HP, gli azionisti: "Prima il business, poi il ricambio del management"

IL CASO

Rieletti per un soffio il presidente Ray Lane e i due direttori John Hammergren e G. Kennedy Thompson "sotto accusa" per l'acquisizione di Autonomy. Gli investitori insoddisfatti, ma per ora la priorità è la crescita

di Federica Meta

Gli investitori di HP guardano con fiducia al futuro nonostante le difficoltà in cui versa l’azienda e nonostante la rielezione di un board sotto attacco per "l'affaire" Autonomy. Gli azionisti, per bocca di David Steinberg di DLS Capital, hanno fatto sapere che “ora la società non può permettersi interruzioni, bisogna andare avanti col business”. A fargli eco Peter Langerman, amministratore delegato del fondi Mutual Series, che si è detto sicuro che “il rimpasto nel top management ci sarà, ma ora la priorità è la crescita”.

La scorsa settimana HP ha rieletto il board, confermando i precedenti componenti anche se per un soffio. Il presidente, Ray Lane, ha ottenuto solo il 59% del sostegno, mentre i due direttori responsabili per il comitato di sorveglianza, John Hammergren e G. Kennedy Thompson, hanno ricevuto maggioranze ancora più sottili.

La loro impopolarità è legata soprattutto alla gestione dell’acquisizione di Autonomy. Lo scorso 20 novembre Hp decise di svalutare per 8,8 miliardi di dollari Autonomy, acquistata l’anno precedente per 11,1 miliardi di dollari, a seguito di un'indagine interna che aveva portato alla luce “gravi irregolarità contabili, mancanza di trasparenza e vere e proprie contraffazioni” dei dati finanziari della società di software.

Nei giorni precedenti la rielezione del board l’Institutional Shareholder Services (Iss), una delle principali proxy firm del mondo, aveva raccomandato agli shareholder di Hewlett Packard di non votare contro la rielezione del presidente del consiglio di amministrazione, per via del loro ruolo proprio nell’acquisizione, nel 2011, della controllata britannica Autonomy Corporation Plc.

 “Gli sviluppi sul caso Autonomy potranno proseguire anche nei prossimi mesi – scrivevano i responsabili di Iss in un report – ma intanto è chiaro che il processo di due diligence avvenuto all’epoca non era efficace”. Secondo la proxy firm, Lane, Hammergreen e Thompson “hanno le responsabilità maggiori per un fallimento che ha avuto costi molto elevati”.

Il mese scorso un consulente di un sindacato di pensionati aveva detto che avrebbe lottato contro la rielezione di Hammergreen e Thompson.

Oltre all’affaire Autonomy, che ha scatenato molte critiche e polemiche, l’anno fiscale 2012 di HP è stato caratterizzato dal crollo dei profitti e dall'annuncio di un massiccio piano di ristrutturazione. Come conseguenza sono stati tagliati i compensi di alcuni alti dirigenti e dello stesso amministratore delegato Meg Whitman.



 

©RIPRODUZIONE RISERVATA 25 Marzo 2013

TAG: hp, meg whitman, John Hammergren, G. Kennedy Thompson, ray lane

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