Telecom Italia: rinviata a fine marzo istruttoria su posizione dominante

IL CASO

L'Antitrust ha prorogato di sei mesi l'indagine, avviata due anni fa a seguito delle segnalazioni di Fastweb e Wind che accusavano l'incumbent sia di ostacolare l'avvio di servizi concorrenti sia di fare sconti anticoncorrenziali nelle aree in Ull

di Luciana Maci

Si concluderà il 30 marzo 2013 l'istruttoria aperta a giugno 2010 dall'Antitrust su Telecom Italia per verificare un eventuale abuso di posizione dominante. Lo ha deciso la stessa Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che oggi ha annunciato la proroga di altri sei mesi (il termine precedente era il 30 settembre) della durata delle indagini avviate oltre due anni fa su segnalazione di Fastweb e Wind. Le accuse sono di aver ostacolato i concorrenti (Olo) nell’offerta di servizi alla clientela finale, sia rifiutando richieste di attivazione di servizi all'ingrosso dei concorrenti per la fornitura di servizi ai clienti finali, sia applicando sconti alla clientela business nelle aree aperte all'Unbundling Local Loop (Ull) tali da non consentire agli operatori alternativi di competere in maniera efficace.

Come si legge nel Bollettino dell’Authority, la decisione è stata presa “considerata l'ampiezza della documentazione agli atti, la complessità degli elementi da valutare e, al tempo stesso, la necessità di procedere ad approfondimenti in vista degli ulteriori adempimenti istruttori”.

Lo scorso marzo, con una delibera cosiddetta “interprocedimentale”, l'Antitrust aveva respinto gli impegni che Telecom Italia aveva presentato per cercare di chiudere il procedimento ed evitare la procedura di infrazione.

Aperta il 23 giugno del 2010, l'istruttoria mette in luce due distinti comportamenti potenzialmente abusivi. In particolare Telecom avrebbe opposto motivazioni tecniche ingiustificate o pretestuose, o non avrebbe adottato la sufficiente diligenza, nella fornitura dei servizi fondamentali per le imprese concorrenti per accedere alla rete fisica e alla banda larga. Se confermato, il boicottaggio tecnico, operato attraverso un elevato numero di rifiuti di attivazione, avrebbe avuto effetto sui mercati al dettaglio dei servizi vocali e dei servizi di accesso voce ed Internet, ostacolando sensibilmente gli operatori alternativi nell’offerta di servizi alla clientela finale, con evidenti ripercussioni negative anche per quest’ultima.

L’altro comportamento riguarderebbe l’attuazione di politiche di prezzo particolarmente aggressive nelle aree dove i concorrenti possono avere accesso alla rete attraverso l’Unbundling (affitto dell’ultimo miglio), con sconti molto elevati rispetto ai prezzi praticati dalla stessa Telecom nelle aree meno esposte alla concorrenza, e comunque a prezzi inferiori ai costi sostenuti all’ingrosso dai concorrenti per l’Ull.

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA 22 Ottobre 2012

TAG: Antitrust, Telecom Italia, Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Authority, Fastweb, Wind

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