Social shopping, così l'Italia sfida Groupon

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Tra gli attori nostrani c'è Glamoo che tramite una app offre social location-based commerce. Il mobile leva di sviluppo per le piattaforme italiane

di Patrizia Licata

Il panorama del social shopping è in forte evoluzione e i nuovi siti, anche italiani, si moltiplicano (quasi) alla velocità dei famosi coupon. La ricerca da parte del pubblico degli internauti dei deals, i buoni affari che si realizzano su Internet grazie all’acquisto di gruppo, viene alimentata sia dalla crisi economica sia dalla curiosità di provare nuovi prodotti e servizi. Ma soprattutto, se il social (e il mobile) sono le parole d’ordine del momento, anche gli acquisti non sfuggono al cambiamento nei comportamenti dei consumatori, tanto che Eurispes nel “Rapporto Italia 2012” ha definito il social buying, nella cui arena proliferano i gruppi di acquisto, i siti di coupon e sconto, il “vero fenomeno del 2011”; questi siti sono “interpreti di un’esperienza di consumo personalizzata e sociale al tempo stesso”. 

I leader del settore sono internazionali - Groupon, Groupalia, Letsbonus - ma, come rivelano le misurazioni Nielsen, ci sono diversi player italiani ben posizionati, come Glamoo, specializzato nel Social Location-based commerce (ha una app per iPhone che geolocalizza l’utente notificandogli in tempo reale le offerte più rilevanti disponibili nelle immediate vicinanze), Poinx e Jumpin. Italiani o stranieri, il funzionamento è simile: questi siti sono degli intermediari tra il venditore e gli utenti Internet. Il venditore (negozio, professionista, ristorante, hotel, ecc.) promuove un bene o servizio in sconto con l’obiettivo di attirare nuovi potenziali clienti. Il bene o servizio scontato viene proposto al pubblico (di solito tramite newsletter a cui ci si iscrive e che si ricevono quotidianamente nella posta elettronica) per un tempo limitato e per specifiche aree geografiche.

L’acquirente compra su Internet il coupon e si reca nel punto vendita fisico per trasformare il buono-sconto in un bene o servizio effettivo: una cena al ristorante, un massaggio al centro estetico, una cura dal dentista, un soggiorno in hotel. Il sito di deal, una volta conclusa la vendita online, accorda al venditore il ricavo trattenendo una percentuale variabile. Misurare questo business non è facile, perché alcuni siti del couponing (tra cui Groupon) non rivelano le performance dell’anno in corso. Si tratta comunque di alcune centinaia di milioni di euro e, secondo i dati dell’Osservatorio NetComm eCommerce B2C in Italia, il social shopping fornisce un rilevante contributo allo sviluppo dell’e-commerce in Italia: nel 2011 ha partecipato per quasi un quarto della crescita delle vendite online. “Con 10,2 milioni di utenti, pari a circa il 35% dei navigatori, nel 2011 il social shopping ha registrato in Italia un vero e proprio boom”, concorda Cristina Papini, research & analytics sales director di Nielsen. Anche se il fenomeno sta già toccando la fase della maturità e trasformandosi, continua l’analista: a metà 2012, la crescita in termini di audience si è arrestata, stabilizzandosi sui 9,8 milioni di navigatori; in più lo scorso anno le offerte attraevano una rilevante quota (il 42%) di giovani fino a 34 anni, mentre oggi sono consultate da un’audience più adulta, leggermente più femminile e di istruzione più elevata.

Ma se il social shopping, sostituendosi ai tradizionali annunci territoriali grazie alle potenzialità offerte da Internet, promette un proficuo business per gli operatori e dà visibilità alle imprese locali, si tratta di un buon affare anche per i consumatori? Le esperienze deludenti non mancano, perché i siti del couponing possono essere molto carenti dal punto di vista dell’assistenza post-vendita: difficile presentare un reclamo o farsi rimborsare se il servizio non corrisponde a quanto pubblicizzato. L’Antitrust, in seguito a una segnalazione di Cittadinanzattiva, ha aperto un procedimento a danno di Groupalia per poca trasparenza delle informazioni, pubblicità ingannevole e ingiustificati ritardi nella restituzione delle somme. Secondo Groupalia, però, a rimborsare o risarcire il consumatore devono pensare i partner, cioè chi dopo il coordinamento e la promozione di Groupalia è chiamato a consegnare il bene o erogare il servizio, e funziona così in generale su tutti i siti di social shopping (i problemi non riguardano solo Groupalia).

L’utente può far riferimento a quanto consigliano le associazioni dei consumatori o confrontare le offerte sugli aggregatori: si può andare su Tuttodeal.it e Piudeal.it o sull’ancora più evoluto Yoodeal.it, motore di ricerca semantico del social shopping tutto italiano che non solo mette in ordine le offerte, ma le pone in graduatoria in base a vari parametri come il prezzo, il giorno e l’ora, le preferenze e i gusti dell’utente nonché la reputazione del commerciante.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 30 Settembre 2012

TAG: groupon, groupalia, letsbonus, eurispes, nielsen, poinx, jumpin, glamoo, cristina papini, cittadinanzattiva

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