Facebook: il "referendum" sulla privacy va a vuoto

PRIVACY

Appena 688.000 iscritti si sono espressi sui cambiamenti di policy introdotti dal social network e finiti nel mirino dell'Authority irlandese che rappresenta gli utenti europei. Un quorum troppo esiguo, sostiene Fb, per cambiare le regole. Ma non è detto che il regolatore chiuda il caso

di Luciana Maci

Facebook ha ottenuto solo 668.872 voti attraverso il referendum indetto a inizio dicembre per chiedere direttamente ai propri utenti se abbandonare o meno il meccanismo attraverso cui i membri  possono esprimere il loro parere su eventuali cambiamenti della sua governance. Del totale dei voti espressi, l’88% era favorevole a mantenere gli attuali meccanismi democratici per tutte quelle eventuali modifiche allo “Statement of Rights and Responsibilities” (Srr) o più in generale alle policies in materia di raccolta e trattamento dei dati personali.

La partecipazione alla consultazione online è risultata comunque una goccia nel mare perché i voti erano del tutto insufficienti rispetto al quorum fissato dallo stesso social network. Facebook aveva infatti preannunciato che avrebbe mantenuto in vita il “diritto di voto” sulle modifiche alla policy se avesse votato oltre il 30% del suo miliardo circa di membri in tutto il mondo, ovvero 300 milioni.

Il referendum, al quale ovviamente si poteva partecipare online attraverso un apposito link interno a Facebook, è durato sette giorni ed è terminato alle 15.00 di ieri (ora di New York).

Per comunicare l’evento, la corporation aveva spedito un’apposita notifica a tutto il miliardo di utenti, spiegando cosa stava accadendo e come procedere per partecipare alla consultazione.

Bisognerà vedere adesso come procederà il gigante fondato da Mark Zuckerberg: sulla scia del referendum “fallito” potrebbe andare avanti  come preannunciato, ovvero eliminare la possibilità per gli utenti di esprimere il proprio parere sui cambiamenti di governance del network. Ma occorre capire anche come reagirà l’ufficio dell’Irish Data Protection Commissioner (Dpc), organismo regolatorio per la privacy in Irlanda, che il 23 novembre scorso aveva chiesto “chiarimenti urgenti” a Facebook dopo che il social network aveva proposto cambiamenti nella governance e nelle privacy policies del sito, tra cui le politiche di uso dei dati e la sua dichiarazione di diritti e responsabilità.

Il Dpc -  che oltre a essere responsabile della protezione dei dati in Irlanda si occupa anche della tutela dei dati degli utenti di Fb nella Ue perché il quartier generale internazionale della corporation è a Dublino – si era proposto di “valutare se i cambiamenti proposti richiedono uno specifico consenso da parte degli utenti della Ue”. La mossa di Facebook, che ha avviato il referendum tra gli utenti, sembra essere stata una risposta alle osservazioni dell’organismo regolatorio. Ma anche due grandi organismi statunitensi impegnati per la tutela della privacy,  Electronic Privacy Information Center (Epic) e Center for Digital Democracy (Cdd), avevano chiesto a Facebook - dopo le proteste dell'authority irlandese - di bloccare gli annunciati cambiamenti nella governance e nelle privacy policies.

Critiche sono arrivate anche dagli utenti direttamente sulla pagina Facebook adibita a spiegare il funzionamento del referendum. Alcuni hanno postato commenti uguali l’uno all’altro (sorta di testo standard gestito attraverso il copia-e-incolla) in cui specificano di “non autorizzare l’uso dei dati personali” da parte di Fb, se non previo “consenso scritto a mano tutte le volte, senza alcuna eccezione”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 11 Dicembre 2012

TAG: Facebook, mark Zuckerberg, Irish data Protection Commissioner, Dpc, Electronic Privacy Information Center, Epic, Center for Digital Democracy, Cdd

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