Myspace, Justin Timberlake annuncia il New Deal

IL RILANCIO

Il social network musicale punta al rilancio. Via Twitter un messaggio della pop star, fra gli azionisti di Specific Media, la società che detiene il 95% delle azioni

di Corrado De Paolis

“Hello. Welcome. This is Myspace”. E' il messaggio che campeggia da ieri sulla pagina di benvenuto della versione beta del new Myspace, della pagina di lancio del restyling del social network più utilizzato prima dell’esplosione di Facebook. Myspace sta tornando o meglio, non essendo mai sparito, cercherà di ritornare ai fasti e alle visite che nel 2006 ne avevano decretato il dominio assoluto tra i mezzi sociali offerti dal Web. La conferenza stampa di presentazione e il lancio dovrebbero esserci al netto delle indiscrezioni intorno all’estate 2013.

A far rumore nell’etere e a regalarci l’annuncio è stato Justin Timberlake, uno degli azionisti della Specific Media, società californiana che insieme alla pop star detiene il 95% delle azioni del social (operazione del luglio 2011 con la spesa non colossale di 35 milioni di dollari, non colossale soprattutto se paragonata ai 580 milioni spesi dalla News Corp di Murdoch nel 2005 per comprare da Intermix Media). Un tweet del cantante è bastato per far rimbalzare l’attenzione dei media mondiali sulla novità.

Dunque Myspace ci riprova e lo fa infilandosi nell’alveo stilistico grafico di tutti i social network che non siano Facebook e Twitter e delle applicazioni mobile. Promo con base indie o simile (in questo caso Jjmaz con Heartbreath), immagini in movimento con mouse e barre che mostrano la trama di un’azione o di una ricerca, patina da rivista lifestyle, lo stesso Timberlake, ottime intenzioni e l’offerta di possibilità da non perdere.

Una volta effettivamente il network offriva possibilità e presenza in rete, che nessuno poteva permettersi il lusso di perdere. Poi la crisi, che coincise più o meno con l’ascesa di Facebook, in particolare con l’entrata prepotente di Facebook nel mondo e negli ambienti dei profili personali.

Pochi forse ricorderanno, ma Myspace negli anni della sua esplosione, indicativamente dal 2003 al 2009, ovvero dagli albori con la proprietà Intermix Media fino all’apice massimo della gestione Murdoch, era un punto di riferimento. L’unico in Italia almeno per i meno pionieri. Ed era un riferimento non solo per la musica, unico segno certo rimastone nella memoria dei più, ma anche nei profili personali. Insomma il luogo più frequentato per  una presenza umana alternativa a quella reale a prescindere dall’attività e dagli hobby degli utenti.

Poi lentamente il declino, (nell’ultimo mese secondo Alexa è al 198° posto per traffico sul web, tra Google Colombia e il sito cerca servizi cinese 58.com, ai primi tre posti Facebook, Google e YouTube tutti .com ) e il calo della capacità di attrarre, certificato purtroppo anche dalla chiusura nel giugno 2009 della sede italiana. La crisi fu imputata a due fattori, uno legato indissolubilmente all’altro. La poca agilità per così dire dei profili sia in termine di gestione che di visualizzazione e quindi l’abbandono di massa dell’utenza generalista nella migrazione verso Facebook.

Forse se non fosse esistito Facebook nessuno si sarebbe reso conto della differenza e ora saremmo ancora con le cronache a quattro anni fa. Ma Zuckerberg bene o male che se ne voglia dire invece esiste ed è singolare come molti commentatori delle cose del Web abbiano dato risalto al fatto che nel prossimo nuovo Myspace si accederà anche da Facebook, e da Twitter, sfruttando il login trasversale che molti applicazioni siti e social già usano. (Sull’attuale Myspace è già segnalata la possibilità di utilizzare un “Mashup con Facebook”).  

Ecco che Myspace quindi sembrerebbe voler  ripartire partendo da una breve su Twitter e avallando l’uso dell’account dei concorrenti. Ma come ripartirà.

Intanto il logotipo dopo il primate MySpace e i vari errori di ortografia subiti (ora per esempio è utilizzato in pagina mypsace mentre nel tag title Myspace) si è assestato su Myspace. Poi scorrendo la lunga story promozionale si intuisce l’idea di una ricercata interazione tra persone, artisti, playlist, ricerche facili, contatti diretti con i propri idoli. Insomma l’idea di voler essere un “Social Entertainment” che utilizza le note come base per l’interazione tra persone, musicisti e le note stesse. Arricchendo il tutto con l’upload ben curato e agile di immagini e video.

“So whether you’re a musician, photographer, filmmaker, designer or just a dedicated fan, we’d love for you to be a part of our brand new community”. Così conclude infatti il breve body sulla nuova homepage beta. Una dichiarazione  quindi interpretabile come la volontà di creare uno spazio riservato a creativi, alla creatività pubblica e privata.

Creatività e musica. Potenzialmente Myspace potrà essere uno spazio per pochi o per tutti, e ancora una volta potrebbe trovarsi davanti il bivio tra un mercato di nicchia come quello musicale che l’ha tenuto in vita o l’espansione generalista appannaggio di chiunque. Ovvero degli stessi che ne hanno decretato il ridimensionamento.

Bisognerà aspettare, osservare le prossime mosse. Come vorrà posizionarsi, e come gli utenti ne modificheranno la posizione e le scelte puntando sui punti di forza e scolando le plaghe considerate inutili. Poi bisognerà osservare come verranno gestite le Ads, se ci saranno nuove applicazioni per il mercato mobile o se addirittura la possibilità di svilupparne di interne. Se cresceranno interazioni con altri ambiente musicali come Spotify.

Ci sarà parecchio da osservare e occorrerà attendere. È poco ancora il materiale offerto da un solo spot per giudicare e votare. Anche perché  non è detto che andrà male, non è detto che un quarto grande player  in questo gioco di giganti social non faccia comodo a tutti, e non è detto che un giorno possa riaprire una sede in Italia. E visti i tempi, delle scrivanie libere che diano sollievo a qualcuno potrebbero essere solo che ben viste.

 

 

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA 26 Settembre 2012

TAG: myspace, justin tmiberlake, specific media, facebook, google, news corp, rupert murdoch, jjmaz, heartbreath, intermix media, twitter

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