

TAG: silicon wadi, astorre modena

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