Huawei e Zte al contrattacco: “Gli Usa fanno protezionismo”

SPIONAGGIO INDUSTRIALE

Le due aziende cinesi replicano all'accusa di spionaggio del Congresso: “Siamo trasparenti e collaborativi”

di Luciana Maci

Huawei e Zte, i due colossi cinesi dell’IT accusati ieri dal Congresso Usa di “costituire una minaccia per la sicurezza e rappresentare una potenziale fonte di spionaggio industriale” per gli Stati Uniti, si difendono rivendicando la trasparenza delle proprie operazioni, gli ottimi risultati finanziari e soprattutto accusando gli americani di “protezionismo”.

Per il vicepresidente di Huawei, William Plummer, il documento non fa che “politicizzare problemi di sicurezza comuni a tutto il settore”. Secondo il manager il risultato del report, frutto di 11 mesi di indagine, era “già scritto; l’agenda politica prescriveva di colpire la Cina e tenere in ostaggio un’azienda innocente e indipendente”. Plummer ha anche smentito le accuse rivolte a Huawei dal Congresso di non aver collaborato fornendo ai responsabili le necessarie informazioni su finanze e organico.

Stessa linea difensiva da parte di Zte. “Abbiamo instaurato un livello di collaborazione con il Congresso mai realizzato prima da nessuna azienda cinese” ha sostenuto in un documento il gruppo con sede a Shenzen. “Da aprile 2012 gli abbiamo fornito prove che dimostrano come Zte sia la company più trasparente, indipendente e impegnata a livello internazionale di tutta la Cina”. Zte ha inoltre sottolineato che i suoi apparati sono “sicuri e certificati”.

Particolarmente indignato il commento apparso oggi sul China Daily, tra i principali quotidiani del Paese asiatico. “Il report del Congresso – scrive l’anonimo editorialista – ha svelato una mentalità da Guerra fredda e protezionistica tra i politici di Capitol Hill, mirata a contenere gli investimenti cinesi che potrebbero portare nuove occasioni di business e opportunità di lavoro per la fiacca economia statunitense. Il protezionismo o gli interventi contro il mercato – prosegue il testo - non sono mai una scelta saggia per Washington: pratiche del genere possono danneggiare noi e loro”.

Infine sempre il China Daily riporta oggi in bella evidenza la notizia che il governo neozelandese ha respinto le preoccupazioni dei partiti di opposizione relative alla presenza di Huawei nel Paese.  Dopo il report del Congresso Usa, infatti, Verdi e Laboristi hanno sollecitato il governo a indagare sul colosso cinese, che si è appena aggiudicato contratti per l’upgrade della rete di banda larga in Nuova Zelanda. Ma il ministro dello Sviluppo economico, Steven Joyce, ha assicurato che gli organismi per la sicurezza del Paese avevano già effettuato uno screening su Huawei per accertarne l’affidabilità.

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA 09 Ottobre 2012

TAG: Huawei, Zte, William Plummer, China Daily, Steven Joyce

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