HP nel guado, addio ai pc?

L'AZIENDA

Il ceo Meg Whitman di fronte alla stessa sfida costata il posto ad Apotheker. Cloud, sicurezza e big data gli assi nella manica per i prossimi 12 mesi

di Antonio Dini

Il rischio per le telco è di diventare fornitori di servizio senza valore aggiunto ossia fornitori di commodity a basso prezzo a fronte di investimenti molto elevati necessari per  mantenere e potenziare infrastrutture e dotazioni tecnologiche. “È qui che noi pensiamo di offrire un servizio che consenta di differenziarsi e migliorare la soddisfazione dei clienti, addirittura di introdurre nuovi modelli di business”, spiega Paul Miller, vicepresidente a capo della strategia marketing di HP. Nuovi servizi, una strategia ad hoc e prodotti inediti come i micro-server “software defined” del progetto Moonshot.
Il colosso guidato da Meg Whitman e una capitalizzazione di mercato di 28,3 miliardi di dollari è in difficoltà. E sta affrontando una sfida complessa: nel settore dei prodotti consumer e in quello dei prodotti e servizi per le aziende cerca di trovare un approccio al mercato che le consenta di riguadagnare lo smalto del passato, nonostante il momento di crisi economica. Ambiti come la consumerizzazione, il mobile computing, il cloud computing e i big data sono alcune delle leve sulle quali la HP di Meg Whitman, al timone dell’azienda da un anno, gioca la sua partita.
Il rischio è di dover vendere la divisione pc (proprio la mossa che era costata il posto al predecessore Leo Apotheker), come deducibile da una richiesta di valutazione degli asset dell’azienda per un’ipotetica vendita, depositata alla Sec ai primi di gennaio di quest’anno.

Tuttavia, sostiene Meg Whitman, sono i singoli mercati verticali quelli in cui si giocano le partite risolutive. L’azienda può contate su alcuni punti di forza: “Siamo il terzo più grande produttore di software al mondo e abbiamo prodotti al primo o al secondo posto in tutti i mercati in cui siamo presenti”, sottolinea il ceo. Cloud, sicurezza e big data i tre ambiti nei quali Whitman prevede che nei prossimi dodici mesi l’azienda possa generare le migliori opportunità sfruttando la lunga serie di acquisizioni strategiche degli ultimi cinque anni (oltre 31 miliardi spesi) nonché la ricerca dei laboratori HP e la capacità di fornire software, hardware e servizi. Oltre all’effetto leva di Windows 8, su cui HP scommette pesantemente a livello consumer e aziende.
“Il nostro business è vendere software per operatori di telefonia mobile e adesso nel settore delle aziende per l’intrattenimento”, ha spiegato Jeff Edlun, Cto Communications e Media solutions in occasione dell’evento Hp Discover di Francoforte. Il settore ha fortemente bisogno di novità e la crisi finanziaria a livello mondiale sta rallentando gli investimenti. Una delle attività che HP vede crescere in maniera contro-tendenziale, è l’utilizzo di servizi cloud sempre più sofisticati come le soluzioni ibride o quelle di cloud pubblico in cui la capacità di realizzare ambienti ad alta sicurezza e con livelli di qualità del servizio elevati sia la chiave della proposizione verso il mercato. “Nei prossimi mesi - annuncia Edlun - lavoreremo per portare alle telco, soprattutto quelle del settore mobile, soluzioni che consentano loro di differenziarsi, di creare nuovi modelli di business grazie ai software analitici applicati ai big data. Per molte aziende del settore si è già invertito il tradizionale modello di business: adesso provano una soluzione in hosting e, se funziona, investono realizzandola nei loro data center”.


Per riuscire a capitalizzare gli ingenti investimenti (un miliardo all’anno in R&D) HP confida di poter anche cavalcare la consumerizzazione con la vendita nel mercato aziendale dei tablet ElitePad 900. Ma i riflettori sono puntati sui nuovi, piccolissimi server “Moonshot”, basati su processore Atom S1200 (Intel) e che verrano seguiti in futuro dai Gemini. L’obiettivo è realizzare server di dimensioni ridottissime a basso consumo per utilizzi definiti sulla base del tipo di software da usare. Un approccio inedito che HP spera possa consentirle di mantenere il giro d’affari della sua linea attualmente di maggior successo: l’Enterprise computing group che ha prodotto vendite per 20 miliardi di dollari ed è un polmone di cash per un’azienda con quasi 350mila dipendenti al mondo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 21 Gennaio 2013

TAG: hp, meg whitman, leo apotheker

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