Protezione dati, reti a prova di cybercrime

PUNTI DI VISTA

Brenna (Cefriel): "Serve una policy che vada oltre il perimetro aziendale. Fondamentale la formazione degli utenti"

di Raoul Brenna, Information Security Specialist del Cefriel

Si tratta di organizzazioni finalizzate a realizzare profitti attraverso attacchi informatici, con gerarchie di comando che ripercorrono le logiche mafiose e super boss ai vertici che controllano e gestiscono il business delegando la gestione del territorio, avvalendosi di esperti informatici per superare i sistemi di sicurezza più sofisticati. Fino ad arrivare ai cosiddetti “muli” incaricati di correre rischi nel mondo reale, come per esempio, usare una carta di credito clonata per prelevare contante allo sportello o addirittura acquistare merce in un negozio.
Quello del cybercrime è un mondo variegato che può colpire tutti: dagli utenti privati alle imprese e tra le stesse imprese, non solo banche e infrastrutture critiche del Paese (come telecomunicazioni, sanità, trasporti, etc.), ma anche quelle aziende che possono rappresentare un hub per una grandissima quantità di informazioni atta a essere monetizzata nonché le piccole realtà imprenditoriali magari all’avanguardia in qualche nicchia di mercato.
Ma per essere ben costruiti, gli attacchi informatici spesso richiedono uno studio preliminare del bersaglio. In tal senso, i social network rappresentano l’ultima frontiera per recuperare una serie di dati e attuare attacchi di successo. Accedendo a linkedin o twitter, per esempio, gli attaccanti possono selezionare uno specifico individuo, che ricopre un ruolo in una qualche organizzazione d’interesse, ricostruire le sue relazioni professionali o private, intuire facilmente il suo indirizzo di posta elettronica aziendale e inviargli una mail di phishing fortemente mirata, magari col nome di un amico e facendo riferimento a una conversazione avvenuta sui social.
Difficile sospettare e sottrarsi a questo tipo di attacco estremamente contestualizzato e, una volta infettata la postazione, l’attaccante ha sotto il suo controllo una testa di ponte all’interno del perimetro aziendale.
Obiettivo? Non solo trovare una via di accesso ai conti bancari dell’azienda che tradizionalmente sono più consistenti dei conti privati, ma anche trafugare informazioni di business o segreti industriali da rivendere, causare malfunzionamenti o disservizi o ricattare l’azienda, minacciando malfunzionamenti o disservizi.
 

Cosa fare per difendersi? Le aziende si preoccupano di proteggere il perimetro aziendale, dando per scontato che l’interno sia invulnerabile. Invece è fondamentale segmentare le reti all’interno, profilandone i diversi livelli di accesso, in modo da proteggere al meglio il patrimonio di dati aziendali; ed è comunque necessario predisporre a guardia della rete delle sonde che, in caso di  attacchi rilevati, siano in grado di disconnettere il sistema o, qualora si voglia perseguire un approccio più morbido per non interrompere il business, siano in grado di dare l’allarme.
Infine, perché questi accorgimenti tecnologici siano efficaci, è essenziale un monitoraggio costante degli eventi che permetta di rilevare eventuali anomalie, come traffici sospetti e inusuali da postazioni utenti verso i server, abuso di determinati protocolli, tentativi ripetuti di autenticazione ai sistemi provenienti da postazioni utente, tentativi a tappeto di scansioni verso i servizi esposti su determinati sistemi.
Da non sottovalutare il tema della consapevolizzazione degli utenti, che non vuol dire vietare ai propri dipendenti o collaboratori di fare determinate cose, come a esempio, accedere alla propria posta personale dal Pc dell’ufficio, bensì indirizzare le persone verso una serie di comportamenti esemplari e prudenti che aiutino a preservare o, quanto meno, a non compromettere la sicurezza aziendale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 24 Febbraio 2013

TAG: raoul brenna cefriel, cybercrime

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