E-book, un market per l'usato digitale

EDITORIA

Il nodo diritto d’autore torna al centro della scena con la doppia operazione Apple e Amazon. In campo nuovi sistemi per controllare il baratto di beni in formato elettronico. Ma la mossa fa tremare i produttori di contenuti

di Patrizia Licata

Prestare o rivendere un libro di carta è facile. Un e-book praticamente impossibile. Questo perché quando schiacciate il tasto “compra” su un sito o un market place, in realtà state solo acquisendo la licenza d’uso. Nessun “prestito” o “rivendita” è più  possibile. E neanche il passaggio ereditario: come ha dimostrato il caso di Bruce Willis (impossibilitato a lasciare in eredità ai figli la sua sterminata collezione di brani regolarmente acquistati su iTunes), quello che scatta tra l’acquirente e il proprietario è solo un contratto per l’utilizzo personale dell’“oggetto” digitale.
Una limitazione che periodicamente riporta alla luce i nodi che si addensano sull’enorme rompicapo del diritto d’autore nell’era digitale. L’ultimo “caso” arriva dalla sentenza emessa da un tribunale  di New York che stoppa una start up (Redigi) che ha creato un sistema con cui si possono comprare e vendere canzoni di iTunes: secondo la corte sono stati violate le norme sul copyright.

Sullo stesso fronte si sono già mosse Apple e Amazon. Hanno sviluppato tecnologie che permettono ai consumatori di accedere a mercati di scambio o rivendita di articoli in forma digitale, ma regolati dai due colossi hi-tech. A fine gennaio Amazon ha depositato un brevetto che le permette di creare una “borsa” dei beni digitali. Questa tecnologia farebbe in modo che il libro (o film o canzone) acquistato sia conservato in un “magazzino dati” personale del cliente. Se questi lo vuole vendere o dare ad altri, il contenuto automaticamente si cancella dal suo magazzino e passa in quello del nuovo utente. Non è chiaro se il sistema richiederà il permesso degli editori né se e quando Amazon lo renderà operativo (ma presumibilmente tratterrà una commissione su ogni transazione): in ogni caso l’operazione viene vista come una minaccia all’industria dei contenuti digitali, che teme la svalutazione dei propri prodotti.
Apple, a sua volta, ha depositato una richiesta di brevetto presso lo Us Patent and Trademark Office: un sistema con cui gli utenti possono vendere o regalare e-book, musica, film e software ad altri non tramite riproduzione del contenuto ma trasferendone il file. Così solo un utente alla volta avrebbe la copia dell’opera in questione.

Sono notizie che bastano a mettere in agitazione il mercato. Certamente esiste un problema obiettivo: le vendite di e-book e simili sono equiparate a delle licenze, per questo oggi i consumatori non possono cedere i beni elettronici; se si consente il prestito, produttori e rivenditori temono una riproduzione infinita del contenuto mentre è ancora in possesso del legittimo proprietario, e i due sistemi messi a punto da Amazon e Apple cercano di apportare una soluzione. Tuttavia, se Amazon e Apple creeranno dei mercati di scambio per i beni digitali, il valore dei contenuti potrebbe crollare: 13 anni fa Amazon ha cominciato a vendere libri usati e oggi i prezzi arrivano anche a un solo centesimo di dollaro. Gli editori e gli autori tremano.

“Abbiamo la tecnologia che consente la rivendita di beni digitali: sarà una rivoluzione epocale”, commenta Bill Rosenblatt, presidente di GiantSteps, società di consulenza tecnologica. Secondo cui, se nell’immediato si produrranno enormi vantaggi per i consumatori, nel lungo termine si potrebbe gravemente ridurre l’incentivo a creare opere o sviluppare software. La Authors Guild americana ha già detto di temere un crollo del prezzo di vendita degli e-book nuovi, se si potranno trovare a prezzi stracciati sul mercato dell’usato nel giro di pochi giorni. Che cosa faranno i consumatori quando non ci saranno più autori e creativi?
Meno drammatiche le biblioteche, che puntano a un allentamento delle restrizioni sul materiale digitale: il 60% dei membri della Association of Research Libraries compra e-book, ma l’utilizzo che può farne è molto limitato e in più non può fare acquisti su iTunes. La Association avverte: “Se le regole non cambiano, non potremo assolvere al compito di una biblioteca: prestare e preservare il patrimonio”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 08 Aprile 2013

TAG: Us Patent and Trademark Office

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