Quanti big dalle ceneri di Nortel

AZIENDE

Con la cessione di Avaya della unit Enterprise si delinea l'eredità del gigante canadese

di Alessandro Longo
Un altro grande pezzo di Nortel se ne va, comprato da Avaya: la divisione Enterprise Solutions. E non è che l’inizio. Tra sei mesi non ne resterà più niente, mentre dalla sua fine emergeranno giganti e nuovi rapporti di forza. Il mercato dei prodotti voce e quello delle tecnologie wireless si risveglieranno più consolidati, dopo la scomparsa di una delle aziende che hanno fatto la storia delle telecomunicazioni.
Nortel ha innovato più di tante altre, arrivando a investire, nei momenti d’oro, oltre il 20% del fatturato in ricerca e sviluppo. Storia passata, ora sono altri i protagonisti: la vendita della divisione Enterprise (ormai confermata, a settembre), per 1,13 miliardi di dollari, “rende Avaya il leader mondiale per i prodotti voce nelle aziende e nelle pubbliche amministrazioni, con una quota del 23%. È del 40% in Nord America”, commenta Bob Hafner, analista di Gartner. “Quota che sale al 55%, nel mondo, per il mercato contact center - aggiunge -. È un segnale che il mercato contact center sta maturando”, conferma Daniel Hong, analista di Datamonitor. Avaya ci è riuscita battendo un’offerta di Siemens.

Ovum nota che, di questa divisione, l’aspetto più interessante per Avaya è il canale di vendita di Nortel, molto fedele.
Il reparto più innovativo è invece il settore delle comunicazioni unificate (unified communications and collaboration), che ancora stenta a decollare. Nortel vi aveva scommesso molto (è stato il primo partner di Microsoft, a riguardo). Adesso è certo che saranno altri, Avaya in testa, a godere di quanto seminato finora e della crescita prevista per i prossimi anni.
Ben diversa è la strategia seguita da Nortel nel ramo wireless: qui ha voluto tenersi aperta una porta sul futuro, nonostante tutto. A luglio ha venduto a Ericsson la divisione wireless per 1,13 miliardi di dollari, la quale comprende le tecnologie Cdma e Lte (Long term evolution). Eccetto però i brevetti Lte, che sono un bene molto prezioso in vista del boom previsto per questa nuova generazione di reti mobili. Il mercato dei vendor di infrastrutture Lte varrà 1,4 miliardi di dollari nel 2010, contro i 316,5 milioni del 2009, secondo Gartner. Nortel per ora si è limitata a dare in licenza a Hitachi alcuni brevetti Lte e poi potrebbe cercare di valorizzarli nei prossimi anni (a riguardo il management non ha ancora dichiarato le intenzioni). Per il resto, “la vendita della divisione wireless impatta solo negli Stati Uniti e in Cina; solo per il mercato Cdma”, dice Jouni Forsman, analista di Gartner. Il Cdma (assente da noi) è una tecnologia destinata a cedere il passo all’Lte, ma è ancora profittevole. “Le tecnologie Lte acquistate sono poco interessanti per Ericsson: ha già le proprie, mentre era debole sull’Cdma nei confronti di Huawei, Nokia Siemens, Motorola e Alcatel Lucent”, aggiunge.

Entro la prossima primavera, Nortel venderà anche le altre tre divisioni rimaste: a giugno ha infatti annunciato di rinunciare alla ristrutturazione, cominciata a gennaio. La divisione Gsm (con sede in Francia) probabilmente sarà venduta a breve (è in liquidazione, con scadenza a ottobre). La vendita della divisione reti ottiche a banda larga è in fase avanzata di trattativa, secondo dichiarazioni ufficiali.
La terza è la divisione delle centrali Voip. Sarà venduta infine la partecipazione nella joint venture LG-Nortel (ha una quota di maggioranza). 

Alla fine, quindi, oltre ai brevetti, a Nortel resteranno solo i contratti di servizio e di assistenza, che non sono trasferibili. Fino alla loro scadenza e alla vendita dei brevetti, sopravvivrà un fantasma di azienda, non più operativa sul mercato. L’ultimo ceo, Mike Zafirosky, ha dato le dimissioni ad agosto e il consiglio di amministrazione si è ridotto a tre membri (da nove che erano). Ernst & Young ha assunto il ruolo di amministratore da quando, il 14 gennaio, Nortel ha intrapreso la procedura di protezione dai creditori.

28 Settembre 2009