Il cloud è energivoro, l'allarme degli esperti

ECO-WORLD

Uno studio dell'Università di Melbourne indica che le attuali tecnologie di accesso radio (Lte e Wifi) sono inefficienti: il carbon footprint dei servizi cloud in mobilità potrebbe esplodere e superare di gran lunga quello dei data center

di Patrizia Licata

Uno studio della University of Melbourne mette sorprendentemente in relazione le nuove reti Lte e l’efficienza dei servizi Cloud, e non sarebbe un connubio ben riuscito. Secondo i ricercatori australiani, infatti, reti di accesso radio “per loro natura inefficienti dal punto di vista dei consumi energetici” rappresentano la “principale minaccia alla sostenibilità dei servizi Cloud”. 

L’Lte, e anche il Wifi, si avviano a diventare le tecnologie dominanti per l’accesso ai servizi Cloud, ma gli esperti dell’Università di Melbourne si dicono preoccupati perché oggi si tende a ritenere che siano i data center i principali responsabili dei consumi energetici del mondo It, mentre le reti di accesso radio hanno una responsabilità ancora più pesante.

I servizi Cloud sono usati in misura crescente dai consumatori per una serie di attività, dal personal computing ai giochi fino ai contatti social, e naturalmente dalle aziende al posto del tradizionale desktop computing o per potenziare le proprie risorse It. Molti servizi Cloud mobili vengono pubblicizzati con convinzione anche da grandi player hitech, come Apple (iCloud), Microsoft (SkyDrive) e Google (Drive): in ogni caso, si accede ai servizi Cloud di questi provider tramite una connessione mobile. Le reti di accesso wireless si configurano quindi come il “più grande e inefficiente consumatore di energia in ambito Cloud”, sostiene lo studio. 

Entro il 2015, il Cloud mobile consumerà fino 43 terawattore (TWh) di energia, un incremento del 460% rispetto al consumo del 2012 (9,2 TWh). Ciò equivale a un aumento delle emissioni inquinanti: da 6 megatonnellate di CO2 nel 2012 a 30 megatonnellate nel 2015, calcolano gli studiosi; in pratica sarebbe come mettere su strada 4,9 milioni di automobili. Il 90% circa di questo consumo è attribuibile alle tecnologie di accesso alla rete mobile, continua l’Università di Melbourne, mentre i data center rappresentano solo il 9% del consumo di energia del mondo It

Quale la soluzione dunque? Gli stessi ricercatori ammettono che l’accesso wireless al Cloud è utile (infatti già il costituisce il 20% del traffico mobile), perciò non c'è altra scelta che lavorare sulle tecnologie per l’accesso radio rendendole più efficienti sul piano energetico; anzi, l’industria dovrebbe ridefinire il modo in cui “gestisce i dati e progetta l’intera rete globale”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 16 Aprile 2013

TAG: University of Melbourne, Lte, Cloud, Wifi, It, Università di Melbourne, Apple, iCloud, Microsoft, SkyDrive, Google, Drive, CO2

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