Faccioni (De Longhi): "IT asset strategico"

CIO VISION

Il Cio dell'azienda: "In aumento la spesa per sostenere l’espansione. E presto lanceremo piattaforme per l’e-commerce"

di Dario Banfi

Fabbrica elettrodomestici dal 1974 e non manca di ricordare la propria italianity quando si presenta al mondo. De Longhi è una delle poche multinazionali del Paese in costante espansione, soprattutto nei mercati emergenti. Con 7.300 addetti e ricavi per 1,8 mld di euro nel 2011, ha fatto dell’IT un asset strategico per creare sinergie interne e sviluppo. Focalizzata su tecnologie Sap oggi guarda con interesse anche al Web. Ne parla con noi Daniele Faccioni, Cio del Gruppo De Longhi.
La recente divisione industriale e in Borsa del Gruppo De Longhi in due società dedicate alle household appliances e alla climatizzazione ha avuto un impatto sui sistemi informativi?
No. L’Ict di Gruppo continua a essere controllato da un’organizzazione centrale che governa le infrastrutture, i sistemi di comunicazione e le componenti portanti della piattaforma applicativa Sap per tutto il mondo. Nelle aree periferiche, a livello locale e sulla base di una suddivisione per marchi, esistono comunque aree Ict associate alle singole company che gestiscono l’informatica individuale, le reti e le applicazioni locali.
Qual è oggi la sfida più complessa per l’IT di Gruppo?
Fornire un “sistema” che consenta di operare per processi integrati. De Longhi è nata e cresciuta internamente, ma anche grazie ad acquisizioni di società produttive o marchi, come nel caso di Kenwood e Braun. I prodotti nascono e sono ideati in Italia, Inghilterra e Germania. La produzione è suddivisa, invece, tra Italia, Cina, Romania e Germania. Alcune fasi sono demandate a produttori esterni, soprattutto cinesi, mentre la distribuzione riguarda tutto il mondo. Le reti commerciali, infine, si basano su filiali locali. Come si può intuire la sfida più complessa riguarda l’integrazione: se si muove una foglia in Brasile, lo stabilimento in Cina deve saperlo. Produzione, assemblaggio, distribuzione e aspetti commerciali: l’IT deve legarli in una rete unica e distribuita di informazioni.
Su quale parte della catena del valore avete posto i maggiori investimenti?
Sulla supply chain, ma dal punto di vista del governo degli ordini. In altre parole puntiamo a intercettare con precisione il fabbisogno, coinvolgendo la rete commerciale, in modo da fare confluire i forecast di vendita e guidare il sourcing del prodotto, coinvolgendo da una parte gli stabilimenti e dall’altra i giusti fornitori esterni.
E come condividete e proteggete le fasi più delicate di progettazione?
Nel Gruppo sono differenziate per marchio: i tre principali sono De Longhi, Keenwood e Braun. Nel tempo queste aree hanno sviluppato modalità proprie di progettazione. Ora stiamo cercando di uniformare i  processi mantenendo le specificità di ciascuna organizzazione, favorendo la collaborazione con i progettisti cinesi e con gli studi esterni.
Dove si trova fisicamente il cuore dell’IT di De Longhi?
I maggiori data center sono collocati a Treviso e Hong Kong. Il primo serve tutta l’area europea, Africa e Sud America. Il secondo il Far East. Il Nord America ha un piccolo data center a New York, che però stiamo migrando in Europa. Le maggiori competenze sono concentrate in Italia per garantire una più elevata efficienza e una più alta qualità delle soluzioni prodotte.
Dal punto di vista della strategia guidata dall’IT qual è il progetto più significativo degli ultimi anni?
Sicuramente l’azione che stiamo portando avanti per dare maggiore attenzione al consumatore finale. Finora i nostri principali clienti sono stati i dealer: catene di distribuzione e negozi specializzati. Oggi vogliamo migliorare il rapporto diretto con il consumatore finale. Da una parte stiamo sperimentando nuovi negozi a marchio De Longhi, dall’altra useremo le tecnologie Internet in maniera intensiva.
Come?
Stiamo lanciando a livello mondiale piattaforme di e-commerce per i marchi De Longhi e Kenwood. Abbiamo concluso da poco il primo progetto pilota sul mercato olandese. A breve estenderemo i nuovi e-shop in tutto il mondo. Ciascun mercato avrà un suo negozio differenziato. Fare e-commerce in Cina o Germania sarà differente: si tratterà di ulteriori canali di vendita di appannaggio specifico dei mercati locali. Le filali commerciali olandesi o brasiliane, per esempio, decideranno in autonomia quali prodotti inserire nello scaffale del negozio elettronico o a quali condizioni vendere.
È un progetto guidato da Italia?
Gli aspetti commerciali e di marketing sono controllati dall’Inghilterra, la piattaforma tecnologica e tutta la parte IT invece sono gestite centralmente qui in Italia.
Quali tecnologie utilizzerete?
Diverse, con prevalenza di moduli Sap.
Qual è la raoadmap dei nuovi e-shop?
I prossimi mercati raggiunti via web saranno Uk, Stati Uniti e Belgio.
Questo vi avvicinerà al cliente finale?
Sì, in realtà stiamo lavorando anche sulla migliore comprensione della consumer experience. Ci stiamo dotando di strumenti per intercettare e classificare ciò che avviene nel mondo Internet intorno ai nostri prodotti e all’opinione che i consumatori se ne fanno. Vorremmo dotare ciascun ufficio  marketing con tool di questo tipo, oltre a raccogliere per via informatica dati di post-vendita: necessità di manuali, formazione sui prodotti ecc. Valutazioni e suggerimenti di questo tipo ci serviranno per migliorare i prodotti e incontrare le necessità dei clienti.
Come gestite i budget IT? State investendo in questo periodo?
Per curare meglio l’IT abbiamo costituito una società in seno al Gruppo. Si chiama e-Services e fornisce servizi Sap a De Longhi in tutto il mondo. Rivende servizi anche a terzi e amministra la quota più rilevante di investimenti IT. Ha un fatturato di 8 milioni di euro all’anno, escludendo i costi dell’informatica gestita a livello locale. L’esperienza acquisita da e-Services sul mercato esterno e “captive” ci consente di essere più propositivi ed efficienti nei confronti di tutti i clienti, compreso quello interno, ovvero De Longhi. I nostri investimenti stanno aumentando quasi per necessità, per sostenere l’espansione del Gruppo.
Quale è il ruolo dell’IT in De Longhi?
Essere dei facilitatori. L’Ict deve fare in modo che le iniziative di business intraprese in tutti i settori aziendali siano più semplici grazie al nostro apporto.
 

©RIPRODUZIONE RISERVATA 29 Ottobre 2012

TAG: cio, de longhi, Daniele Faccioni

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