Hard&Soft, il modello a stelle e strisce

L'INCHIESTA

I colossi Usa si stanno muovendo in direzione dell’integrazione. Ibm ha fatto storia; lungimiranti le acquisizioni di Oracle. In campo anche Google e Amazon

di Antonio Dini

Quando Oracle, il colosso del software fondato da Larry Ellison, ad aprile 2009 annunciò che stava acquisendo Sun Microsystems per 7,4 miliardi di dollari, la mossa suscitò perplessità. Non per Sun, che era in crisi e aveva già tentato di farsi acquistare da Ibm l’anno prima. Oracle aveva una lunga storia di costose acquisizioni nel settore del software aziendale, ma Sun aveva anche tecnologie di base (come Java e Nfs) e soprattutto un ampio business hardware tra thin client, workstation e server. Come scrissero tra gli altri Peter Tribble e Ben Rockwood, “temiamo non ci siano né spazio né piani per l’hardware dentro Oracle”. E invece la strategia si sta rivelando lungimirante. Oracle si è aperta una via nel mondo dell’integrazione verticale. Lo stesso mondo dove adesso stanno convergendo gli altri big americani.


A partire da Ibm, che ha fatto dell’integrazione verticale tra hardware, software e servizi la sua bandiera da decenni, arrivando a giocare la carta dei sistemi integrati Pure, che uniscono sotto un unico cappello software i sottostistemi hardware server, storage e networking. Anche Hp ha fatto crescere le sue attività dagli anni di Carly Fiorina sino a comprendere tutti gli aspetti del business consumer e aziendale, producendo di tutto: dal software alle stampanti e ai pc, dai tablet ai server fino ai sistemi di telepresenza dal costo di milioni di dollari. Leo Apotheker ha perso il posto da ceo quando ha annunciato che voleva dismettere la linea pc. Adesso è la volta di pezzi grossi come Dell. L’azienda texana dopo aver allargato il suo business negli anni Novanta e Duemila dal settore dei pc a quello dei server e storage aziendale, negli ultimi due anni ha accelerato nelle acquisizioni di tecnologia e talenti per costruirsi una divisione software enteprise del valore di un miliardo di dollari.
Talenti consolidati nella convergenza sono aziende come Emc, che ha un giro d’affari mondiale da più di 20 miliardi di dollari e vende indifferentemente hardware, software e servizi. Colossi nel settore della sicurezza informatica come Symantec, Kaspersky e Trend Micro, hanno un piccolo piede nell’hardware perché forniscono ai loro clienti aziendali “appliance”, cioè apparecchi da aggiungere nei data center ai server dei clienti per automatizzare le attività di monitoraggio e filtro dei contenuti. Invece se ne tiene lontana, almeno per adesso, Adobe, che non ha annunciato progetti per la convergenza hardware-software.

Su un altro fronte sono sulla strada della convergenza anche i grandi della rete: Google sta corteggiando sempre più da vicino il mondo dell’hardware e ha iniziato a commercializzare un pc, il Pixel, oltre agli occhiali (intelligenti in versione beta), ma soprattutto siede sopra una montagna di brevetti e tecnologie tramite Motorola, che fanno pensare come sempre più probabile una linea di tablet e smartphone. Amazon ha da tempo imbracciato la via dell’hardware e anche Microsoft ha sposato la strada che appare come frontalmente contraria al suo modello di business. L’azienda, sulla premessa che il valore sta soprattutto nel software, ha aperto timidamente prima una divisione per accessori pc (mouse e tastiere), poi la divisione giochi con la prima e la seconda generazione della console Xbox che, dopo anni di perdite miliardarie, si è tramutata in una gallina dalle uova d’oro sia per le vendite di giochi sia per le possibilità di cross-marketing nei servizi di rete e social di Xbox Live. Adesso, con le due versioni del tablet Surface, Microsoft entra in competizione con i suoi partner hardware come Acer, Asus, Lenovo e gli altri produttori di pc. Inoltre, Microsoft ha anche annunciato un investimento miliardario in Dell, che il fondatore Michael Dell vuole de-listare dal mercato americano per motivi fiscali e strategici, ipotecando la fedeltà del grande produttore di hardware alle sue tecnologie. E in effetti Dell è una delle aziende più aggressive nel presentare tablet e ultrabook touch per il nuovo Windows 8. Infine, uno dei top manager di Microsoft, Stephen Elop, nel 2010 è diventato ceo di Nokia, stringendo un accordo molto forte per l’utilizzo praticamente in esclusiva nell’uso del sistema operativo di Microsoft.

Mancano ancora molte tessere del puzzle digitale perché la convergenza tra hardware, software e servizi delle aziende americane sia completa. Poche centinaia di chilometri più a nord, l’azienda canadese ex-Rim divenuta oggi Blackberry, come il suo prodotto di punta che è un esempio di integrazione verticale completa dal server al client, resiste l’idea di vendere la sua divisione hardware e dedicarsi solo allo sviluppo del sistema operativo su licenza. Dopotutto, come ha detto una volta l’ex ceo Mike Lazaridis, “il valore dell’integrazione è superiore a quello delle singole parti”.           

©RIPRODUZIONE RISERVATA 20 Marzo 2013

TAG: HARDWARE SOFTWARE INTEGRAZIONE, IBM, GOOGLE, AMAZON, ORACLE, MICROSOFT, HP, EMC, ADOBE

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